I bambinelli

Giovanni Giovannetti



I piccoli accattoni che incontri a Pavia sono gli stessi da mesi: vengono da fuori, ’lavorano’ soli o accompagnati da qualche adulto seminascosto che li guida. Se più tardi andrete in piazza della Vittoria li incontrerete fuori dai bar mentre chiedono «una moneta». Quanti sono i piccoli dediti all’accattonaggio? Dove vivono? Chi li sfrutta è ricco o è povero? Il ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi ha riferito che in Italia «decine di migliaia di bambini sono sfruttati o in mano al racket…». Il ministro si sbaglia perché sono 450 mila, tra i 7 e i 14 anni, una metà italiani e l’altra metà cinesi, e sono sfruttati nel lavoro nero (per tacere di alcune migliaia di baby-spacciatori al soldo della Camorra).
Questi bambini sono tre volte più numerosi dei Rom e dei Sinti (150 mila, adulti inclusi) il 60 per cento dei quali sono italiani ormai da secoli, o addirittura padani da più tempo di Bossi e Maroni. Vivono in case come le nostre e nessuno sa che sono zingari, a volte nemmeno loro. Gli altri sono slavi italianizzati da generazioni, arrivati negli anni Cinquanta e Sessanta, o negli anni Novanta in fuga dal conflitto balcanico, i cui figli sono nati e cresciuti nel Lazio o in Veneto o in Piemonte o in Lombardia.
Volevano schedarli per «proteggerli», fotografarli fronte profilo e trequarti «per il loro bene»… Fingiamo per un momento che prendere le impronte digitali e scattare fotosegnaletiche a dei bambini siano le cose giuste da fare. La recente ondata migratoria dalla Romania è stata di 30-35.000 persone; circa la metà sono minori. Tutti accattoni? No, i bambini Rom sistematicamente dediti all’accattonaggio sono qualche centinaio, e in ogni caso il loro numero è di circa 400 volte inferiore a quello dei minori di 14 anni a ’bottega’ presso italianissimi padroni o nelle numerose Chinatown del profondo nord. Le Forze dell’ordine li dovrebbero seguire senza perseguire, sarebbe il modo più semplice ed efficace per individuare i mandanti, familiari o no, poveri o no, e cioè gli adulti che li sfruttano. In poco tempo il problema verrebbe risolto senza clamore e nel superiore interesse di questi minori. E invece volevano schedarli. Per tutti l’Europa chiede scuola, case, salute. Il Governo italiano ha pensato all’inchiostro: non quello dei calamai scolastici ma spalmato sui tamponi per le impronte digitali.
Perché continuano a raccontarci bugie? Il sociologo Zygmunt Bauman risponderebbe che il sistema di potere teme l’eccesso di paura, e allora lo indirizza su obbiettivi innocui: hanno così trasformato lo zingaro ’accattone’ in una minaccia aliena più della mafia e della camorra.
Ministro Maroni, a quando una più democratica schedatura di massa di tutti i bambini sfruttati? Oppure, a quando le fotosegnaletiche per tutti i bambini, accattoni e no, sfruttati e no? Risponde che non aiuterebbe a sconfiggere la piaga dello sfruttamento minorile? Lascia intendere che non pagherebbe politicamente, a differenza della schedatura dei minori su basi etniche? Allora faccia l’esatto contrario: dopo aver riposto i tamponi delle impronte, da politico con due maroni così provi a proteggerli tutti, restituendo loro l’accesso al mondo dei diritti inalienabili dell’infanzia. Avrebbe l’intero Paese a sostenerla e forse il mondo intero, che invece non riesce più nemmeno a ridere di noi.

Accendo la televisione. Al telegiornale scorrono le immagini del terremoto del giorno prima, tra i monti dell’appennino tosco-emiliano. Il Tg Regione informa che quest’anno a Milano solo sette famiglie hanno accettato di accogliere in casa un immigrato povero per il pranzo di Natale. Un anno fa avevano aderito in più di cento. Sì, c’è stato il terremoto.
Mi torna alla mente l’emergenza umanitaria dei Rom alla Snia, un anno e mezzo fa: la chiesa era lì a due passi, e il parroco ha negato loro l’acqua; Chiedevano un tetto, e nessuno che abbia concesso una vecchia canonica disabitata, nonostante l’appello del Vescovo, né altre persone un qualche rudere dismesso. Come a Gesù, duemila anni prima: «avevo sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete dato ospitalità» (Matteo, 25).
Certi preti (e non solo loro) sono proprio fortunati. Sono fortunati, perché Dio non esiste. Se Dio esistesse li avrebbe già fulminati, inceneriti, schiacciati, squartati, trapassati con spade di fuoco. Se Dio esistesse li avrebbe aspettati alle porte dell’aldilà per rispedirli a pedate nell’aldiquà a patire le pene patite da un accattone o da un immigrato, a sopportare l’umiliazione di un Rom o di un rifugiato, per la vita eterna.
Purtroppo, per loro è esistito Gesù: «Allora quelli risponderanno: "Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato, straniero o nudo, malato o in prigione, e non ti abbiamo aiutato?" Ed egli risponderà: "Tutto quello che non avete fatto per aiutare anche l’ultimo di questi miei fratelli, non l’avete fatto neanche per me!"». Buon Natale e anni più felici ai bambinelli.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica democrazia il 26 dicembre 2008