L’Italia non weimariana

Sergio Baratto



La buona notizia è che Veltroni si è dimesso.

La cattiva è che il problema non è questo o quel segretario, ma il PD in sé. Un partito nato morto, senza un’ombra di coraggio laico, senza sinistra, senza idee, autoreferenziale, lacerato da meschine lotte intestine, dominato da logiche interne di pura gestione del piccolo potere burocratico. La sua classe dirigente (inguardabile) è inamovibile peggio dei culi di pietra del Pcus ai tempi di Brezhnev, le facce gira e rigira sono sempre le stesse. Via Veltroni, chi volete che lo sostituisca? Il nuovo sarebbe Bersani? Ahahahahahahahah.
Non si può resuscitare un morto. Perciò, allo stato attuale, l’unico via praticabile è la costruzione di una cosa totalmente diversa. Un partito come quello socialista spagnolo. Laico, moderato, dignitoso.
Ce la faranno?
Temo di no. Spero di sbagliarmi ma temo di no. A meno che un’improvvisa epidemia selettiva spazzi via in toto l’attuale classe dirigente del PD. In quel caso allora forse forse. Forse.

Quella ancora più cattiva non è una notizia, dato che lo si sapeva da tempo, ed è la mancanza di un’opposizione forte e di sinistra in una fase storica in cui l’Italia - intesa in senso politico e sociale - è sempre più preda di un’involuzione autoritaria e fascistoide.
Non sto a elencare le innumerevoli prove di questo processo involutivo perché sono davanti agli occhi di tutti. Mi limito qui a citare a mo’ d’esempio due episodi di questi giorni, che sembrano sancire definitivamente il ménage à trois tra l’idiozia, l’assurdo e la cattiveria:
in un paese in provincia di Sassari, sabato notte, una spedizione punitiva a casa di tre rumeni pare perché colpevoli di rubare il lavoro alla gente del posto;
a Lampedusa un pescatore del posto picchiato da un poliziotto che l’aveva scambiato per un immigrato clandestino per via della pelle un po’ scura (infatti mi risulta che i siciliani siano generalmente simili ai vichinghi).

Cosa resta? Nulla.
Di Pietro non ha tutti i torti quando dice che il suo è l’unico partito a fare opposizione. Peccato che si tratti di un’opposizione di destra. E poi, Di Pietro non è mica quello che affossò la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova? Non fu quello che portò con sé nel governo di centrosinistra l’entità biologica nota all’anagrafe come De Gregorio?

La fu sinistra radicale? L’orrore combinato con il vuoto.
Partitini ininfluenti, velleitari, vacui, insomma una tristezza.
Poche idee, quasi tutte fuori dalla realtà. Un’incapacità totale di vedere la realtà al di fuori dei loro decrepiti schemi precostituiti.
Conoscevo un ragazzo più o meno della mia età, un militante di Rifondazione. Ci ho parlato qualche volta. Era tutto una chiacchiera insopportabile sugli scazzi tra correnti: l’ernesto contro grassi contro i bertinottiani contro i trockisti ecc. Terrificante. E questo era uno giovane. Chissà quelli vecchi, mi dicevo. Poi ne ho conosciuto uno vecchio: era anche peggio.
E poi mi sono rotto le palle della falce e del martello. E’ finita, compagni, e anche male. Sarebbe ora di prendere atto che il comunismo realizzato ha fatto schifo. Le intenzioni erano buone, l’impalcatura teorica discutibile, gli obiettivi fumosi, i metodi aberranti, i risultati terribili. Sarebbe ora di pensare a qualcosa di completamente nuovo, per dirla con i Monty Python.

Anni fa pensavo che la politica intesa in senso tradizionale, la politica parlamentare e partitica, fosse ormai incapace di sviluppare un’azione radicalmente trasformatrice del reale, e che solo i movimenti sociali dal basso, aggregati in forme nuove di partecipazione, avrebbero potuto - con uno sforzo immane di fantasia e mobilitazione etica e fisica - porsi come forze rivoluzionarie di cambiamento.
Lo penso ancora. Ma manca tutto: i numeri, il coraggio, la voglia di buttare all’aria le proprie sclerosi. E si ha paura, ci si sente pochi e impotenti, le idee nuove faticano a entrare in testa perché sono scomode e difficili e ardite.

*

Nel frattempo, la collettività sembra entrata in una fase di entropia negativa. Le pulsioni peggiori esondano e infrangono gli argini in verità assai fragili della decenza e della civiltà. La destra è oggi culturalmente egemonica. I media sono per lo più controllati, ma non credo più che siano così determinanti nel selezionare, fertilizzare e orientare gli istinti e le opinioni collettive.

"Italia weimariana" è un facile paragone ma sbagliato.
La Repubblica di Weimar, prima che i nazisti calcassero il loro tallone chiodato su ogni cosa, fu anche un’epoca di rigoglio, di sperimentazione in tutti i campi della cultura e perfino nella vita quotidiana. intendo dire che lo spirito di sperimentazione invase il discorso pubblico e informò di sé a un certo punto l’immaginario collettivo dell’intera nazione.
Perciò il paragone non regge: l’Italia si sta trasformando in una democratura plebiscitaria senza aver prodotto un cazzo al di fuori delle minuscole nicchie in cui continuiamo a sopravvivere come soldati giapponesi.

Si comincia a imbroccare con assoluta sistematicità le scelte più idiote, cattive e suicidarie, a prendere sempre e in ogni campo le decisioni più nocive e controproducenti. Ogni scelta sbagliata aumenta di una tacca la velocità con cui il corpo collettivo sta discendendo la china della propria potenza. Ogni decisione sconsiderata infittisce la cecità di chi a ogni livello della vita sociale è chiamato a decidere (che sia il semplice elettore o il ministro degli interni): una cecità che è ottenebramento dell’intelligenza ma anche accecamento della morale. Il corpo collettivo, sempre più in caduta libera, perde la capacità non solo di compiere il bene (uno stato di grazia rarissimo, in verità), ma persino di fare il proprio interesse.
Il suo istinto di conservazione e sopravvivenza viene come intaccato da un processo genetico degenerativo: smette di funzionare a dovere e si rivolge contro di sé; come i sistemi immunitari impazziti si rivoltano contro l’organismo di cui fanno parte, così il corpo collettivo in declino comincia ad essere allergico a sé stesso. A rifiutare sé stesso.
Come nella valanga di tessere del domino, le scelte folli ne generano altre, secondo una escalation moltiplicatoria: un atto scriteriato ne produce due, tre, cento, e così via. La società che è preda di questa decadenza si dibatte, ma ogni suo movimento non fa che accelerare la caduta. Ogni gesto è controproducente.
È, mi pare, quanto ha cominciato a verificarsi nel nostro piccolo e triste paese. Cosa sembra l’Italia di questi anni? Un organismo infermo che cura i propri mali con altri mali e la cui fibra morale sembra essersi irreparabilmente lacerata. Il grumo di cattiveria, paura e infelicità, di paranoia e malessere; l’invecchiamento mentale collettivo, l’inettitudine all’audacia, la totale assenza di vigore e gagliardia. Nessuna apertura, nessuna forza di volontà, nessun colpo di reni. In politica (che non è "il parlamento più i partiti", come si cerca di far credere, ma la gestione della vita sociale, che è campo d’azione di chiunque), ogni volta, da parte di tutti – elettorato, eletti, governi e opposizioni – cecità, bassezza, decisioni scervellate che tutto il corpo sociale pagherà caro.
l’implacabile e algebrica progressione di questo processo degenerativo perverso mi sconvolge.

Oggi l’elettorato, più che altro una specie di versione elaborata del pubblico televisivo che vota da casa l’eliminazione di questo o quel concorrente, preferisce chi fra le altre cose gli fornisce l’illusione di una risposta efficace alla paura. Le risposte della destra sono rozze e mostruose, ma sono pur sempre risposte, ed è perciò assurdo pretendere che preferisca chi invece come la sinistra non fornisce alcuna risposta.

Detto questo, le possibili risposte alternative a quelle abominevoli della destra sono tutte terribilmente complicate (perché è la realtà a essere complicata), e ancor più impegnative. Perciò è difficile pensare che un popolo puerile, approssimativo e superficiale come quello italiano possa mostrarsi così maturo da scegliere la fatica - anche se in quella fatica è racchiusa l’unica vera sua speranza di salvezza.
Quindi si può dire che oggi, come popolo, gli italiani stanno scegliendo l’autodistruzione per pigrizia, disinteresse e stupidità. La soluzione pronta, precotta e incivile della lega o di alemanno fa comodo ora: non importa se avrà conseguenze disastrose nel futuro.

Cosa manca all’Italia intesa come entità collettiva? Midollo, costanza, spirito di sacrificio, serietà, sobrietà.
L’italiano canta e ride di tutto, come diceva Leopardi. E quando si spaventa o perde le staffe (perché è focoso, direbbero gli estimatori; perché è bestiale, dico io) ammazza a caso con cattiveria.

Ho scritto che oggi l’elettorato premia la destra perché gli fornisce l’illusione di una risposta efficace alla paura. Ma non è nemmeno tutto qui. Troppo semplice, troppo assolutorio. È solo una parte del problema. Un’altra, molto meno assolutoria, ha a che fare con il male.
L’elemento originario su cui lavorano le forze negative è una poltiglia che non è ancora odio o paura, perché è ancora materia indifferenziata. È il grumo staminale da cui scaturiscono l’odio e la paura.
Oggi l’elettorato premia la destra anche perché gli fornisce la legittimazione della sua cattiveria.

Ancora.
Oggi, mentre militarizzano il Paese, concludono la conquista della Repubblica e giustiziano lo statuto democratico, mentre l’esplicitazione del desiderio di bruciare gli zingari (o l’auspicio che qualcun altro lo faccia al più presto) è ormai patrimonio comune della cultura orale popolare, e quasi un obbligo verbale nelle conversazioni occasionali, mentre accade tutto questo, dicevo, il conformismo perbenista e bigotto che nei decenni scorsi era stato pubblicamente svergognato al punto da costringerlo a travestirsi da anticonformismo è tornato a essere perfino cool.

*

Il disastro del PD dovrebbe in teoria interessarmi poco o nulla, visto che non sono mai stato un suo elettore né un elettore di alcuno dei partiti che sono confluiti in esso, e data la mia infinita lontananza ideologica. Ma è chiaro che il suo fallimento produce una immensa falla nel già traballante sistema democratico.
Nell’arco degli ultimi due anni, il centrosinistra ha consegnato il paese nelle mani di una destra pericolosa, tendenzialmente antidemocratica e violenta. Questa destra non ha più avversari esterni. Se non implode dall’interno, è destinata a dominare a lungo. Fors’anche per i prossimi decenni.

Io credo nell’inaspettato. Nulla è scritto, magari da qui a un anno qualcosa di assolutamente imprevedibile, assurdo e grandioso ci lascerà a bocca aperta. Ma francamente non si vede ancora nulla all’orizzonte. E la notte è sempre più nera e non vuole finire.








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 18 febbraio 2009