Una feritoia nella nera abitazione della morte

Subcomandante Marcos



"Rubo" le parole del subcomandante Marcos da Nazione Indiana (l’intervento nella sua interezza si può leggere – in spagnolo – qui). Grazie a Macondo, che da commentatore si è trasformato in traduttore.

Perdonate la nostra ignoranza, forse quel che abbiamo detto e diremo non fa effettivamente al caso, o alla cosa. E invece di ripudiare il crimine in corso, da zapatisti e guerrieri come siamo, dovremmo forse discutere e prendere poisizione nella discussione se "sionismo" o "antisemitismo", o che all’inizio sono state le bombe di Hamas.
Forse il nostro pensiero è semplice e ci mancano le sfumature sempre così necessarie nelle analisi, ma per noi, zapatisti e zapatiste, a Gaza c’è un esercito professionista che sta assassinando una popolazione indifesa.
Chi, in basso e a sinistra, può restare zitto?
Serve dire qualcosa? Le nostre grida possono fermare qualche bomba? La nostra parola può salvare la vita di qualche bambino palstinese?
Noi pensiamo che serva, che la nostra parola forse non fermerà una bomba né che potrà trasformarsi in uno scudo blindato tale da evitare che quella pallottola calibro 5,56 o 9, con le lettere IMI, "Industria Militare Israeliana" incise alla base della pallottola, arrivi al petto di una bambina o di un bambino, ma forse la nostra parola riuscirà a unirsi alle altre in Messico e nel mondo, e forse si trasformerà per prima cosa in un mormorio, poi in una voce alta, infine in un grido che verrà ascoltato a Gaza.
Non sappiamo voi, ma noi, zapatisti e zapatiste dell’Ezln, siappiamo come sia importante, in mezzo alla distruzione e alla morte, ascoltare una parola di incoraggiamento.
Non so come spiegarlo, ma succede che le parole da lontano non riescono a fermare una bomba, ma è come se si aprisse una feritoia nella nera abitazione della morte ed entrasse una piccola luce.
Per il resto, succederà quello che deve succedere. Il governo di Israele dichiarerà che ha assestato un forte colpo al terrorismo, nasconderà al suo popolo le proporzioni del massacro, i grossi produttori di armi avranno ottenuto un respiro economico per affrontare la crisi e l’"opinione pubblica mondiale", questa entità malleabile e sempre educata, volgerà lo sguardo da un’altra parte.
Ma non solo. Potrà anche succedere che il popolo palestinese riuscirà a resistere e a sopravvivere, continuerà a lottare e ad avere la simpatia di quelli di sotto per la sua causa.
E forse anche un bambino o una bambina di Gaza sopravviveranno. Forse cresceranno, e con loro crescerà il coraggio, la indignazione, la rabbia. Forse diverranno soldati o miliziani di qualcuno dei gruppi che lottano in Palestina. Forse combattendo si scontreranno con Israele. Forse lo faranno sparando con un fucile. Forse immolandosi con una cartuccera di dinamite attorno alla vita.
E allora là in alto scriveranno sulla natura violenta dei palestinesi e faranno dichiarazioni condannando quella volenza e si ricomincerà a discutere se sionismo o antisemitismo.
E nessuno si domanderà chi ha seminato ciò che si raccoglie.
Per gli uomini, le donne, i bambini e gli anziani dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.
Subcomandante Insorgente Marcos.
Messico, 4 gennaio 2009.








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 12 gennaio 2009