Ordinario e lirico

Luca Cristiano



Un movimento che impedisca la remissione
non è difficile come sembra
ti asciugherai anche tu come noi abbiamo già fatto
potrei doverti spiegare la necessità
di questa sigaretta sospesa dentro
l’equilibrio di un misero avambraccio troppo
teso
essere felici
spesso significa
riuscire quasi a credere
che il nostro sorriso danzi sulla bocca degli altri
dopo che ce ne siamo andati.

***

Portami fuori da questo
intreccio di corridoi e bestie dove
fioriscono numeri e musica.

***

La mia parte d’anima da motociclista

I progetti rossi dei minorenni
sfioriscono come fogli dimenticati
sul pavimento di un cesso
la sfinge non sarà interrogata
l’unicorno crepa di afta epizootica
come una vacca qualsiasi
e quel tizio continua a carpire i tuoi
occhi,
amore mio
(sei bellissima)
tutte le volte che sono stato duro e fico
era per esaltazione
o perché ero schiantato
o pazzo
o esausto fin dentro le ossa.

***

Il semplice dato di fatto
è che sei più aggraziata dei gatti
e spesso nemmeno te ne rendi conto
la linea dei tuoi zigomi mentre dormi
è la strafottuta alba
che solo il mio sguardo consuma
è come avere un’allucinazione
una minuscola poltiglia di luce
nelle linee che richiudi attorno a te
non puoi avere idea
di cosa sia il tuo corpo minuscolo
velato nel respiro che si sente appena
perché non sarai mai tu
a chiudere le braccia
attorno a te stessa.

***

I classici non muoiono mai

Opale e ametista
non c’è niente da fare
te ne sei andata
senza salutare
corallo e stronzi di cane per strada
uccelli migratori
pesciolini disposti
in architetture di difesa
te le nei andata
ma che cazzo
mi rasserenano le fantasie di suicidio
mi rodono lo stomaco
schegge di topazio
tagliato sbilenco
al pensiero di qualche testa di cazzo
che ti passa un braccio intorno ai fianchi
che si fa vedere in giro con te
falciare prati
guidare autobus
dichiarare guerra
opale e ametista
corallo…
signore bianche
offrono mani da baciare
uomini distrutti dal dolore
scorreggiano su poltrone scucite
dico
cazzo
dico
dovresti stare con me
questa notte.

***

Io sono stanco. E sono vero di cuore.
Tu sei stanca. E sei vera di cuore.

Voialtri avete riposato bene, eh?
Pezzi di merda che non siete altro.

***

Scoprii me stesso in te
ed è ordinario e lirico
ti vidi lanciare una saponetta
che percorse lo spazio glorioso della nostra
camera d’albergo
sorrisi
la presi al volo
e attesi che tutto quanto mi fosse tolto.

***

Ogni mia azione comunicativa
è un gesto di difesa
e il mio silenzio
non è diverso dalle mani all’inguine
dei calciatori che in barriera
si parano i coglioni.

***

Resoconti dettagliati
da angoli di coscienza
disciplinatamente tenuti in luce
per quanto possibile
s’intende
per quanto possibile
arrivano
per quanto possibile
s’intende
per quanto possibile
invariabilmente
non richiesti
per

quanto

possibile

s’intende

per

quanto

possibile.

***

Voltare molto lentamente la testa
e sistemarsi una ciocca di capelli
le donne che portano gonne larghe
profumano l’aria di sesso dissolto
muoiono una dopo l’altra
cadendo dalle biciclette.

I bambini crollano sulle ginocchia lisce
perdono tutti sangue dal naso.

***

Sono io a lanciare i razzi nell’ampolla
rettale del mondo
sono io che strappo clitoridi
recido giugulari
succhio anime innocenti chinando la testa sui
passeggini
saccheggio ogni possibile innocenza
ho il cazzo
altro che storie.

***

Abbraccio la ragazza da dietro
e le premo il cazzo mezzo duro
sul culone sodo
senza alcuna soddisfazione
niente di niente per te
niente per nessuno
un uomo è un uomo è un uomo è

***

Il desiderio celato di morire nel sonno
il saporaccio che hai in bocca al risveglio
fumato troppe sigarette ieri sera
funi abbandonate nelle soffitte del mondo
bambini stretti a orsetti di peluche
cravatte e cappi al collo e giacche
firmate
mutande sporche
il tuo amante
un dolore leggero a un fianco
non è niente
il desiderio celato di morire nel sonno
servizi igienici luridi
autogrill
il brillante assolo di chitarra alla fine del concerto
mentre io pensavo a tutt’altro.

***

Cristallo dopo cristallo dopo cristallo
t’industri a fare scintille di te stesso

fino a che ti svegli morto perché sapevi da sempre
che
questi sono meno di niente e dov’è che lo hai
già sentito dire?

***

E’ che
non ho
forza
ma
solo slanci
poderosi.








pubblicato da a.moresco nella rubrica poesia il 10 febbraio 2014