3 Words

Silvio Bernelli



La parola come soggetto artistico: è questo il tema della mostra a tre voci 3 Words, ospitata presso la galleria Emme Otto di Roma fino al 6 aprile. Tre gli artisti protagonisti: Nicola Di Caprio, Bartolomeo Migliore e Spider, che all’anagrafe fa Daniele Melani. Tutti e tre italiani, tra i quaranta e cinquant’anni, e soprattutto "artefici di segni non convenzionali seppure tutti e tre agiscano sul terreno della citazione, dei materiali provenienti dal consumo industriale, dagli slogan di massa, da un immaginario pop che riportano però a una propria assoluta dimensione orginale" come scrive Martina Cavallarin nel catalogo della mostra.

La sala d’entrata è riservata alle tele di Bartolomeo Migliore, in cui le parole pur diventando soggetto pittorico non perdono mai il loro legame con il significato originario. Sfondi spesso neri, colori tono su tono, un intervento site specific sotto una tavola circolare: in questi lavori c’è tutta la forza dell’artista torinese. Un’arte della parola nata, come dichiarato proprio dall’artista, osservando il Muro di Berlino, colmo di scritte mille volte cancellate e corrette. Un modo per infondere originalità alla declinazione europea di una pratica artistica che viene più facile collegare al graffitismo newyorkese anni Settanta e, nel decennio successivo, alla meteora Basquiat: tra i pochi artisti della storia a riuscire a morire giovanissimo, ma anche ricco e famoso.

Nelle opere di Migliore c’è anche tutta una sempre rinnovata fiducia nel gesto pittorico e nella concezione di un’arte fatta di soli pennelli e immaginazione, lontana dalle imposizioni tecnologiche e accumulatorie di molte moderne installazioni.

Casertano trapiantato a Milano, Nicola Di Caprio mette in scena alcuni dei suoi curiosi dorsetti di cd taglia extralarge. Grandi quanto un uomo, stuzzicano l’attenzione dello spettatore lavorando sullo spaesamento e sullo spiazzamento, mettendo in gioco un rapporto fantastico tra dimensioni. Interessanti anche i collage realizzati con pezzi di copertine di vecchi Lp in vinile, dove la parole ritagliate creano bizzarri cruciverba non sense che alludono e strizzano l’occhio ai ricordi legati proprio al feticcio-disco: un modo per dire quanto anche la nostra memoria tenda a fare confusione tra una suggestione e l’altra.

Appena un po’ giovane di Migliore e Di Caprio, il fiorentino, ma pesarese d’adozione, Spider espone grandi tavole in legno, che scava e intaglia. Su questi supporti lavorati dipinge non solo parole, ma anche figure che utilizzano un linguaggio iconico, spesso anche ironico, tratto dal fumetto o dalla pubblicità.

Nelle sue opere sembra leggersi una grande libertà tematica e contenutistica, tipica dell’artista poco incline a farsi condizionare, foss’anche dalla sua visione del mondo. Le opere di Spider, spesso di formato medio-grande e molto colorate, sembrano avere come soggetto assoluto la libertà d’espressione, il concetto stesso di essere dell’artista. Una chiusura ideale per una mostra che riesce a fare il punto su una tendenza interessante dell’arte italiana, consigliata a chi desidera interrogarsi sul legame tra significante e significato della parola.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica arte il 24 marzo 2009