L’Onda primaria ha perso?

Giuseppe Caliceti



Quello che ben pochi media sono riusciti a far capire all’opinione pubblica riguardo la Riformaccia della Scuola Gelmini-Tremonti è la grandezza epocale dei tagli al personale. Il piano programmatico di attuazione dell’art. 64 della legge 133/08, prevede tagli di organico per oltre 130.000 posti. Solo nel prossimo anno scolastico (2009/10) i tagli saranno oltre 67.000 (tra docenti e ATA), in ogni ordine di scuola.

Effettuando una simulazione degli effetti del piano nel 2009/10 applicando i parametri indicati nello stesso e rapportandoli alle situazioni delle singole province, ne emerge un quadro preoccupante: i tagli non risparmiano nessuna provincia e nessun profilo professionale.

Il dato più allarmante è quello relativo al personale precario: già dal settembre 2009 non avrà più un lavoro; 27.000 docenti e 9.000 ATA, che da anni garantiscono il funzionamento delle scuole, non lavoreranno più. Diventeranno più povere le loro famiglie e diventerà più povera la scuola che non potrà contare su risorse nuove perché il piano Tremonti/Gelmini azzera, nei fatti, ogni nuova immissione in ruolo.

Ma i tagli colpiscono anche il personale di ruolo: quasi 10.000 soprannumerari saranno costretti ad essere utilizzati per le supplenze. E questo solo nel 2009. Nei due anni successivi i restanti 75.000 tagli, che cresceranno a dismisura con l’applicazione del maestro unico, espelleranno dalla scuola altre migliaia di supplenti (con pesanti ricadute sulle loro prospettive di lavoro e professionali) e creeranno altri soprannumerari con un devastante effetto sulla qualità della scuola e sulle professionalità dei lavoratori.

È lo smaltellamento violento della scuola pubblica italiana di base. E a breve toccherà alle superiori e all’Università. Se Gelmini in questi mesi aveva il ruolo di rappresentare un diversivo di fronte ai crudi numeri dei tagli, adesso il momento è arrivato.

Le proporzioni del taglio al personale, dicevamo. Si è parlato di 250mila posti di lavoro in meno in tre anni. È inequivocabilmente il più grande taglio – o licenziamento di massa – da quando è sorta la Repubblica Italiana. Di fronte a qualche decina di migliaia di licenziamenti previsti per Alitalia, c’è stata quasi una sommossa sindacale e una battaglia durata mesi. Per quanto riguarda la scuola pubblica italiana, se si eccettua la protesta dell’Onda negli ultimi mesi dell’anno, tutto ora tace.

Le ricadute sull’utenza della scuola – bambini, ragazzi – sono facilmente immaginabili, nonostante le parole rassicuranti di Gelmini e del Governo, che se ne sono fregati della protesta di migliaia e migliaia di docenti e di genitori per continuare tranquillamente per la propria strada annunciata già l’estate scorsa.

Che fare ora? Le parole non servono più. Tranne che a Gelmini che in questo modo può prendere tempo per mettere a punto il meccanismo finale di distruzione della scuola pubblica italiana. Occorrono i fatti, ora. Occorrerebbe un blocco totale degli scrutini. Occorrerebbe la chiusura delle scuole. Con conseguente precettazione dei docenti e conseguenti punizioni. Il corpo docente italiano farà una cosa del genere? Dubito. Anche se fosse in grado di farlo, i sindacati e l’opposizione che hanno sonnecchiato fino a ora, lo sosterrebbero? Non credo fino a quel punto. E comunque, di fronte alla sproporzionata forza mediatica di un governo Berlusconi che non ha e non risolverà mai spontaneamente il suo conflitto di interessi tra politica e informazione, il corpo docente sarebbe capito dai genitori di studenti e alunni? Non credo.

La battaglia tra Onda e Governo è dunque già vinta dal Governo? Sembrerebbe. Ha vinto l’idea di Tremonti che si spendevano troppi soldi per educare e istruire i bambini e i ragazzi italiani. Nonostante l’Italia sia uno dei Paesi europei che investe meno in istruzione, formazione e ricerca. L’Onda primaria ha perso? Sembrerebbe.

Resta la delusione e losgomento di fronte a un sindacato e a una opposizione che, probabilmente, assisterà più o meno passivamente alla soppressione di 250mila posti di lavoro.Proviamo solo a immaginarli. Duecentocinquantamila. Tanti posti di lavoro così, soppressi, in ogni altro settore di lavoro, avrebbero scatenato lo scandalo e la sollevazione generale, – per una riduzione ben minore sulle scuole private, i vescovi italiani e il papa in persona avevano protestato ed erano stati subito ascoltati dal governo – ma se sono posti di lavoro soppressi nella scuola pubblica, tutto va bene. È possibile?








pubblicato da t.scarpa nella rubrica scuola il 2 febbraio 2009