Eva e Adamo

Enrico Piscitelli



E siamo goffi. Incredibilmente, terribilmente (goffi).

Mentre le caccio la lingua in bocca, cercando di trovare i denti e le gengive e le cartilagini della laringe e le ghiandole che secernono la sua saliva e giù giù giù, fino alle corde vocali. Perché la smetta di fare quel verso, quel mugugno sordo che sento mentro mi guardo – ci guardo – dall’alto, appiccicati l’uno all’altra, sudaticci, mentre io m’infilo dentro di lei, e le sue gambe sono stranamente all’insù, irte verso l’alto e io, dall’alto, vedo le palme dei suoi piedi.

Non riesco a concentrarmi – sull’atto in sé. Mi muovo a ritmo. È musica techno: due battute in loop infinito. Unz-unz unz-unz unz-unz.

Unz-unz, mentre guardo il muro bianco che ho davanti agli occhi. E c’è una crepa, una lunga, grande e profonda crepa. Unz-unz: mantengo il mio ritmo. Intercetto voci di altri umanoidi. Da qualche parte, sopra, sotto, di lato. Non riesco a identificarli nello spazio. Lei parla di bambini, sento alcune delle sue parole, sono: di, annullare, autorità, quando, piange. È solo la fine di una frase più lunga. Sento anche lui, ma lui non dice granché; ha una voce profonda e ne usa poca – di voce. "Ma tu xxxx non fai bene".

Mi sfugge del tutto xxxx, ma dev’essere grave, dev’essere importante – o magari è solo tutto il contesto – perché lei schiuma rabbia a comincia a urlare.

Unz-unz. Unz-unz.

Ancora, a ritmo. Due tempi, due battute. Ora le sue gambe – le sue ginocchia – sono ben piantate per terra. Io non guardo lei, lei non guarda me. Ché è goffa anche lei, mica solo io. Lo siamo.

Guardo la crepa, nel muro, e mi sembra stia crescendo: è sempre più grande, e sempre più grossa. Comincio a sentirmi minacciato: quella grossa ferita ingurgiterà tutto il mio corpo, si farà penetrare e io resterò all’interno del muro. Non è questo il modo in cui devo morire. Almeno: non qui, non con lei. Unz-unz. Unz-unz.

Il sangue satura i miei corpi cavernosi, tutta quella roba spugnosa s’è impregnata di globuli rossi e bianchi, ma non posso perdere il ritmo. Non è abbastanza, non è sufficiente. E allora penso ad altro. La memoria, sì: non ho memoria delle cose. Non è il mio punto forte, la memoria; ma non è neanche per questo, non dipende dall’attitudine, è che la memoria dev’essere condivisa. La memoria è collettiva. I ricordi necessitano confronto, riscontro. I fatti sono alternati, e alterati, e alteranti. È per questo che si fanno i figli, che ci-si-sposa, per avere dei punti fermi, per ricordare il fottutto passato, per associare fatti e date. Per avere dei punti da collegare, quelli giusti, ché sennò si fa un gran casino e si mischiano i ricordi e le cose, e le persone.

Unz-unz. Ascolto il mio tempo tornare quello giusto, senza apici, senza picco. E allora continuo: la memoria, sì, la memoria. Quante cose ho visto, quante immagini, quanti suoni, quante parole? Quanto è mio, e quanto non lo è? Prodotti, oggetti, stratificati, che mi sommergono. Quanti libri ho letto, e quanti ho solo sfogliato?

Nella stanza di sopra, o di sotto, o di lato, non parlano più. Chiudo gli occhi e impegno i miei sensi nella ricerca spaziale dei suoni. Intercetto il rumore del materasso e della rete metallica. Ora sì, lo sento. Si muove come la sua voce, è profondo. Ha placato l’ira di lei, e la monta, preciso: è un metronomo, ha un altro ritmo. Fa uunz e uunz e uunz e uunz e uunz.

Uunz. Uunz. Uunz. Uunz. Uunz. Cambia il mio ritmo. Le stiamo scopando insieme, io e lui. Ora tutto quadra. Ora tut-to qua-dra. Ora tut-to qua-dra. Ora tut-to qua-dra. Ora tut-to qua-dra. Ora tut-to qua-dra. Ora.

Sì: smonto facce e mutande, e culi; sono dio e scambio occhi e allungo gambe, e schiaffeggio l’interno delle cosce di tutte le donne che sono al mondo. Tutte. Mentre di là, lui fa sbattere il letto contro il muro, potente e preciso. Ed è mio padre che monta mia madre, di là, nell’altra stanza, ed è mia nonna, la madre di mia madre, che si fa sbattere, con la testa contro il muro, da mio nonno. Ed è Adamo che ingroppa Eva – Eva che fa la preziosa, perché è l’unica donna, e lui la prende per i capelli e le dice: Troia. Troia, guarda come ti scopo ora. Ed Eva dice sì sì sì: scopami.

No no no, invece. Non va bene. Troppo presto, e ho perso il ritmo. Unz-unz. Unz-unz. Techno. Techno, cazzo. Inganno. Devo ingannare la mia prostata. Brrr, le mille bolle blu, mille bolle blu che danzano su grappoli di nuvole, e un giorno io saprò di essere un piccolo pensiero nella più grande immensita-a-a-à, arriva la bomba che scoppia e rimbomba, si tratta di me, ah ah, dài reggiti forte che spacco le porte, un sogno così non ritorna mai più mi dipingevo la faccia e le mani di blu, chi ha crisi interiori chi suda il salario chi cerca amuleti chi lotta chi vuole l’aumento. Arriva la bomba ha crisi interiore e suda il salario, blu le mille porte blu, nel cielo infinito scoppia e rimbomba cerca amuleti per essere un piccolo pensiero e l’immensità e vuole l’aumento. Unz-unz.

L’aumento. L-au men-to. L-au men-to. L-au men-to.

Ma non funziona, li sento ancora: Adamo Eva mia nonna mio nonno. Mio padre e mia madre mentre scopano per crearmi, io che nasco da lì e accelero il mio ritmo, accelero. Accelero. Veloce ripasso in rassegna tutto e tutti. Veloce ricordo le facce di tutto. Veloce ripenso agli intervalli a scuola e allo zabaione a casa e a mia madre che, con la forchetta, monta l’albume, alle case che ho vissuto o solo visto, ai mobili uno per uno, credenze, settimanali, letti, comodini, comò, tavoli, scrivanie. Veloce ripenso alle città che ho vissuto o solo visto, alle vie, alle piazze, ai palazzi, alle merde per strada, ai cani al guinzaglio; così veloce – oh sì – così veloce.

Ed eccomi, è tempo, tempo d’un orgasmo cosmico collettivo, io e Eva, mio padre e mia nonna, e mio nonno e lui e lei e mia madre, tutti urliamo.

Poi, nel silenzio, qualcuno singhiozza. E non so più chi sia.

Enrico Piscitelli ha gli anni di Cristo. È di Trani. Di lavoro fa l’editor. Ha deciso di lavorare con editori piccoli e pieni di coraggio. È povero. Ha scritto Manuale di fisica per giovani scrittori. È spesso su MilanoRomaTrani (url: http://milanoromatrani.wordpress.com), blog collettivo che racconta l’amore e la rivoluzione negli Anni Zero.








pubblicato da s.nelli nella rubrica racconti il 14 febbraio 2009