Lavorare per passione

Giorgio Fontana



Un paio di mesi fa, sono andato alla libreria Hoepli per un colloquio di lavoro. Il direttore mi ha spiegato che stavano cercando alcune persone per uno stage di sei mesi, 400 euro al mese.
"E poi?", ho chiesto.
E poi, uno fra questi quattro o cinque stagisti, il più bravo e meritevole, avrebbe forse avuto l’occasione di entrare come commesso a tutti gli effetti - a tempo determinato, s’intende.
"Lo trovo assurdo", ho detto. "Non servono sei mesi di stage per formare un libraio. Inoltre io ho già fatto il libraio."
"E crede di sapere tutto al riguardo?"
"No, certo che no, ma ero in gamba. E ripeto, non mi pare siano necessari sei mesi per farmi imparare tutto al riguardo. Lei crede siano necessari?"
"Qui teniamo molto alla qualità. Ed evidentemente si tratta di un sacrificio da fare anche per passione. Vendere libri è anche un discorso di passione."
"No, guardi, il discorso sulla passione non è cosa. Vendere libri è innanzitutto un mestiere, e i mestieri vanno retribuiti."
"No, mi fraintende. Volevo dire che è un lavoro difficile e bisogna stare attenti nel valutare un libraio, nel formarlo, e così via."
"Non lo metto in dubbio. Ma lei crede che siano necessari sei mesi? Con l’alta probabilità, in seguito, di rimanere con niente in tasca? Senza alcuna prospettiva?"
"No, forse sei mesi no. Ma non posso farci niente. Queste sono le direttive dall’alto. Fosse per me, assumerei tutti."
"Certo. Non si preoccupi. Comunque la cosa non mi interessa."
Una settimana dopo vengo contattato da una signora della casa editrice. Mi spiega che anche lei vorrebbe vedermi per un colloquio. Le dico di nuovo che non mi interessa, che trovo orribile questa politica eccetera. Mi dice che non è per uno stage. Torno alla Hoepli. La signora è gentile; mi spiega che la Hoepli è a conduzione famigliare, molto conservatrice, all’antica eccetera. Mi chiede cosa ho fatto eccetera. Le dico dei miei libri. Lei annuisce interessata. Le dico che da un paio di mesi mi pago da vivere con gli anticipi, ma presto i soldi finiranno. Cerco lavoro eccetera. Le solite cose.
Quando si arriva al dunque, però, salta fuori che invece la proposta della Hoepli è sempre di uno stage in libreria, sei mesi e così via.
"Però posso provare ad alzarle un po’ il rimborso", dice la signora.
"No, guardi", dico. "Non ci siamo capiti. Non è questione di cento euro in più o in meno, è questione che con quei soldi uno non campa, e non può far finta di non campare per sei mesi. Posso ancora accettarlo se si tratta di un neolaureato, se si tratta di uno stage a inserimento, se si tratta di un mestiere da imparare. Ma io mi sono laureato tre anni fa, questo stage non dà alcuna prospettiva, e trovo assurdo far finta che ci vogliano sei mesi per formare un commesso di libreria. Senza contare che io ho già fatto il commesso di libreria."
"E allora uno cosa deve fare? Assumere tutti a tempo indeterminato? Sa, quando prima si faceva così ci sono capitate certe mele marce che ora non possiamo più mandare via."
"Forse dovevate fare più attenzione al momento di assumerle."
"Be’, sia come sia, le condizioni sono queste."
"E io avevo già spiegato al suo collega che non mi interessano. E’ solo un modo per mascherare la necessità di un rinforzo durante il periodo natalizio. Un rinforzo a basso prezzo e senza alcuna garanzia, per la precisione."
"Ma scusi, secondo lei con quanto campa uno a Milano?"
"Campare? Be’, pagandosi giusto affitto, cibo e bollette, e qualche birra ogni tanto, direi che con 800 euro al mese uno può campare. Ma campare davvero allo stato basico."
"Eh, no, 800 euro non glieli posso mica dare! E poi scusi, lei non mi ha detto che adesso ha da parte gli anticipi dei suoi libri? Combinandoli con lo stage potrebbe arrivare a quella cifra, no?"
A questo punto non ci vedo più.
"Scusi, ma stiamo scherzando? Uno che lavora deve avere dei soldi da parte per integrare un rimborso spese? Il lavoro lo diamo solo a chi ha la possibilità di mantenersi al di là di quel lavoro? Magari con scuse come la passione o simili?"
"Fare il libraio è una questione di passione."
"Guardi, davvero. Non mi interessa. Arrivederci."
Ecco. Secondo me, queste cose vanno raccontate. Almeno una volta ogni tanto, per ricordarci come funziona.
Tutte le volte che sentirete parlare di "passione", sappiate che stanno cercando di fregarvi. Il lavoro è lavoro, ed è questo il punto più grave di tutto il blabla del precariato è così via: si sta perdendo la dignità del lavoro. Mio nonno faceva il meccanico, ed era la sua grande passione: fare il meccanico lo divertiva. Un uomo fortunato. Ma non per questo non si faceva pagare.
Io credo che fra un meccanico, un venditore di libri e uno scrittore, per molti versi non ci sia alcuna differenza. Sono lavori. E il lavoro, per definizione, va pagato in termini onesti. Se vi sembra una banalità, be’, purtroppo non lo è più.








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica a voce il 27 dicembre 2008