Basta con la storia pulp della fuga dei cervelli

Giuseppe Caliceti



L’articolo sulla "Fuga dei cervelli" fa ormai parte di un genere letterario delle terze pagine dei giornali nazionali. E’ un articolo che va bene per tutte le stagioni. Io, ormai, quando leggo ’sti articoli mi immagino proprio questa massa cerebrale spappolata che corre via su millepiedi. Diciamo la verità: gli articoli sulla "Fuga dei cervelli" hanno rotto. Specie quando è Gelmini che usa questa colorita espressione tipicamente pulp in modo assolutamente strumentale. Cioè per parlare di meritocrazia e eccellenza dell’Università italiana. Col vero scopo di distruggere l’Università. Gelmini, in questo modo, fa leva sul complesso di inferiorità italiano.

Ma perché preoccuparsi troppo della fuga dei migliori italici cervelli? Ammainiamo per un attimo il tricolore. Non è forse meglio che certi "talenti" operino dove il contesto sociale, culturale e scientifico è migliore? Non è forse questo un beneficio per la scienza in generale e per l’intera umanità? Il problema di fuga dei cervelli non esiste. Prendiamo l’esempio di Mauro Ferrari, tra i padri fondatori di una nuova scienza, la nanomedicina, che promette di portare sensibili miglioramenti nelle cure per il cancro.

Forse se Ferrari non avesse operato negli States, l’ambiente più dinamico e competitivo (scientificamente parlando), ora sarebbe ugualmente un ottimo scienziato, un illustre docente, ma non avrebbe messo a frutto tutto il suo potenziale di ricerca.

D’altra parte, se parecchi nostri giovani sono stati assunti all’estero non è anche perchè la nostra bistrattata università italiana ha fornito loro una preparazione di eccellenza?

E’ vero, i nostri Atenei, molti cervelli se li sono lasciati scappare. L’università non poteva assumerli tutti, nè pagarli più di quel poco che stabilisce la legge. E questo è uno dei problemi. Ma non li ha assorbiti neppure l’impresa, ammettiamolo. Come invece avviene altrove. Insomma, non confondiamo le carte: meriti e singole eccellenze a parte, che in Italia non sono mai mancati, il vero scandalo è che il nostro Paese sia agli ultimi posti per i finanziamenti a Università e alla ricerca. Inutile girarci attorno. E mentre sarebbe stato logico deciderne un aumento, sono giunti i tagli.

Inoltre non è serio che, se a una persona (Francesco Giavazzi) una mattina viene in testa, per motivi suoi, che vadano bloccati i concorsi universitari già banditi, vi sia un intero governo che si precipita ad esaudirne i desideri. Per legge qualsiasi concorso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale deve essere espletato in base alle modalità vigenti al momento della pubblicazione, per cui i concorsi già pubblicati in questo modo saranno solo bloccati dai ricorsi dei candidati.

Altro argomento che va per la maggiore sui giornali nazionali: la «scandalosa» proliferazione dei corsi di laurea. Fermo restando che quelli davvero superflui devono essere chiusi, è bene ricordarsi che la proliferazione è dovuta principalmente alla riforma del 3+2: prima c’era un unico corso di 4 anni, ora lo stesso corso compare nella laurea triennale e viene ripreso e concluso nella successiva biennale, per cui il raddoppio è determinato dalla legge, non dalle università. La proliferazione degli Atenei non è dunque opera tanto degli universitari, ma semmai dei ministri e dei politici locali: dal 2000 al 2005 le università sono passate da 70 a 95. In 4 di quegli anni era ministro la Moratti, che approvò la costituzione di non poche università private ad personam.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica scuola il 5 gennaio 2009