Scrittore ti faccio a pezzi

Carla Benedetti



La quantità di antologie di racconti prodotta da editori grandi, piccoli e piccolissimi, è impressionante. Negli ultimi anni ne sono uscite talmente tante che un elenco approssimativo di quelle italiane si mangerebbe da solo tutto lo spazio di questo articolo.

E con la crescita delle antologie emerge una nuova figura specializzata, quella dei curatori. Possono essere scrittori, ma anche editor, agenti letterari, giornalisti, blogger. Il loro compito è mettere assieme scrittori; selezionarli se sono esordienti, magari indicendo un concorso; trovare un’idea compositiva capace di imprimere alla raccolta il senso, vero o posticcio, di un libro. C’è anche chi ha dato vita a due, quattro, dieci antologie. Per qualcuno sta diventando un’attività di cui vivere, quasi come succede nell’arte dove il curatore di mostre, o di eventi, è già da tempo una figura professionale.

In rete trovi siti inglesi o americani che insegnano "The art of compiling anthologies": come costruirle, promuoverle, persino su cosa far leva per ottenere testi dagli scrittori. Perché questo boom? E’ da escludere che derivi da un’accresciuta popolarità della forma narrativa breve, che l’editoria anzi tende a considerare secondaria rispetto al romanzo. Ma allora perché tanta produzione di antologie? A quale domanda va incontro? Perchè quando sono di un solo autore le raccolte di racconti fanno fatica a trovare un editore, mentre non succede così quando sono di 10 o di 20 scrittori diversi (o di 46, record raggiunto dall’antologia Finestra sul cortile, curata tre anni fa da Stefania Scateni per Quiritta)?

Prima di tentare una risposta, distinguiamo le antologie per tipi.

Innanzitutto ci sono le antologie di esordienti (Voi siete qui. Sedici esordi narrativi, a cura di Mario Desiati, Minimum fax), che più delle altre sono legittimate a esserci. Assieme alle riviste, esse svolgono da sempre un importante lavoro di scoperta di nuove voci (celebri le Under 25 curate da Tondelli). Ma è la quantità che sorprende. La rete pullula di siti come "promesse d’autore", "il rifugio degli esordienti" e di piccoli editori che indicono "un concorso per scrittori in erba", a cui seguirà l’antologia, magari con tiratura minima, a volte on demand. Un traffico incalcolabile di aspirazioni e frustrazioni, dove la nobile attività di scouting può mescolarsi allo sfruttamento di energie e speranze. Di solito il concorso precede l’antologia, ma in un caso è persino successo l’inverso. Un’antologia dall’ironico titolo Pronti per Einaudi, curata un anno fa da Maria Sole Abate (Coniglio) ha figliato quest’anno il concorso letterario omonimo, adottato dal Premio Mondello Giovani.

Poi ci sono le antologie di genere, per esempio di horror o di noir, che secondo alcuni sono le uniche davvero seguite e lette. Qui non si registrano fenomeni particolari, se non un certo automatismo ripetitivo della formula, che non nasconde la meccanicità. Ad esempio Crimini italiani (a cura di Giancarlo De Cataldo, Einaudi Stile libero) bissa la precedente e fortunata antologia Crimini (stesso curatore, stesso editore), seguita a ruota da Crimini di regime, a cura di Daniele Cambiaso e Angelo Marenzana (Laurum).

Un terzo tipo di antologie è quello che potremmo chiamare "di censimento". Si dividono gli scrittori per categorie, territoriali, anagrafiche, esistenziali, sessuali - e il gioco è fatto. Ad esempio scrittori che vivono a Firenze, in Abruzzo, a Milano… Ed ecco le antologie corrispondenti: Sotto la lente. Antologia di scrittori fiorentini, a cura di Gabriele Ametrano (Perrone); Lontano da come, antologia di giovani scrittori abruzzesi, a cura di Simone Gambacorta (Demian); Milanoanthology a cura di Maura Gancitano (Perrone). Oppure gli scrittori omosessuali, ed ecco Men on men, antologia di racconti gay, giunta al N. 5, a cura di Daniele Scalise, (Mondandori); Ragazzi al bar, a cura di Antonio Veneziani (Enola). E poi gli immigrati che scrivono in italiano (Nuovo Planetario italiano, a cura di Armando Gnisci, Città aperta). E infine, male che vada, gli scrittori si possono sempre dividere in maschi e femmine (Tu sei lei. Otto scrittrici italiane, a cura di Giuseppe Genna, Minimum fax), e poi, incrociando le categorie, ottenere anche un’antologia di donne immigrate (Pecore nere, a cura di Emanuele Coen e Flavia Capitani, Laterza). Qualche lettore dirà che a lui interessa il bravo scrittore, non la sua identità regionale o sessuale. Ma editori e curatori non la pensano così. L’incontro con una personalità, con una singolarità di pensiero e di voce, non viene certo favorito da questo tipo di operazioni. Così succede che in un settore in crescita ma un po’ marginale della produzione libraria (al best seller si punta con il romanzo, non certo con l’antologia), il mucchio, la categoria sociologica, il rilievo statistico abbiano la meglio sull’individualità. Quale idea di letteratura sta dietro a questo nuovo fenomeno?

Ci restano ancora due categorie: le antologie di tendenza e le antologie a tema. Le prime sono quasi scomparse, le seconde esorbitano. Centoventotto anni fa, Emile Zola e altri cinque scrittori, legati da affinità e lunghe discussioni, si riunirono a scrivere dei racconti sulla guerra franco-prussiana. Ne uscì la celebre antologia Le serate di Medan, manifesto narrativo del naturalismo, contenente lo splendido Palla di sego dell’allora esordiente Guy de Maupassant. Quella era un’antologia di tendenza: oltre a un tema proponeva un nuovo modo di narrare, una poetica. Nel corso del Novecento ci sono state molte antologie simili, oggi nessuna. Già la fortunata Gioventù cannibale (Stile libero, 1996, a cura di Daniele Brolli) fu il frutto di un’operazione editoriale esterna agli scrittori antologizzati. La poetica "cannibale" non nasceva di loro iniziativa, da un’affinità o un progetto comune, ma da un’idea dell’editor e del curatore. Oggi alla tendenza si è sostituito il tema. E se una qualche tendenza pare riemergere è solo un guscio vuoto, e talmente generico da poter contenere di tutto, come nell’antologia A occhi aperti. Le nuove voci della narrativa italiana raccontano la realtà, a cura di Mario Desiati e Federica Manzon (Mondadori), dove trovano posto scrittori come Roberto Saviano e Alessandro Piperno, nonostante la loro abissale lontananza nel modo di guardare e di vivere il rapporto con la scrittura.

Le antologie a tema invece dilagano, si sbizzarriscono. Vanno dai Nuovi sentimenti (curata da Romolo Bugaro e Marco Franzoso, Marsilio) ai "racconti politici (Questo terribile intricato mondo, l’ultima di Einaudi, con autori che vanno da Eraldo Affinati a Sebastiano Vassalli passando per Rosetta Loy), da "cosa vedi dalla tua finestra" (tema della già citata Finestra sul cortile) alle buone intenzioni di Mondi al linite (racconti per Medici senza Frontiere firmati da Alessandro Baricco, Stefano Benni o Gianrico Carofigio); dall’eros visto dalle donne (Ragazze che dovresti conoscere. The Sex Anthology , Einaudi Stile libero), dall’eros visto dai maschi (Pene d’amore: racconti erotici al maschile, a cura di Gianni Biondillo, Guanda); dalla storia d’Italia (La storia siamo noi, a cura di Mattia Caratello, Neri Pozza), dalle Periferie (a cura di Stefania Scateni, Laterza) agli oggetti del design (Ho visto cose… Racconti dalla patria del design: dieci scrittori per dieci oggetti di culto, a cura di Giorgio Vasta, BUR).

Quest’ultimo tipo di antologia rende ancora più forte il ruolo del curatore, visto che non solo seleziona ma anche stabilisce di cosa debbano parlare gli autori. Dà il tema, gli scrittori lo svolgono. Non solo gli esordienti, ma anche quelli già affermati. Il tema, spiega uno di quei siti che insegnano come mettere su un’antologia, è "l’idea centrale di un’opera letteraria". Ma a averla è il curatore, non lo scrittore.

Ovviamente le antologie a tema sono più che legittime, e spesso interessanti, a volte con racconti molto belli, sorprendenti. Ma ciò di cui stiamo ragionando è la dimensione quantitativa del fenomeno. Non era mai successo prima che tanti scrittori partecipassero a tante iniziative collettive eterodirette. Se lo si guarda da questa prospettiva straniante, quello che si vede è sbalorditivo: una coltura di scrittori da cui ricavare racconti, una batteria di soldatini. Tutti insieme, avanti, marsch!

(Pubblicato su "l’Espresso" del 23 dicembre 2008)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica in teoria il 7 gennaio 2009