Applicativi

Giuseppe Caliceti



Chi, come Veltroni, si era illuso che Gelmini e il Governo a proposito di scuola fossero tornati almeno un poco sui suoi passi, si era sbagliato. La Gelmini, in evidente difficoltà, ci ha abituato al suo tira-molla che non promette mai nulla di buono da mesi e mesi. I primi regolamenti applicativi della riforma della scuola hanno avuto infatti il via libera del Consiglio dei Ministri e, se una settimana fa i giornali titolavano che la Gelmini aveva fatto un dietrofront rispetto alla sua idea di Riforma, adesso dicono che non è vero.
Magia del pressopochismo di tanta politica e informazione oggi in Italia. Dagli applicativi si scopre, per esempio, che si è arrivati alllo svuotamento del tempo pieno: resta il nome, ma poco più.
Ancora: il maestro unico (per chi ora fa il "modulo") è tornato. Si tratta dei soliti estenuanti giochi di parole. In realtà, a parte le parole, non è mai cambiata la sostanza del progetto Tremonti-Gelmini: il taglio profondo a fondi e docenti. Pensiamo per esempio alla parola “maestro”. La Gelmini, ormai, vi ha affibiato attorno qualsiasi tipo di aggettivo a seconda dell’effetto che fa sull’opinione pubblica: maestro-unico, maestro-prevalente; maestro unico-facoltativo.
E’ chiara solo una cosa: i docenti saranno meno. Le novità, allora, non sono mai novità. Soprattutto, non portano mai buone notizie. Per esempio, nei nuovi regolamenti scompare il cosiddetto "modulo" (con tre docenti ogni due classi), ma non si sa bene a cosa si va incontro: il maestro unico, pare, diventa "facoltativo"; sarà imposto solo se la maggioranza delle famiglie di una classe ne facciano richiesta. Ma se in una classe c’è chi chiede, tra i genitori, modelli diversi? A 24 ore? A 27? A 30? A 40 ore? Insomma, il caos è in agguato.
Viene detto che il modello orario di base dovrebbe essere di 27 ore: 24 di didattica normale, più due ore di religione cattolica ed una di inglese. Altro che andare incontro alle famiglie: questa sarà, probabilmente, una delle uniche modalità possibili nella maggior parte del nostro Paese. Anche qui solo una cosa è certa: scompare la compresenza, cioè la presenza contemporanea di due maestri nella stessa classe; comunque da adottare esclusivamente nei casi di attuazione del tempo pieno (40 ore settimanali). Stop dunque all’aiuto degli alunni in difficoltà: o si capisce al volo, oppure non si capisce. Stop ai gruppi di sostegno e di recupero. Stop ai gruppi di livello. Stop alla possibilità di forme temporanee di insegnamento individualizzato. Stop alle attività extra-curricula. Stop anche alle gite scolastiche o alle uscite didattiche sul territorio: la legge infatti dice che un docente non può uscire con più di 20 alunni e tutte le classi ormai hanno più di 20 alunni. L’unica soluzione? Trovare un genitore disoccupato che affianchi il docente unico nell’uscita.
E i corsi di recupero? Anche su questo regna il mistero. Ma più che un mistero, al momento, si tratta semplicemente di caos. Nessuno può dire con certezza come si andrà avanti. La scuola elementare italiana ha avuto in questi decenni tanti cambiamenti, nessuno così caotico e dilettantesco. Passiamo alle scuole superiori. Per il 2010 Gelmini dichiara che partirà la riforma delle superiori. Novità? Certo: due nuovi licei in scienze umane (ex-magistrali) e il musicale e coreutica (danza e musica); in più 3 nuovi indirizzi per il liceo artistico (indirizzi: figurativo, design, new media). Gli istituti tecnici saranno quelli richiesti dal mondo del lavoro; 2 settori e 11 indirizzi: uno economico e l’altro tecnologico; l’economico avrà 2 indirizzi, il tecnologico 9. Gli istituti tecnici saranno organizzati in 2+2+1 anni. Il primo biennio con un contenuto formativo di base: italiano, matematica, ecc. Il secondo biennio specialistico a seconda degli indirizzi. L’ultimo anno sarà di perfezionamento mirato all’indirizzo scelto. Naturalmente si parla con enfasi di scuole che saranno poi sempre più vicine al mondo industriale: al quinto anno opportunità di svolgere stage in azienda. Più l’inglese in tutte le scuole di ogni ordine e grado; nelle superiori viene reso obbligatorio per tutti e 5 gli anni. Le ore di lezione passano da 50 minuti effettivi a 60. Il numero totale delle ore lavorate aumenta di fatto il numero di ore insegnate.
Altra spaccatura dei sindacati sul contratto, infine: la Cgil che non ha firmato, considerandolo una beffa perché le risorse messe a disposizione sono una miseria e offendono la dignità dei lavoratori della scuola.

Se questo vuol dire cambiare, meglio come era prima. Occorre continuare la protesta nelle scuole di ogni ordine e grado contro i tagli fatti con la furia cieca di chi non possiede un minimo di etica nè di competenza in merito al complesso funzionamento dell’organismo Scuola.

Chissà poi come Gelmini valuterà il lavoro degli insegnanti che promette ai più meritevoli 7000 euro in più. Forse dal numero dei bocciati? o da quello dei promossi? A al numero degli alunni sospesi?
Per capirlo, basta chiedersi che competenza ha Gelmini nell’essere Ministro? Quale merito?
Semplicemente quello di stare da una parte politica invece che dall’altra.








pubblicato da t.lorini nella rubrica scuola il 20 dicembre 2008