Che fare? - Stralci dalla rivista

Piersandro Pallavicini



Un nanometro corrisponde a 10-9 metri, cioè 10-6 millimetri. In forma non esponenziale si dice: un milionesimo di millimetro. Un batterio ha dimensioni di mille nanometri, un virus di circa cento. Una molecola d’acqua è intorno al decimo di nanometro.
È una questione di dimensioni: le nanotecnologie riguardano la capacità di produrre, manipolare, osservare, utilizzare oggetti e dispositivi con dimensioni da uno a cento nanometri. È bastato scendere laggiù dalla biologia o, se si preferisce, salire lassù dalla chimica, per aprire un mondo: migliaia di gruppi di ricerca, migliaia di nuove piccole e medie imprese, decine di migliaia di pubblicazioni scientifiche all’anno, altrettanti brevetti, centinaia e centinaia di milioni di dollari in finanziamenti per la ricerca stanziati annualmente dai governi e investiti dalle imprese. Di nuovo dimensioni, questa volta enormi, perchè queste sono le cifre che danno conto dell’impatto sul mondo scientifico delle nanotecnologie. Le nanotecnologie sono un’onda di piena, un’eruzione vulcanica, un sommovimento tettonico globale come non se ne vedeva da un secolo. Il paragone che mi viene spontaneo fare – quanto a numeri, quanto a entusiasmo, e quanto a rivoluzione dell’immaginario scientifico – è con gli anni frenetici della radioattività e del nucleare all’inizio del ventesimo secolo.
Eppure solo poche centinaia di prodotti nanotecnologici sono utilizzati, oggi, dall’uomo della strada globale. Questo basso impatto sui mercati non è un problema di scarsa applicabilità pratica del nanotech: è una mera questione di tempi. Il tempo d’induzione, quello che trascorre tra lo sviluppo accademico delle basi scientifiche delle grandi rivoluzioni tecnologiche e la loro diffusione pervasiva nel quotidiano, è statisticamente di venti-venticinque anni. È successo per il motore a scoppio e le automobili, è successo per i processi di polimerizzazione e la plastica, è successo per i microprocessori al silicio e l’elettronica. Le gettata delle basi scientifiche nanotecnologiche risale alla seconda metà degli anni Ottanta: è a partire da adesso, allora, che le cose possono davvero cominciare a cambiare.
Come infatti stanno cambiando. Saranno solo poche centinaia, ma i prodotti del nanotech li compriamo già al supermercato, in farmacia, dal concessionario di automobili, dal ferramenta. Solo che non ce ne accorgiamo. E questo perchè le nanotecnologie hanno un impatto dolce e migliorativo. Non portano, per intenderci, plastica in casa al posto del metallo e del legno. Non portano silenziosi calcolatori tascabili al posto di calcolatrici meccaniche a manovella o di immensi Univac che sembrano macchine del Dottor Destino. Rendono invece più funzionale, più economico, di più dolce impatto ambientale, più sano – insomma migliore – ciò che già conosciamo e usiamo: dai vetri delle finestre alle vernici per auto; dalle batterie per gli utensili del bricoleur alle creme solari.
Se la domanda è «le nanotecnologie ci cambieranno la vita?». Io preferisco riformularla così: «basterà migliorare ciò che già abbiamo per salvare il mondo?» (...)

Continua su Il primo amore 5 – Che fare?, Effigie, Milano 2009, pp. 240, € 15








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica annunci il 3 marzo 2009