Il Palla

Antonio Moresco



Chi la fa l’aspetti.

C’è in giro uno scrittore dal nome lungo e pomposo, Piersandro Pallavicini, che gli amici chiamano affettuosamente il Palla. Ho appena finito di leggere il suo ultimo libro (Romanzo per signora), che mi ha divertito e straziato.
Sarà perché a me piace molto il comico, quello vero, quello scatenato e un po’ disperato, escrementizio, assoluto, molto più del cosiddetto “umorismo”, sarà che ha preso di petto un tema grave come la malattia e la morte e l’ha fatto in modo così spavaldo e senza curarsi dei rischi, sarà per le irresistibili irruzioni fisiognomiche e dialettali, fatto sta che questi cinque allucinanti vecchietti vigevanesi a Nizza, questi clown terminali così disarmati, volgari e vitali mi sono piaciuti molto.
C’è sempre stata, nel Palla, questa vena comica sotto traccia, che qui esplode. E a me sembra un buon giorno quello in cui esce un libro davvero e disperatamente comico.
Se un libro così l’avesse partorito uno scrittore inglese o irlandese, sarebbe uscito da una casa editrice come Adelphi (magari un po’ purgato nei suoi aspetti più crudi e maleodoranti attraverso gli artifizi della traduzione…), tutti i recensori farebbero a gara a parlarne e per molti lettori sarebbe segno di bon ton leggerlo e bearsene…
Non faccio in tempo a finire la frase. Sento già che qualcuno mi sta interrompendo:
“Ma come fa a piacerle una roba simile?”
“Che cosa le devo dire… Eppure mi piace!”
“Ma poi questo qui è uno scrittore così diverso da lei, così…”
“Non c’è dubbio: io sono così e lui è cosà.”
“E poi non ha visto che razza di gusti ha questo qui in fatto di scrittori? Prokosch, Isherwood, Piero Chiara…”
“Sì, è vero, non sono esattamente i miei gusti. Ma cosa importa?”
“E poi quel titolo così ruffiano, così’ furbo!”
“E’ vero anche questo, in effetti è un titolo un po’ figlio di puttana, molto ruffiano, molto furbo (anzi ‘molto furbissimo’, come diceva un collega di lavoro pakistano di mia moglie). E allora?”
“E poi questo qui è uno svaccato, uno…”
“Sì, sì, e se è per questo ha dei difetti ancora peggiori!”
“Quali?”
“Sostiene, per esempio, che l’importante è “vivere bene”. Vivere bene? Ma che cazzo vuol dire?”
“Lo vede! E poi è uno con il mito della Jaguar (‘il jaguarone’ che ha ficcato anche nel libro), che ama preparare i cocktail, ascoltare musica lounge…”
“Sì, sì, lo so.”
Il mio interlocutore, interpretando come segno di cedimento la mia pazienza, alza ancora di più la voce, adesso sta quasi gridando, ha la bava alla bocca:
“E poi è un depravato, un degenerato, un sibarita, e non dico altro! Pensi che l’ho anche visto andare in giro con un orecchino! Come fa a piacerle uno scrittore simile?”
“Eppure mi piace.”
“Com’è possibile?”
“Mah… vallo a sapere!”








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 8 marzo 2012