Che fare? Stralci dalla rivista

Carla Benedetti



[...] Il dominio collettivo sulle menti

La Nota per la soppressione dei partiti politici fu scritta da Simone Weil nel 1943, poco prima della morte, nello stesso periodo in cui prese forma anche il saggio L’enracinement. In italiano il titolo è stato modificato nel più roboante Manifesto per la soppressione dei partiti politici (Castelvecchi), che falsa un po’ la postura di chi scrive, come se si trattasse di uno dei tanti proclami avanguardistici, paradossali e irrealizzabili. Invece è una riflessione intensa e profonda sopra un male che mina le collettività umane, e su un possibile modo per curarlo. Un «che fare?» fervido e creativo.

Il male di cui stiamo parlando viene innanzitutto enunciato dalla Weil in riferimento ai partiti:

«I partiti sono organismi costituiti pubblicamente, ufficialmente in modo da uccidere nelle anime il senso della verità e della giustizia».

Ma man mano che l’argomentazione si esplica si capisce che ciò di cui si sta parlando è una logica che si estende ben al di là della sfera dei partiti e che «ha contaminato tutta la vita mentale della nostra epoca». Si tratta di una forma di pressione collettiva sui singoli esseri pensanti che tocca anche la cultura, e la Weil ne vede un esempio persino nelle avanguardie, nel cubismo e nel surrealismo:

«Nell’arte e nella letteratura è ancora più visibile. Cubismo e surrealismo sono stati una sorta di partito. Si era "gidiani" come si era "maurassiani". Per farsi un nome, giova essere circondato da una banda di ammiratori animati da spirito di partito».

Il male di cui stiamo parlando non era mai stato diagnosticato prima. Perciò può anche non essere di immediata comprensione. Non perché la Weil sia oscura, anzi la sua riflessione è di una limpidezza e stringenza esemplari, ma perché non si appoggia a nulla di ovvio, ma mira a aprire un nuovo sguardo su fenomeni che per lo più non appaiono inquietanti. Le sue parole camminano lungo un limite, di prefigurazione e di sogno, e hanno la forza di elevare l’anima di chi legge.

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(continua su "Il primo amore" N. 5)








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica annunci il 16 marzo 2009