I cattivi maldestri

Pietro Ancona



L’Onorevole Maroni, Ministro degli Interni, ha detto: «Per contrastare l’immigrazione clandestina e tutto il male che porta - ha aggiunto - non bisogna essere buonisti ma cattivi, bisogna essere determinati ad affermare il rigore della legge». A proposito della cattiveria Einstein disse: «Indubbiamente cattivo è colui che, abusando del proprio ruolo di potere e prestigio, commette ingiustizie e violenza a danno dei suoi simili; infinitamente più cattivo è colui che, pur sapendo dell’ingiustizia subita da un suo simile, tacendo, acconsente a che l’ingiustizia venga commessa». Così descriveva Einstein una delle forme di «cattiveria umana» più conosciuta e radicata nel tempo: l’abuso della posizione di potere di un soggetto nei confronti di un altro.
Il dizionario Hoepli cosi recita alla voce cattiveria: [cat-ti-vè-ria] s.f. (pl. -rie) - 1 Carattere di chi, di ciò che è cattivo - Åa SIN. malvagità, malignità, perfidia - CON. Bontà - 2 Azione, espressione che rivela un animo cattivo: non dovevi fare questa c.; hai detto troppe cattiverie
Il Ministro contrappone la cattiveria al "buonismo" (orribile neologismo entrato nel linguaggio della politica italiana, inventato dai leghisti non lo avevo mai incontrato prima degli ultimi dieci anni) che sarebbe alla fine dannoso agli interessi degli italiani dal momento che un eccesso di bontà, di comprensione e di tolleranza verso gli immigrati alla fine si tradurrebbe in un danno sia nel campo dell’ordine pubblico e della sicurezza sia nel campo propriamente dei rapporti sociali dal momento che il "buonismo" si accompagna sempre al "lassismo" e questo significa che si dà troppo spazio,troppa agibilità a persone che magari poi alla fine di tolgono la casa, l’asilo nido per il bambino, il lavoro. Quindi il Ministro dice che dobbiamo essere cattivi. Bisogna essere determinati nell’affermare il rigore della legge. Se le misure di sicurezza che il Parlamento approva decidono che per gli stranieri clandestini (non sono clandestini ma spesso soltanto sanspapiers) che degli ambulatori sono obbligati a denunziare alla Polizia le persone che sono state curate ma che erano sprovviste di documenti, i medici si debbono attenere rigorosamente a queste disposizioni anche se è contro la loro etica professionale, umana e lo stesso giuramento di Ippocrate. Ci sono state delle manifestazioni contro questa minaccia agitata dai senatori leghisti che già, a detta dei medici e degli infermieri, ha prodotto l’effetto della diminuzione del trenta per cento delle persone che si presentano per essere visitate e curate. In sostanza, si corre il rischia di lasciare tante persone in preda alle loro malattie e questo non è un bene neppure per l’ambiente umano in cui vivono dal momento che potrebbero trasmettere malattie che potrebbero avere spiacevoli conseguenze. Pensate agli ammalati di TBC ed ai tanti focolai di infezione che si potrebbero creare. È stato recentemente scoperto che centinaia di lavoratori rumeni della navalmeccanica genovese erano affetti da tbc, malattia tipica dei popoli poveri che non hanno cibo per nutrirsi a sufficienza per cui diventano preda del terribile bacillo. Tra parentesi, i rumeni erano in nero e venivano pagati meno di tre euro all’ora... La cattiveria di cui parla Maroni è naturalmente non solo un modo duro e disumano di usare la legge ma anche un modo di evaderla, di non tenerne conto. Quando si vuole creare a Lampedusa un centro di immediata espulsione degli immigrati clandestini si fuoriesce dalla legge che non è solo quella che produce il nostro Parlamento controllato dalla destra ma è l’insieme delle normative nazionali, europee ed internazionali. Persone che si presentano perchè scappano da guerre, da carestie, da gravi conflitti etnici hanno titolo ad essere dichiarati "rifugiati".
«Il rifugiato è una persona in pericolo, costretta a fuggire dal proprio Paese per un fondato timore di persecuzione a causa della sua razza, religione, nazionalità, per il gruppo sociale al quale appartiene, per le sue opinioni politiche», secondo la definizione contenuta nella Convenzione di Ginevra del 1951(145 Stati aderenti alla Convenzione di Ginevra del 1951 o al Protocollo del 1967 o ad entrambe).
Il rifugiato non sceglie di spostarsi alla ricerca di migliori opportunità di vita, ma è costretto ad abbandonare la sua casa e a trovare protezione fuori dal proprio Paese. Non mi era mai capitato di sentire un Ministro della repubblica esprimersi piuttosto che in termini giuridici con malanimo dando indicazioni che possono portare a conseguenze spiacevoli. Quando il Ministro che controlla la polizia dice che bisogna essere cattivi può anche succedere che nelle caserme e nei commissariati la gente venga picchiata a sangue come è accaduto con i rom di Verona e con gli stupratori rumeni o con la nigeriana e il ragazzo africano di Parma. Significa che il trattamento che viene riservato nei centri di identificazione ed espulsione può essere durissimo. Significa dare una indicazione politica di incitamento alla discriminazione, al razzismo di diventare persecutori e seviziatori di persone che hanno la sfortuna di essere sprovvisti di documenti.
Intanto è possibile che, dietro tutte le polemiche, gli allarmismi, i proclami, qualcuno faccia buoni affari e che ci sia il classico magna magna italico: mi domando chi gestisce i servizi di ristorazione dei centri in cui sono reclusi gli immigrati, quando spende lo Stato per il vitto di ogni "ospite" e che cosa viene effettivamente dato. Esistono controlli al riguardo o la cattiveria giunge fino al punto di lasciare quasi al digiuno e dare cibo di scarsa scarsissima qualità per il quale però si riscuotono dai capitolati d’appalto fior di quattrini? Sono proprio curioso di sapere come stanno le cose dal momento che, per motivi facilmente comprensibili, la popolazione che affolla i lager è priva di parola. C’è un grande silenzio che nasconde tutto e ci impedisce di sapere la verità.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica democrazia il 4 febbraio 2009