La lingua presa alla lettera

Tiziano Scarpa



C’era una volta…
– Uno scrittore di fiabe! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta la lingua italiana, con tutti i suoi modi di dire. Non erano modi di dire altisonanti, ma espressioni semplici, proverbi modesti, di quelli che si mettono nelle frasi di tutti i giorni per ravvivare il discorso e colorire la conversazione.

Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questi modi di dire capitarono sullo scrittoio di un vecchio giornalista satirico, autore di spassosi sussidiari per le scuole, il quale aveva nome Carlo Lorenzini, se non che tutti lo chiamavano Carlo Collodi, per via del paese di nascita di sua madre.

Appena Collodi ebbe visto quei modi di dire, si rallegrò tutto; e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:
– Queste parolette sono capitate a tempo: voglio servirmene per inventare una bella favola per ragazzi.
Detto fatto, prese subito la penna e il calamaio per mettere su carta «avere la testa di legno», «rimanere con un palmo di naso», «le bugie hanno le gambe corte», «per te mi getterei nel foco», «se non studi diventerai un somaro», «sono fritto», «far schiattare dal ridere», e tutte le altre espressioni che gli ballavano in testa con le loro immagini incredibili. Ma quando fu lì lì per scrivere la prima riga, rimase col braccio sospeso in aria, perché sentì una vocina sottile sottile, che disse protestando:

– Io parlo per modo di dire!

Figuratevi come rimase quel buon vecchio di Carlo Collodi! Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere dove mai poteva essere uscita quella vocina, e non vide nessuno! Guardò sotto lo scrittoio, e nessuno; guardò dentro un cassetto che stava sempre chiuso, e nessuno; guardò nel cestino della carta straccia, e nessuno; aprì l’uscio dello studio per dare un’occhiata anche sulla strada, e nessuno! O dunque?…

– Ho capito, – disse allora ridendo, e grattandosi la zucca: – si vede che quella vocina me la sono figurata io. Rimettiamoci a scrivere.
– Non te la sei figurata! – protestò ancora la vocina.
– E allora chi è che parla?
– Sono la lingua italiana. La tua lingua! Che cosa hai intenzione di fare con i miei modi di dire?
– Oh bella! Li prenderò alla lettera! – rispose Collodi.

Questo è l’inizio di La fantasia della bambina morta, prefazione a Le avventure di Pinocchio, illustrate da Lorenzo Mattotti, pubblicate nei Millenni Einaudi.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 8 dicembre 2008