Teatro.

Tiziano Scarpa



Sono al buio, su una gradinata di fronte alla scena. L’attrice sussurra, si contorce impercettibilmente. Il teatro è così gracile, basta niente a sciuparlo. Crivellato da colpi di tosse. La cartina di una caramella, minuscola, fragorosa. Scricchiolii della gradinata ogni volta che i deretani si assestano, spostando il peso da un gluteo all’altro. Addirittura la caduta di un oggetto: qualcuno ha perso qualcosa, forse un portaocchiali o un telefono, da una delle file più alte precipita rimbalzando fra i tubi di sostegno e si schianta a terra. Il corpaccione plurale del pubblico, taciturno e fremente, in agguato nella tenebra. I film nelle sale ci sparano addosso la loro potenza, cinemascope, dolby surround, ci sovrastano, ci neutralizzano. Mentre qui possiamo rovinare in ogni momento l’esile filo di luce, il fumo vocale che esala la ragazza sola in scena. È inerme e potente. È una domatrice di spettatori, riduce le belve al mutismo. È la direttrice d’orchestra del nostro silenzio.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 30 novembre 2008