Che fare? Stralci dalla rivista

Andrea Tarabbia



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Sostiene Marchesini che il nostro percepirci imperfetti è, oltre che platonico, anche una sorta di auto-incomprensione biologica: quella che noi chiamiamo imperfezione è in realtà «esorbitante presenza di prestazioni ibride e gran numero di organi e pattern comportamentali cooptati da altre funzioni a causa dei feedback culturali»; vale a dire che noi consideriamo imperfetto ciò che è in realtà un principio di apertura al mondo esterno, una (a volte involontaria) possibilità di accostamento e ibridazione costanti che sono la cifra bio-antropologica dell’uomo e, insieme, il nerbo del volume di Marchesini:

«L’umanità si è riempita (o è riempita) di strumenti, animali, simboli, macchine al punto che oggi spogliando l’uomo di tutto ciò sarebbe impossibile ritrovare in lui un pizzico di umanità. La protesi tecnologica determina cioè una sorta di esternalizzazione di funzione che permette di concentrare la pressione selettiva al di fuori del corpo per quanto concerne la funzione, all’interno del corpo per quanto concerne la capacità di ibridarsi con strumenti sempre più complessi e di perfezionare le funzioni ibride, quelle che emergono dal processo di meticciamento».

Il problema non è, dunque, quello di creare un sistema culturale che «perfezioni» biologicamente l’uomo; il sistema culturale va visto altresì come incarnato nella virtualità (intesa come potenzialità) biologica. Post-human è insomma un imponente saggio contro l’autoreferenza di specie: l’uomo è, in definitiva, la specie "anti-autarchica" per definizione, lo è nelle sue strutture biologiche, nei suoi tessuti e soprattutto – nonostante quello che professa – nei suoi apparati culturali. Sono infatti gli animali, semmai, ad avere relazioni di tipo intraspecifico, mentre la referenza del mammifero-uomo è sempre eteroclita: «Lo strumento e l’animale (…) forzano il sistema uomo a non chiudersi narcisisticamente all’interno della specie, ma a realizzare uno stato di non-equilibrio conoscitivo che rende l’uomo partecipe dell’universo». La cultura è un’espressione della natura, e l’eteroreferenza, anziché porsi come un principio che allontana l’uomo dalla natura e dal diverso, è in realtà il motore dell’avvicinamento con il non-umano.

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Continua su Il primo amore 5 – Che fare?, Effigie, Milano 2009, pp. 240, € 15








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica annunci il 20 marzo 2009