Scrittori.

Tiziano Scarpa



In uno dei tondi della cappella Barbadori-Capponi, nella chiesa di Santa Felicita a Firenze, Bronzino ha raffigurato Matteo, giovane scrittore seminudo, le labbra sensualmente dischiuse. Mette in mostra il suo corpo erogatore di alfabeto: scrittura e nudità, il massimo dell’impasto erotico. Pontormo, da solo o con Bronzino, ha dipinto gli altri tre evangelisti. Luca ha dietro le spalle il simbolo che lo identifica, il bue; gli altri sono scrittori e basta. Luca, estatico, guarda in alto. Nel frattempo la sua penna scorre sullo scrittoio, sotto dettatura, senza controllare che cosa scrive. Stenografa Dio. Giovanni è senza aquila. È il ritratto del vecchio scrittore disincantato. Guarda in su con sufficienza, aggrotta le sopracciglia: "Che cos’altro vuoi che scriva? Sicuro di essere all’altezza della mia scrittura, Dio?". Marco, provocatorio e compiaciuto, fissa lo spettatore. È il romanziere che guarda negli occhi i suoi lettori. Ci sfida e ci sfotte. "Come vi ho infinocchiati bene!"








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 9 dicembre 2008