Vanni Santoni su FiLett

Sergio Nelli



Da qualche anno a Firenze gli scrittori si incontrano, si conoscono, fanno delle cose insieme. Io che vivo in questa città non avevo mai respirato un clima simile. Da quando è iniziata questa cosa, il movimento di cui ho intravisto i primi passi, ho sempre pensato che ci fosse il tuo zampino e naturalmente quello di amici a te vicini come Gregorio Magini, Gabriele Merlini, Alessandro Raveggi... All’inizio, mi sembra, è stata più una cosa tra di voi, una cosa legata all’amicizia e a iniziative che sorgevano da vostre ideazioni come il lavoro ai tuoi Personaggi precari e la Scrittura Industriale Collettiva, ma poi la vostra presenza in città, il vostro modo di vivere l’interesse e l’impegno letterario en plein air hanno intercettato un bisogno di condivisione... Come si è formata questa rete che ora si è anche organizzata e si è dato un nome, Firenze delle letterature o FiLett? Ci fai un po’ di storia?

Credo che la definizione di una rete informale sia quella più corretta. Il gruppo di “Firenze delle letterature”, in effetti, esiste solo quando agisce, e ha una composizione variabile, che può andare dalle centinaia di nomi – inclusi praticamente tutti gli scrittori fiorentini e toscani – che hanno partecipato alla campagna contro il “Festival dell’Inedito”, al gruppo più ristretto che ha coordinato le operazioni del microfestival “Torino una sega”. Come entità, FiLett si è formata proprio nella battaglia, poi vinta, contro quello pseudo-festival, che mirava a speculare sugli esordienti (cosa che in una città priva di eventi letterari di largo respiro era ancor più odiosa), ma in realtà la cosiddetta “scena” ruotava già intorno a gruppi o sottogruppi relativamente invisibili ma attivi. Quando cominciai a scrivere, nel 2004, mi unii alla rivista Mostro, che era nata intorno a esperienze di occupazione e autogestione come il Bandone e l’Elettropiù, e della quale facevano parte lo stesso Gregorio Magini e altri due membri di FiLett, Francesco D’Isa e Matteo Salimbeni; nel 2005 cominciai a scrivere anche sul Slipperypond, che era diretta da Gabriele Merlini e aveva fra i suoi membri gente che oggi, pure, figura in FiLett come Ammannati e Raveggi; successivamente, potremmo dire da una “costola concettuale” di Mostro, nacque, per opera di un trio di ragazzi lucani, un’altra rivista, Collettivomensa, sulle cui pagine hanno poi pubblicato anche gli stessi veterani; allo stesso modo eravamo in contatto tramite Marco Simonelli e Francesca Matteoni con il giro dei poeti toscani, tramite il progetto Scrittura Industriale Collettiva avevamo lavorato con intellettuali che già operavano in zona come eFFe o Dimitri Chimenti, grazie ai nostri libri avevamo conosciuto critici come Raoul Bruni e Diego Bertelli, le battaglie “etiche” nell’editoria ci avevano messo in contatto con Carolina Cutolo, Federico Di Vita, Christian Raimo... Insomma, esistevano dei piccoli poli di aggregazione i cui membri nel frattempo hanno continuato a scrivere e pubblicare, hanno stretto alleanze e amicizie con altri scrittori, e poi, quando si sono ritrovati a dover fare una battaglia, si sono scoperti forti, noti e in grado di scatenare un discreto putiferio a livello nazionale. Il punto sommitale del percorso di quella rete che fa capo a FiLett è stato comunque Torino una sega, un evento a budget zero e interamente autogestito che nelle sue tre edizioni ha portato migliaia di persone – c’è chi ha parlato di “rave letterario” – in un bar per leggere i propri testi e quelli altrui, ampliando il giro sia ad altri scrittori toscani già noti come Francesco Recami, Alberto Prunetti o Valerio Aiolli che a molti giovanissimi non ancora pubblicati, e soprattutto dimostrando che in realtà per la letteratura c’è ancora un interesse enorme, tutto sta in come la si fa e come la si presenta.

Va bene. Una rete informale che raccoglie gruppi e individualità. Persone e sensibilità molto diverse, poeti, esordienti, scrittori di diverse generazioni. Che possono fare insieme? C’è secondo te un rapporto con le istituzioni cittadine, per esempio con l’assessorato alla cultura? Quali i programmi nell’immediato, oltre alle divertenti cene sotto la porta San Frediano, da Sabatino, e alle vostre nottate al Caffè Notte a scrivere?

Da quando il gruppo ha mostrato i muscoli ci sono stati alcuni incontri con l’assessorato, ma sempre nell’ottica di azioni di intervento specifico, innanzi tutto contro il patrocinio comunale al Festival dell’Inedito, che infatti venne ritirato. A parte questo, le istituzioni cittadine, a differenza della cittadinanza, si sono mostrate abbastanza sorde rispetto a un fatto, la coagulazione di un gruppo di scrittori letti e ascoltati anche a livello nazionale, che non accadeva da un secolo, e che dunque, al di là dei giudizi di valore, può senz’altro dirsi straordinario. Per quanto riguarda i singoli scrittori, ognuno sta seguendo la propria strada individuale: non ci sono manifesti di poetica comune, ma spesso i percorsi si incrociano, basti pensare alla raccolta Selezione Naturale curata da Merlini, praticamente uno "showcase" della scena fiorentina, a quella Toscani Maledetti curata da Raoul Bruni, che amplia il discorso a tutta la Toscana, in questo momento essa pure fertilissima a livello letterario, allo speciale che la rivista autoprodotta Riot Van, altra realtà aggregatasi intorno a FiLett, ha dedicato a Torino una sega e ai suoi scrittori, o ancora al progetto SIC mio e di Magini e al suo romanzo In territorio nemico, tra i cui 115 autori figurano svariati membri di FiLett.

Questa nuova aria che tira in città tu come la vivi? Quali sono i momenti e le cose di questo periodo (che ormai dura da anni) che ti hanno colpito, eventi a parte?

Alla fine, al di là del piacere che dà il condividere una passione, quello che mi interessa veramente, a Firenze e altrove, è la letteratura – i testi, insomma. Avendo cominciato a scrivere in una rivista autoprodotta che oltre al ruzzo si dava obiettivi letterari alti, a volte magari addirittura irraggiungibili, ho avuto chiara fin da subito l’importanza del confronto con altri che praticano seriamente la scrittura. Un valore che si articola su più livelli: per chi ha cominciato da poco ovviamente è importantissimo potersi confrontare con chi la pratica a livello più professionale, ma anche per chi è già a un livello avanzato è importante il confronto tra pari, e tanti più sono costoro, tanto meglio sarà per tutti. Dunque anche i neofiti, in un gruppo aperto e attivo, sono risorse potenziali per i veterani: quando Collettivomensa, che inizialmente era una fanzine tutta arrabattata, venne fuori con un numero anche più bello di quelli di Mostro che facevamo noi, io mi commossi, così come oggi mi dà gran soddisfazione distribuire quel Riot Van “speciale Torino una sega”, dove ai nomi più noti della scena fiorentina si affiancano quelli di ragazzi che proprio a TUS hanno trovato il loro primo palcoscenico. Per rispondere alla domanda – lo dico senza retorica, giuro – i momenti importanti sono tutti quelli in cui ho visto venir fuori un testo decente da dove prima ne uscivano di brutti, un testo buono da dove prima ne uscivano di decenti, uno eccellente da dove prima ne uscivano di buoni.

Sì, di sicuro interessa la letteratura e il confronto. Ma non solo. Personalmente poi la conoscenza diretta degli scrittori mi stimola una curiosità più forte per i loro libri e, se l’idea condivisa è pulita, fare le cose in amicizia (se c’è stima) dà più soddisfazione. Trovare intorno a te gente più premurosa non fa male a nessuno. Naturalmente dobbiamo fare attenzione ai rischi della disponibilità, e della disponibilità selettiva. Abbiamo detto che FiLett è una rete informale e che non ci sono manifesti comuni, tuttavia ci sono cose che bollono in pentola propiziate da questa riunione. Faccio l’esempio dell’adozione da parte delle biblioteche cittadine di uno scrittore che individuerà un percorso da proporre. Che cosa si può fare, magari pensando anche a posture diverse rispetto a quelle che vedono lo scrittore sempre a leggere o a presentare libri?

Iniziative come quella che prevede l’"adozione" degli scrittori da parte delle varie biblioteche cittadine sono, credo, un segno che almeno in alcuni rappresentanti delle istituzioni c’è stato un riconoscimento dell’esistenza di questo gruppo. Ritengo tuttavia che si dovrebbe, e potrebbe, fare molto di più: con una rete del genere a disposizione, la città potrebbe facilmente mettere su eventi di portata nazionale a un costo relativamente ridotto. In ogni caso, per quanto mi riguarda, credo che gli scrittori – ben prima di organizzare, leggere o presentare – debbano scrivere: per questo vedrei bene programmi di residenze e borse di studio per scrittori, scrittori ai quali noi di FiLett potremmo fornire un contesto di riferimento in città, ma forse in Italia cose come queste non possono che rimanere sognate.

Tu cosa stai facendo in questo momento? E dopo Personaggi precari (non ho capito perché la riedizione di pochi mesi fa non abbia presentato tutto il pacchetto che sarebbe stato un bel mattone? perché non fare un’integrale?), Gli interessi in comune e Se fossi fuoco arderei Firenze, leggeremo ancora qualcosa della nostra città?

I Personaggi precari da poco uscito per Voland non è esattamente una riedizione: anche se ha lo stesso titolo di quello del 2007, si tratta di un libro quasi completamente nuovo: contiene solo una ventina di personaggi tratti dal primo, messi soprattutto per continuità, ma il resto è tutto materiale prodotto tra il 2008 e il 2012. Come giustamente dici, gli archivi del progetto sono sterminati – di “personaggi” ne ho scritti svariate migliaia – ma alla fine ho preferito fare un libro piccolo e concentrato, piuttosto che estensivo. Forse un libro di frammenti non può proprio permettersi, strutturalmente, di andare per le lunghe, ma c’entra anche il fatto che alcuni temi, o forme, ricorrevano, il che andava benissimo quando il progetto appariva online e chi lo leggeva lo faceva in modo più distribuito nel tempo, ma in volume tali “ritorni” tematici avrebbero funzionato meno, così in tutti quei casi ho scelto la declinazione più efficace, omettendo tutti i “personaggi” che per forma o contenuto potevano apparire troppo simili ad altri. Data la vastità degli archivi, non escludo che tra qualche lustro non si possa inventare un volume nuovo e diverso, ma dato che da quando questo libro è entrato in lavorazione ho smesso di scrivere i “personaggi”, forse questo indica che il progetto è giunto al suo compimento ultimo, e mi sembra che i riscontri che sta ricevendo lo confermino. Tra l’altro se dovessi pensare a una riedizione, prima di tornare a Personaggi precari cercherei senz’altro di ripubblicare Gli interessi in comune, che continua a essere molto richiesto ma purtroppo ormai irreperibile. Per rispondere alla seconda parte della domanda, in questo momento sto lavorando in parallelo al secondo volume di Terra ignota e a un nuovo Contromano Laterza, che dovrebbe intitolarsi Il muro di casse e uscire il prossimo autunno o inverno: sarà un saggio in forma di romanzo (ma molto più romanzo che saggio, come del resto era Se fossi fuoco arderei Firenze) sulla storia dei free party. Il “ritorno a Firenze” avverrà più in là, col prossimo romanzo lungo che sto scrivendo, il quale però avrà anche altri epicentri, tra cui Roma, Stoccolma e le Americhe: i testi che ho letto a Torino una sega vengono da lì, ma il libro è a uno stadio troppo embrionale per parlarne, credo.








pubblicato da s.nelli nella rubrica a voce il 3 marzo 2014