Vanità.

Tiziano Scarpa



Ricevo un messaggino, ci sono molti refusi, forse il mio amico usa quei sistemi di digitazione che riconoscono le prime lettere di una parola e la completano automaticamente. Mi scrive che il convegno è andato benissimo, c’era anche S. che "ha letto i puoi testi" ed è stato interrotto dagli applausi. Puoi? Evidentemente intendeva tuoi. Eh sì, quello che scrivo è irresistibile, mi dico. Anche quando sono assente, c’è chi sceglie di leggere in pubblico i miei scritti, mi dico, non ha senso privarsi di un tale piacere solo perché io non sono potuto venire. Suscitano reazioni entusiastiche anche se non sono io a leggerli di persona, mi dico, la loro forza prescinde da chi li porge. Dipende dal fatto, mi dico, che come scrivo io non scrive nessuno. Non è vanità, mi dico, è oggettiva constatazione del mio valore. Telefono al mio amico per immergermi voluttuosamente in un resoconto più dettagliato del mio trionfo, lui attacca a riferirmi quanto siano belli gli scritti di S., i suoi scritti.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 10 dicembre 2008