Non moriremo veline e tronisti

Giuseppe Caliceti



Alla Gelmini interessa la maggioranza dell’Opinione Pubblica. Come incantarla? Parlando in continuazione di eccellenza e di meritocrazia. Come fossero parole magiche. È il suo modo per giustificare e organizzare quel processo di dequalificazione dei saperi programmati dalla sua Riforma. Ma l’eccellenza, scriveva negli anni Novanta il teorico nordamericano Bill Readings, non è un criterio o uno standard valutativo: è la risposta ai movimenti studenteschi del Sessantotto, il «simulacro dell’idea di università» per coltivare le «risorse umane» attraverso il calcolo costi-benefici.

Eccellenza e meritocrazia sono infatti parole vuote perché prive di un referente. Tutti se ne riempiono la bocca, ma soprattutto chi è convinto di eccellere e di meritare. Sono in realtà parole d’ordine retoriche attraverso le quali si vuole spianare la strada all’aziendalizzazione della scuola e dell’università, in parte già ipotizzata, anche da una parte del centrosinistra, enfatizzando la famosa autonomia scolastica.

Insomma, la Gelmini e il Governo parlano all’opinione pubblica semplificando la complessità della realtà e del linguaggio a fini strumentali. Uno dei loro giochetti linguistici preferiti che propongono agli studenti è questo: o state con noi dalla parte della nostra Riformaccia, oppure difendete lo status-quo delle baronie universitarie.

Di fronte a questo facile dualismo vale la pena mettere in evidenza la risposta inedita e importante dell’Onda anomala, capace di rovesciare la retorica della meritocrazia e dell’eccellenza parlando piuttosto di qualità dei saperi e della ricerca, parlando di autoformazione e di autoriforma. Così facendo l’Onda anomala, travalicando quasi lo stesso problema dei tagli ai fondi universitari, pone al centro della sua protesta il tema stesso del modello di conoscenza e di formazione che si intende dare in pasto giovani di oggi e di domani, specificando che non potrà essere né quello di oggi né quello di ieri. Mettendo infatti sul tappeto della discussione il tema di una qualità reale e diffusa di un modello di conoscenza e formazione, parla di un’eccellenza non per pochi ma per molti.

Pensavano di aver trasformato tutti in aspiranti veline e tronisti: hanno sbagliato. Gli studenti italiani stanno dimostrando di essere più preparati e intelligenti di quanto li vorrebbero troppi politici e giornalisti.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica scuola il 9 dicembre 2008