Non capisco

Andrea Tarabbia



Angela Merkel è l’unico leader politico che ha avuto il coraggio di dire, senza se e senza ma, che il Vaticano deve prendere una posizione netta e inequivocabile sul negazionismo. La Merkel ha detto: "Si tratta di dire in modo netto che non può esserci nessuna negazione della Shoah", e ha aggiunto che le "giustificazioni" addotte dal Vaticano finora sono insufficienti. A me poi, per quanto non sia legato alle ricorrenze, ha fatto un certo effetto che la riabilitazione dei lefebvriani sia avvenuta a ridosso del 27 gennaio – cosa che non sono disposto ad ammettere sia un caso. Nessuno, per inciso (portavoci del Vaticano compresi), si è stupito del fatto che si sia potuto parlare di "giustificazioni": la Chiesa cattolica, che io sappia, non ha mai dovuto giustificare niente, soprattutto in Italia. Semmai ha, con alcuni secoli di margine, chiesto scusa, ma non ha mai ritenuto di dover giustificare niente .

Quello che in realtà non capisco, però, è il cortocircuito cattolico di questi giorni: mentre riabilitano dei negazionisti, sul fronte interno lottano contro il diritto di Eluana alla morte. Stanno dicendo: "La uccidono". Il principio cristiano, per come mi fu spiegato, è molto semplice: "Tu non puoi uccidere né te stesso né gli altri perché la vita non appartiene agli uomini ma a Dio, ed è dunque lui e solo lui che può decidere quando toglierla". Questo però non è valso nel momento in cui si è rispettata la volontà di Giovanni Paolo II ("Lasciatemi andare").

Da nessuna parte, in ogni caso, c’è scritto che devi prolungare le sofferenze dei vivi oltre ogni soglia ragionevole; inoltre, quello che non ho mai capito è: se vale questa mano di Dio costantemente sulla mia testa, se la Chiesa crede nella sua volontà ineluttabile e nella sua onnipotenza sulla vita degli uomini, perché allora non condanna pratiche di alllontanamento dalla morte come la medicina? Perché consente che ci siano delle pratiche, umane e secolari, che tengono gli uomini in vita, ritardando la chiamata di Dio?
Senza la tecnologia, Eluana sarebbe probabilmente morta diciotto anni fa. Il suo corpo è trattenuto qui, gli viene fatta violenza. Chi siamo noi, e chi siete voi, vescovi, per volerla tenere in vita contronatura?

Tutto questo movimento per la vita, questi appelli al mantenimento artificiale del corpo di Eluana non tengono conto del dolore. Nessuno parla della famiglia Englaro come di un gruppo di persone che soffre e non ce la fa più. Dov’è finita la pietà, per lei e per i suoi? L’accanimento terapeutico su Eluana è una forma d’amore o è una questione di potere?
Tutto questo apparato di poltrone e mass media attorno a un corpo è stomachevole, oltre che profondamente antireligioso.

Ma, soprattutto, quello che non mi torna è: come si fa a parlare di rispetto della vita mentre si riabilita chi nega i campi di sterminio?








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica il miracolo, il mistero e l’autorità il 4 febbraio 2009