Dal diritto alla salute al rovescio della ragione

Nicola Cocco



Esimi Dottori, purtroppo, nonostante gli appelli e le manifestazioni di protesta di una parte importante della comunità medica e associativa del Paese, l’emendamento della Lega che cancella il divieto di segnalazione degli irregolari in cura è passato al Senato (ora il ddl tornerà alla Camera; articolo da Repubblica, che sintetizza anche le altre perle del provvedimento: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/dl-sicurezza/dl-sicurezza/dl-sicurezza.html); questo rischia di essere l’inizio di un periodo tremendamente buio per l’Italia repubblicana (e non solo nell’ambito sanitario), fatto di delazioni e discriminazioni e silenzi impotenti. Come mi suggeriva un amico medico appassionato del proprio essere medico, il primo impulso che viene è quello di denunciare all’Ordine chi denuncerà i clandestini, in quanto atto contrario al Codice deontologico (violazione del segreto professionale). Senza contare degli aspetti deleteri per la Sanità Pubblica della prevedibile diminuzione di accessi degli stranieri alle strutture sanitarie, per paura della segnalazione; aspetti di cui i parlamentari sono stati informati a dovere negli scorsi mesi, e della cui ignoranza sono sordi colpevoli; a cui si aggiungono gli aspetti umani e professionali su cui si è espresso fortemente anche il mondo missionario cattolico, attraverso il lavoro della Caritas e gli strali indignati di Famiglia Cristiana. Eppure l’emendamento è passato, e ciò fa calare sui medici e i volontari e tutte le persone coinvolte uno strato denso di amarezza: perché è l’ennesimo atto che mira a far percepire gli "altri" (a noi e a loro stessi) come sempre "più altri", colpevoli della loro condizione esistenziale di "migranti", "extracomunitari", "clandestini", sempre e solo "braccia" utili a seconda delle congiunture economiche, sempre prima e a prescindere dal loro modo di vivere, dalle loro storie e dalle loro aspirazioni. Cala una nebbia di sconforto nei confronti dei meccanismi democratici del nostro Paese, che non riescono ad evitare ingiustizie così palesi (e basti pensare ad un altro tema medico attuale ed eticamente sensibile come il caso Englaro), non solo alle sensibilità individuali, ma anche alle ragioni e ai doveri deontologici professionali. Sconforto nei confronti di una classe politica che non riesce a produrre una voce che si oppongo in maniera forte e autorevole a tali ingiustizie, accogliendo l’indignazione di quella fetta di opinione pubblica e di società civile attive e ancora intatte dal generale istupidimento mediatico e populista. Ma dobbiamo cercare di non cedere allo sconforto. Ecco, credo che ora l’impegno più importante che tocchi a medici, operatori sanitari, studenti e società civile, è restare all’erta, seguire con attenzione le iniziative prese dalle assocazioni attive sul campo (e penso naturalmente alla SIMM, al cui sito sempre rimando per rimanere aggiornati, http://www.simmweb.it/, e che credo darà spazio alla questione nel Consensus di questo fine settimana; ma penso anche a Msf, http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/news.asp?id=1952, all’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI, http://www.asgi.it/index.php ), all’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG, http://www.saluteglobale.it/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1). Credo che dovremo essere pronti ad impegnarci ancora di più in prima persona, nel nostro vissuto locale, anche a Pavia, non solo nel caso di eventuali manifestazioni di protesta e dissenso, ma soprattutto portando avanti l’impegno e la passione della cura e dell’assistenza, ribadendo la necessità di una legislazione sociale che tuteli una frangia debole come quella degli immigrati irregolari (che già c’è, per quanto perfettibile, e che stanno strumentalmente cercando di smantellare), e ne incentivi la regolarizzazione, piuttosto che punirla per il suo peccato originale: cercare un futuro migliore.
Distinti saluti, Nicola Cocco








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica democrazia il 5 febbraio 2009