La mia faccia

Antonio Moresco



Mi capita sempre più spesso di sentire aspre critiche alla mia faccia. Giornalisti che mi chiedono qualche fotografia da inserire nell’impaginazione di un articolo, ma anche fotografi e altri si lamentano così con me: "Ma che faccia seria! Che faccia triste! Dovresti sorridere un po’ di più. Ci vorrebbe una fotografia più allegra. E poi quella barba bianca: ti invecchia moltissimo!" Io rimango sempre un po’ mortificato e un po’ incazzato a sentire questi discorsi. Non so mai cosa rispondere. Adesso -che mi è appena successo di nuovo- ci ho pensato un po’ su e mi è venuta questa risposta:

Care signore e cari signori, non so cosa farci, la mia faccia è questa. E’ vero, la sua espressione è spesso malinconica, ma io sono una persona malinconica. C’è qualcosa di male in questo? E’ proibito essere malinconici? E’ vero, la sua espressione è spesso seria, ma per la semplice ragione che io sono una persona seria. C’è qualcosa di male, qualcosa di proibito anche in questo? Eppure vi assicuro che amo anche ridere. Però se c’è qualcosa da ridere, non a comando di fronte a un fotografo, non per conformismo somatico, per ingannare chi vedrà la mia faccia in fotografia e allora potrà ingannare anche se stesso pensando che va tutto bene e che siamo tutti felici e contenti e che anche gli scrittori sono tutti felici e contenti visto che vanno in giro con la bocca da un orecchio all’altro come quelli che appaiono in televisione e allora anche lui non può che essere felice e contento. Quando vado a vedere uno dei miei amati film demenziali mi sentono ridere da un chilometro di distanza, chi è con me prova imbarazzo perché rido così a crepapelle e tiro pugni contro lo schienale della poltrona davanti e mi arrovescio e mi strangolo e urlo e piango e mi cola il moccio e mi soffio rumorosamente il naso e gesticolo e compio tanti e tali altri gesti da disperato e da soffocato che spesso altre persone in sala alzano la voce per consigliarmi di darmi una calmata. Insomma, rido quando c’è qualcosa da ridere, non quando non c’è niente da ridere. Perché dovrei mostrare i canini a comando quando non c’è niente da ridere e niente da masticare?
In questi anni non c’è molto da ridere, mi pare, e allora perché su giornali e riviste ci sono tutte quelle facce che ridono? Per non far vedere che è tutta una finta, una recita? Per far vedere che loro stanno al gioco? Per non disturbare le pagine pubblicitarie, che pagano l’intero giornale e pretendono che sia tutto a loro immagine e somiglianza?
La mia faccia non è bella, lo so. Non è neppure simpatica, lo so. Però vi assicuro che nel corso del tempo ci sono state alcune signorine e signore che -certo esclusivamente per la loro bontà e generosità- l’hanno trovata di loro gusto, anche se seria e malinconica lo è sempre stata, e sono state gentili e ben disposte con me, e tanto mi basta. Quanto alla barba, la porto da quando ero ragazzo. E’ diventata bianca, col tempo, lo so, e adesso per di più è l’epoca in cui sono in voga le facce lisce come culi pelati. Ma perché, se non ci sono portato, dovrei trasformare anche la mia faccia in un culo pelato?
C’è poi un’altra cosa che mi colpisce nella critica che mi rivolgete, ed è questa: se ci guardiamo attorno, mi pare che anche la maggior parte degli scrittori a me contemporanei -italiani e stranieri- non si sbellichino dalle risa nelle loro fotografie che appaiono sui giornali (accidenti, che facce da allegroni hanno Cormac McCarthy, Don DeLillo, Philip Roth, James Ellroy, Michel Houellebecq…!). E allora perché solo io dovrei avere la faccia allegra?
Se poi allarghiamo ancora di più il campo e ci guardiamo indietro, la cosa è ancora più evidente. Proviamo a passare in rassegna le facce di molti scrittori del passato e ci accorgeremo che tutti o quasi tutti non si sbellicano dalle risa nelle fotografie. I loro volti sono, a seconda dei loro caratteri, seri, naturali, ispirati, assenti, incazzati, alteri, malinconici, assorti, qualcuno ha persino la faccia barbuta e che non sembra un culo pelato, eppure giornali e riviste -bontà loro!- continuano a mettere le loro fotografie senza fare storie. Melville, Emily Dickinson, Baudelaire, Flaubert, Rimbaud, Hugo, Tolstoj, Dostoevskij e, nel secolo appena trascorso, Kafka, Proust, Musil, Virginia Woolf… non li ho mai visti sghignazzare nelle fotografie. E allora perché proprio io dovrei sghignazzare? Perché proprio io dovrei andare in giro come un culo pelato?








pubblicato da a.moresco nella rubrica dal vivo il 5 marzo 2009