Ritratto di un malato che ci vuole curare

Franco Arminio



Attendevo con ansia l’uscita del libro di Marco Belpoliti sul corpo di Berlusconi e l’attesa non è stata delusa. Ma se all’inizio ho letto con voracità e piacere, man mano che andavo avanti il piacere mi è stato guastato dal pensiero che i politici capiranno ben poco di questo libro. Pensavo che per loro sarebbe utile leggere il Berlusconi di Belpoliti, ma pensavo anche che in fondo si sarebbero annoiati e non sarebbero stati in grado di seguire una scrittura tanto colta.

Leggevo di Berlusconi e pensavo a Cicchitto, a Gasparri, ma pensavo anche a Rutelli e a D’Alema. Pensavo che questa gente non è assolutamente in grado di leggere un libro che spiega Berlusconi facendo ricorso più a Baudrillard che alle tangenti, più a Barthes che a Travaglio.

Il "corpo del capo" è un libro che fa onore alla cultura italiana perché analizza il fenomeno Berlusconi senza ansie preventive di denuncia o compiacimento. È un libro scritto da un intellettuale italiano che ha assorbito il meglio della cultura internazionale. Il lugubre pagliaccio di Acore non trova qui un antiberlusconiano di maniera ma una persona interessata a capire e a farci capire come è stato possibile che un personaggio così poco credibile sia riuscito a conquistare così tanto credito. L’analisi di Belpoliti non va avanti per paradossi, estremismi o colpi di scena. Insomma è condotta con la sobrietà a Berlusconi sconosciuta. È condotta con una cultura che i sedicenti antiberlusconiani non hanno. Viene da pensare a Sciascia, a Calvino, a Pasolini, fusi insieme per l’occasione da Belpoliti, filtrati dal suo illuminismo percettivo, attento più ai dettagli che alle grandi astrazioni. Questo libro fa quello che ogni intellettuale degno di questo nome dovrebbe fare, è un libro che si sottrae alla collusione tra poltiglia mediatica e potere criminale, una collusione che sta stritolando l’Italia risorgimentale e repubblicana, l’Italia che ha elevato a maestri, al posto di Dante e Leopardi, Vespa e Bonolis.

Analizzare il corpo del capo significa analizzare anche il luogo in cui il capo troverà la morte. Il corpo usato per sedurre è inevitabilmente destinato a perire. Berlusconi si dichiara ottimista e sorride, ma in realtà è affetto da una patologia che gli analisti chiamano "narcisismo distruttivo". Fatti suoi, il mondo è pieno di malati, ma il guaio per noi è che lui ha deciso di guarirsi usando un’intera nazione come materiale terapeutico. E così in una sorta di singolare transfert l’Italia si è invaghita di un uomo finendo per scegliere di farsi curare da lui piuttosto che curarlo.

Il libro di Belpoliti non ha bisogno di fare riferimento al lodo Alfano per farci capire in quale scandaloso equivoco siamo caduti. E ci fa capire che per capire la politica oggi bisogna capire soprattutto il narcisismo. Berlusconi è la vetrina di se stesso, è allo stesso tempo un manichino e gli abiti che di volta in volta indossa. Berlusconi è il venditore e la merce e in questo è leader naturale di una società che solo vende e acquista.

Insomma, visto che ormai lui è interdetto come campo di indagine da parte della magistratura, il libro di Belpoliti diventa il nostro pubblico ministero. Non si rivolge con furia all’imputato, ma prova a togliere gli stracci di dosso al manichino. È un’operazione che trasforma un grande critico letterario in un "marginale", ma indispensabile analista politico.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 12 marzo 2009