La memoria deve essere un monito

Sergio Baratto



1. Gli antisemiti che si commuovono

Io non amo molto le commemorazioni stabilite per decreto, quale che sia l’oggetto del ricordo, se celebrare la memoria di un evento è solo un modo peloso di recidere ogni legame tra il passato e il presente.
La permanenza del passato nel presente costituisce sempre un problema. Costituisce un problema per i lupi di un tempo, che oggi si nascondono sotto pelli d’agnello e farebbero di tutto per cancellare la memoria delle loro carneficine.
Prendiamo il Giorno della Memoria della Shoah: oggi a chi è al potere e a chi lo serve fa comodo – oltretutto non costa nulla – rigurgitare tre parole lacrimose sullo sterminio degli ebrei (gli zingari, gli omosessuali e i comunisti si possono benissimo dimenticare). Si tratta per lo più di gente che sessant’anni fa avrebbe lavorato alacremente per la Soluzione Finale, scritto sulla Difesa della razza, detto al bar "ebrei di merda bruciate" come oggi dice "zingari di merda bruciate", promulgato o accettato senza drammi le leggi razziali.
Sessant’anni fa gli ebrei bruciarono davvero. Per la verità bruciarono anche gli zingari, gli omosessuali, i comunisti. Bisognerebbe ricordare ai troppi che in questo periodo dànno fiato alle carie che chi evoca i roghi finisce col portare le fascine a chi i roghi li appicca davvero, ma temo che a qualcuno la prospettiva possa persino strappare un sorrisetto di speranza.
A queste canaglie la Shoah serve strumentalmente per rifarsi una verginità dreyfusarda dopo essere state per un secolo e mezzo antidreyfusarde. Serve per mascherare il loro antisemitismo ereditario, sempiterno anche quando, come oggi, assume altre forme e mira ad altre vittime. Puoi camuffarti come vuoi, travestire le parole, crittografare il tuo razzismo, troverai sempre chi ci casca. Ma l’attitudine morale, quella non puoi contraffarla, prima o poi i tuoi riflessi condizionati ti tradiranno.

2. Cosa c’entra Israele?

Non c’entra niente.
Cosa c’entrano gli internati nei campi di sterminio, torturati gasati e cremati nelle gelide pianure polacche con l’esercito israeliano che massacra con il fosforo bianco e le bombe a grappolo?
L’uso strumentale della Shoah pro o contro la politica israeliana, che è una cosa ripugnante e intollerabile, accomuna i reazionari filoisraeliani e i reazionari filopalestinesi.
In fondo, cosa fa chi boicotta la giornata della Memoria per "colpa" di Israele e delle sue stragi di civili? Esattamente ciò che fanno anche quelli che celebrano il giorno della Memoria in chiave "anticomunista" ("comunista" è il termine di accezione vaga con cui la destra designa un’ampia e variegata categoria umana comprendente prodiani ex diessini pacifinti antisemiti no-global bruciatori di bandiere spaccavetrine fiancheggiatori delle BR e supporter di Al Qaeda): contribuisce a semplificare l’evento della Shoah. Istituendo un rapporto diretto ed esclusivo tra gli ebrei d’Europa sterminati dai nazifascisti e l’odierna politica militarista di Israele, rimuove dal ricordo le vittime non ebree dello stesso massacro organizzato e contribuisce così alla semplificazione della memoria dello sterminio.
La semplificazione è sempre una falsificazione.
Gli uni e gli altri sono dei falsari della storia.

3. Il giorno del Monito

Non amo le giornate della memoria calcificata nel passato, dunque, ma trovo legittime e importanti le giornate che salvaguardano l’essenza della memoria, che per me è fatta inestricabilmente di ricordo del passato e di ammonimento per il presente.
Non mi piace la formulazione con cui il parlamento italiano ha istituito il Giorno della Memoria:
«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati» (qui).
La data si riferisce a un evento "forte": l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz per opera – sarebbe giusto ricordare anche questo – dell’Armata Rossa. È un evento così dirompente che giustifica ampiamente la scelta del 27 gennaio.
Però – perché solo il popolo ebraico? Fermo restando l’orrore assoluto del massacro scientifico e pianificato di cui è stato vittima, il progetto genocida nazista non contemplava solo gli ebrei. Oggi per esempio si sa benissimo che anche gli zingari furono deportati e massacrati (il Porajmos). Perché non menzionare anche loro? Eppure ricordare che anche altre categorie subirono quella barbarie, includere anche loro nel ricordo, non mi sembra affatto sminuire la portata del sacrificio e dell’orrore assoluto subito dagli ebrei d’Europa.
Perciò oggi io preferisco onorare la mia personale giornata della Memoria come un momento in cui i morti di allora, a nome di tutte le vittime della barbarie umana, tornano a levare le loro voci silenziose per ricordarci cosa possiamo diventare anche noi anche oggi – vittime o carnefici – e in quali abissi di ferocia scientifica possiamo ancora cadere.

4. Una preghiera laica

I versi giustamente celebri che aprono Se questo è un uomo di Primo Levi sono una struggente preghiera laica. Voglio riportarli dunque anche qui. Sarà il mio modo laico di pregare e di onorare questo giorno di memoria e di monito.

«Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.»








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 27 gennaio 2009