La distrazione

Andrea Inglese



Da La distrazione (Sossella, 2008).

di Andrea Inglese

Quello che si vede, poco,
è sempre di nuovo sotto gli occhi,
come ripetendosi, ma non è
lo stesso, non tornerà mai
così, radente, evasivo,
come ora, non sarà quindi
mai visto, anche se
ci metterai anni a leggerlo,
anni per capirlo
qualunque cosa fosse,
anche solo da vicino,
in prossimità, un labbro,
i solchi della pelle, un’iride,

quando quel che si vede
scivola sotto la visione
e morde silenzioso
o sfiora, tutta la mente
è invasa, lo sguardo fitto,
gremito di traiettorie colorate,
i caratteri cubitali, i simboli
nitidi: animali, montagne
a cono, alberi di ginepro,
remi, scafo, o solo un sacco
di plastica lacerato
da cui filtra un suolo impossibile
senza luce o spazio, una fossa
forse, se poi uno
a forza di lanciare sguardi
avanti, finisse fossile
a camminare fermo
nel niente

*

Senza più zampe visibili, rasoterra,
come un rettile, si muove appena
il piccione ferito, l’auto che esce
quasi lo finisce, ma invece
passa solo la coda
sotto il pneumatico.

Rimane vivo per l’ultimo spettacolo:
il guardiano lo prende per un’ala,

lo butta nell’aiola-circo. Lenti,
padroni di se stessi,
nella loro placida crudezza,
due corvi se lo posizionano con cura
sotto i becchi, e scattano a turno
in direzione degli occhi.

*

Non hai confinato la tua mente al frammento,
al pezzo separato, al detrito d’immagine
posto come campo assoluto, sommario
di mondo.
Vedi che la pietra
apparente del reale, la città nostra
filmata, contiene una segreta lotta
di viventi, fatiche per stringere l’entrata
della luce, ferimenti per aprire...

E il monumento del visibile: il morente
chiamato al microfono, tirato in piedi
sulla sabbia, sotto un’ombra organizzata,
è tagliato via dai suoi torturatori,
apparsi altrove, in altre ore, dentro camicie
fresche di lavaggio e stiratura,
usando penne su fogli e non uncini
su carni disarmate.

*

Dove muro prato maceria si confondono
anche la bocca del malato, tutta aperta,
assomiglia a un inizio. Dove curva la strada,
ti attende sulla poltrona sfondata,
lui ha buone notizie, e ti consola
mostrandoti la piaga sullo stinco.

www.lucasossella.it








pubblicato da g.fuschini nella rubrica poesia il 11 febbraio 2009