La tempesta

Teo Lorini



Arriverà al Senato, convocato con la massima urgenza, il decreto legge che Napolitano ha respinto e che il Governo, non lesinando critiche all’operato del presidente della Repubblica, ha prontamente trasformato in disegno di legge, per bloccare la sospensione di idratazione e alimentazione. «In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa sul fine vita», così il testo del decreto. Sono almeno gli tre aspetti che si compenetrano e che interagiscono in questa nuova tappa della questione-Englaro.

Il primo, più inquietante nella prospettiva dei mesi a venire, è quello che un’opposizione responsabile avrebbe dovuto tenere presente dal 1994, l’anno della celebre «discesa in campo» del Cavaliere. Il presidente Napolitano, respingendo il decreto, non fa che ottemperare al dettato costituzionale, ma non ci vogliono capacità profetiche né particolare lungimiranza politica per comprendere come quest’atto abbia elevata possibilità di diventare il casus belli che Berlusconi cercava per schierare le sue divisioni mediatiche contro il Colle e mettere in cantiere una riforma della Costituzione da approvare a colpi di consultazioni popolari. È inutile sottolineare ora la "potenza di fuoco" della macchina mediatica al servizio di Berlusconi, ma non si può tacere il fatto che il pericolo di una deriva plebiscitaria era in gioco dal primo momento in cui il proprietario di una fetta enorme dell’informazione -ulteriormente ampliata tramite l’occupazione e il controllo della TV pubblica- ha deciso, in sprezzo alle leggi e ai conflitti di interessi, di entrare direttamente nell’agone politico. Di questo rischio, che non solo per chi scrive era lapalissiano già nel 1994, le forze oggi all’opposizione si sono disinteressate, sminuendone la portata o facendone merce di scambio per costruirsi una legittimazione con le briciole che cadono dalla tavola dello scià dell’informazione: è il caso del pastrocchio della Bicamerale gestito da Massimo d’Alema nel 1997-98 o della mossa con cui Walter Veltroni ha di fatto restituito a un Berlusconi in agonia politica il ruolo di leadership nel centrodestra invitando lui e solo lui a un peraltro infruttuoso colloquio nel gennaio 2008.
Politici come questi portano la responsabilità della svolta autoritaria che si intravede all’orizzonte e che è stata ripetutamente ignorata in maniera cinica, con l’occhio puntato alle proprie rendite di posizione, pronti a sedersi al tavolo per contrattare minimi vantaggi. Come quelli che Veltroni pensa di ricavare dallo sbarramento del 4% alle prossime elezioni europee o dalla riforma della giustizia che di fatto imbavaglia i magistrati, arriva in un momento in cui il PD è alle prese con numerosi problemi legali e dimostra che il centrosinistra ha ormai sposato la linea dei suoi avversari e preferisce difendersi dai processi, non nei processi, anziché cogliere l’occasione per un repulisti quanto mai necessario.

Non si può inoltre fare a meno di riconoscere la resa completa delle istituzioni che in una democrazia dovrebbero -almeno in questo caso! almeno sulle normative che riguardano la vita degli esseri umani!- rappresentare la totalità dei cittadini, al Diktat della Chiesa cattolica, accorsa infatti a fare i complimenti al governo e a esprimere riprovazione verso il presidente della Repubblica. A proposito di occupazione dei media, verrebbe voglia di contare le volte che, nel fiume di liquami che la televisione sta espellendo nelle case degli italiani, qualcuno dei conduttori soi-disant imparziali ha usato il termine "ingerenza" o formulato la semplice considerazione che la Chiesa cattolica non rappresenta affatto l’insieme dei cittadini italiani il quale è sfaccettato, come ognuno sa, in diverse altre confessioni e comprende anzi al suo interno, come ciascuno può verificare mettendo il naso ogni domenica nelle chiese sempre più diserte, una vasta componente di agnosticismo de facto o esplicitamente dichiarato.
La pressione esercitata dal Vaticano sul Governo (e con ottimi esiti) è un atto di ingerenza veemente, di brutale imposizione ed è semplicemente assurdo che a ribadire questa lampante evidenza rimangano sempre e soltanto i soliti esponenti di un laicismo da supermercato (da Alba Parietti a Piergiorgio Odifreddi), invitati alla stregua di originali e controcorrente a tutti i costi, e non di rado compiaciuti a loro volta della capacità con cui si sono ritagliati le proprie confortevoli nicchie.
Davvero non ha alcun problema l’informazione che contrappone le urla di una showgirl a quelle di una ex-pinup ora deputata (e nipote del peggior dittatore della storia italiana recente)? Nessuno trova strano che il Vaticano esprima pagelle di gradimento al servilismo di un’intera classe politica? O che mentre si consuma un dramma umano lacerante gli schermi televisivi rigurgitino di ultras cattolici più papisti del papa che aggiungono strazio a strazio, cantilenando la stessa litania che arriva a elencare o inventare le funzioni che il povero corpo di Eluana ancora conserva? Ho letto ieri con raccapriccio la frase di un prete che affermava di averla vista girare la testa per guardare chi la chiamava per nome, per non parlare delle dichiarazioni aberranti di chi dice che quel corpo fragile, martoriato e spossessato potrebbe concepire e partorire un figlio, gli stessi che propongono nello stesso tempo di schedare e magari sottrarre ai genitori i figli di altri deboli, di altri indifesi.
Davvero in questo Paese non esiste una generazione di intellettuali capaci di dire una parola lucida, articolata e radicale su quello che si sta consumando in questi anni e in questi giorni al di sopra e al di fuori di ogni controllo dei cittadini italiani? Ma no. È meglio, molto meglio far passare gli enormi sommovimenti etici, spirituali, filosofici innescati da questa vicenda nel tritatutto omogeneizzante dove questa immensa partita sulla vita, sulla dignità, sul libero arbitrio è amalgamata e ridotta a una pappina rassicurante, a un balletto di facce note e posizioni precostituite.

E infine, a proposito di posizioni, resta da menzionare un dato ineludibile. Comunque si debba concludere la vicenda della famiglia Englaro, va dato loro atto della volontà di non nascondersi dietro il silenzio in cui si sono concluse e si concludono tuttavia migliaia, milioni di vicende come questa, in bilico sulla soglia numinosa tra l’esistenza nel turbine biologico e il Mistero di ciò che sta subito dopo, a un millimetro e un millisecondo di distanza. Il problema è ora pubblico, crea scandalo, in senso etimologico.

E la risposta è terrificante.

Il disegno di legge sul testamento che, incalzato da questo inciampo, il centrodestra sta finalmente elaborando prevede l’ennesimo arroccamento: in sintesi, il testamento biologico che verrà portato all’attenzione del parlamento include la possibilità di rifiutare l’accanimento terapeutico, ma esclude da tale fattispecie l’alimentazione e l’idratazione forzata, togliendo alle persone, a ciascuno dei cittadini italiani la possibilità di prendere in considerazione questa eventualità e rifiutarla esplicitamente. Siamo di fronte all’ennesima sottrazione di dignità e della volontà ultima delle persone sulla loro vita. Così formulata, tale dottrina si conforma ai dettami del Cattolicesimo odierno, cioè di una fra le molte e mutevoli declinazioni di una singola fra le innumerevoli religioni e ritualità inventate che sempre hanno accompagnato e sorretto lo sguardo e l’immaginazione umana sull’altra parte del limite biologico che attende ciascuno di noi. Il problema qui non è più (o non è solo) quello di imporre per legge una prospettiva fondata su criteri di trascendenza che non tutti possono o sono chiamati a condividere, ma è più esteso ancora e attiene alla organicità di una visione complessiva che si assume ora in modo definitivo i caratteri di ciò che il poeta ha chiamato "la turpe cospirazione contro la vita".

Di tutta l’infinita potenza spirituale e numinosa del messaggio cristiano, la Chiesa odierna su questo si attesta, a questo si riduce e si immiserisce: il controllo delle manifestazioni vitali e corporee dell’uomo. Nascita, sessualità, morte. Tutta la partita si gioca su questi momenti. Tutto ciò che attiene al sogno dell’uomo, alle sue aspirazioni, alla potenzialità e al rischio di creare un via diversa, un mondo migliore, è sacrificato su questo altare. L’unica possibile sottrazione a questi confini, si tratti della scienza che dà la vita, di un’interruzione di gravidanza, della possibilità di vivere la propria affettività nella luce del sole e con pari diritti e opportunità, di sospendere le cure per chi decide di avvalersi del proprio libero arbitrio di fronte alla soglia ultima, l’unica via è e deve restare quella della clandestinità, dell’oscurità, della vergogna o dell’ipocrisia perché qui è la sanzione e qui il limite.

E a questo è chiamato a resistere o ad arrendersi un Paese intero.








pubblicato da t.lorini nella rubrica il miracolo, il mistero e l’autorità il 7 febbraio 2009