Osservatorio.

Tiziano Scarpa



Salgo sul Bastione di Saint Remy, guardo Cagliari dall’alto. La forma urbis si dispiega sotto i miei occhi. Vedo il porto, a destra, e a sinistra il monte Urpinu, lo stagno di Molentargius. È la prima volta che passo di qui, non sapevo che Cagliari avesse un osservatorio dentro di sé, da cui si capisce com’è fatta. Ci sono città che possiedono questi punti di osservazione, alture naturali al loro centro, o ai margini, ma che comunque fanno parte della città stessa. Sali a castel Sant’Elmo e vedi Napoli, tutta, l’abbracci con lo sguardo, la comprendi; e così Torino dal Monte dei Cappuccini. Il Gianicolo offre un panorama parziale di Roma. Milano e Bologna sono piatte, hanno dovuto edificare grattacieli e torri. Cagliari, Napoli, Torino sono autoriflessive: la contemplazione non si pratica da un punto esterno a loro, fa parte della città stessa. Mi domando quale sia il mio punto interiore di osservazione onnicomprensiva, se possiedo un belvedere naturale o debbo costruirmelo.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 24 dicembre 2008