Che fare? - Stralci dalla rivista

Maurizio Stella



(...) Il Centro Grandi Ustionati del CTO di Torino venne inaugurato nel 1968 e, grazie alle lungimiranti scelte progettuali ed organizzative, nonché all’impegno del suo primo Direttore, Professor Simone Teich Alasia, e dei suoi collaboratori, si impose all’attenzione nazionale ed internazionale per i validi risultati conseguiti. Nei quaranta anni di vita del Centro, sulla spinta dei progressi delle conoscenze scientifiche, i protocolli diagnostico-terapeutici e l’organizzazione del lavoro si sono affinati, fino a connotarlo come un peculiare reparto speciale chirurgico, dedicato alle ustioni estese e anche ad alcune altre patologie assimilabili, in grado di assicurare terapie intensive e semi-intensive attraverso l’opera di un articolato staff multidisciplinare.
A partire dagli anni ’80 Teich Alasia, convinto sostenitore del progresso scientifico, affiancò al Centro una Fondazione di Ricerca e nel 1999 aprì, insieme al suo successore, Professor Gilberto Magliacani, la Banca della Cute, adeguando dunque la struttura a quella dei migliori esempi esistenti nel mondo; in questi giorni infine sta iniziando un complesso lavoro di ristrutturazione radicale ed ulteriore razionalizzazione degli ambienti di cura.
Ritorniamo però ai limiti delle terapie per i grandi ustionati. A tal proposito bisogna definire in quali condizioni un’ustione è difficile da curare, o, in altre parole, come se ne definisce la gravità. Si deve fare riferimento ad alcuni ben studiati parametri che correlano con il rischio di morte dato dalla malattia: estensione delle ustioni, profondità e sede, età del paziente, precedenti patologie in atto, traumi concomitanti. Di tutti questi parametri quello che è provvisto della maggiore accuratezza prognostica è l’estensione dell’ustione, espressa in percentuale della superficie corporea affetta. È infatti in uso formulare la diagnosi esplicitando l’estensione della superficie interessata, ad esempio «ustione estesa al 35% della superficie corporea». Il concetto, di immediata e facile comprensione, merita un breve approfondimento. La pelle è il tessuto che svolge la funzione di rivestimento e protezione dell’organismo; limite del corpo, essa è mediatore tra l’organismo e il mondo esterno, perché provvista di complesse e raffinate funzioni: di barriera, sensitiva, immunologica, termoregolatrice. Dunque è nozione comune che il danneggiamento della pelle, compromettendone le funzioni, si riverbera sull’organismo intero che, perdendo il suo confine, si indebolisce, particolarmente nella resistenza alle infezioni. Meno noto è che l’ustione determina un riassetto assai complesso dell’equilibrio metabolico e biochimico generale, che si riverbera in senso negativo sullo stato funzionale di tutti gli organi ed apparati: tali conseguenze sistemiche sono state denominate malattia da ustione. È interessante notare che esiste una proporzionalità diretta tra l’estensione delle ustioni, il riassetto metabolico e la disfunzione dei vari organi e apparati. Numerosi studi sono dedicati alla decodificazione dei messaggi che il tessuto danneggiato invia –attraverso il circolo e il sistema nervoso – all’organismo, per determinarne un riarrangiamento funzionale così importante; allo stato attuale molto rimane da scoprire e non sono disponibili terapie capaci di interferire direttamente con questi processi. Non siamo in grado quindi di modificare la risposta sistemica al trauma e quindi di prevenire o attenuare la disfunzione degli organi coinvolti. (...)

Continua su Il primo amore 5 – Che fare?, Effigie, Milano 2009, pp. 240, € 15








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica annunci il 13 marzo 2009