Pisa, il rettore chiama la polizia

Carla Benedetti



Era in corso una riunione del consiglio di amministrazione con all’ordine del giorno la votazione del bilancio: un tema caldissimo su cui gli studenti avevano chiesto un incontro pubblico. La riunione del Cda è iniziata a Palazzo Vitelli alle 9,30; all’esterno si erano radunati gli studenti. Viene schierato il reparto mobile, in assetto antisommossa, davanti agli ingressi principali.

Durissimo il commento della Rete dei precari e ricercatori:

«Pisa è diventata così la prima università italiana a consentire l’intervento della polizia all’interno dell’Ateneo. Un atteggiamento davvero stupefacente per le autorità accademiche che, Rettore in testa, fino a poco fa amavano rappresentarsi come i protagonisti della protesta».

E questo è il comunicato stampa diffuso dagli studenti di Università 2.0 di Pisa:

"La cosa per noi fondamentale da ottenere ieri era un evento pubblico di confronto, preliminare all’approvazione [del bilancio dell’ateneo]. Questo evento era stato richiesto e ottenuto nell’ultimo senato accademico, ma l’ateneo non solo non ha mai provveduto alla sua realizzazione, ma è arrivato a militarizzare il rettorato durante la seduta del CDA. Questa reazione di chiusura è dovuta alla difficoltà del rettore di giustificare il suo sostanziale adeguamento alla legge 133 e al decreto Gelmini: se fino a ieri era palese la sua passività nella protesta, il bilancio approvato dimostra l’inchinarsi senza appello al governo e l’abbandono di qualsiasi opposizione, come è chiaro dalla relazione tecnica che accompagna il provvedimento. Il rettore non sarebbe mai stato capace di affrontare un evento pubblico senza essere smascherato, quindi si è trincerato dentro un CDA blindato.

L’interno del rettorato era presidiato da una trentina di agenti in borghese, l’esterno da digos e reparto celere. Gli ingressi sbarrati. La volontà di incutere timore si è trasformata in repressione: il primo fatto grave, che mette in discussione la validità stessa della seduta, è l’espulsione del nostro consigliere d’amministrazione, allontanato poi di forza dalla Digos, che gli ha impedito di partecipare all’ultima parte della riunione e alla votazione finale. L’espulsione è stata chiesta dal rettore quando il consigliere ha cercato di richiamare l’attenzione su ciò che succedeva all’esterno: la celere schierata che minacciava di caricare il presidio. Ma già prima allo stesso consigliere era stato impedito con violenza di uscire dal rettorato per parlare con gli altri studenti. Infine una decina di studenti, entrati da una porta secondaria del rettorato con la volontà di raggiungere la sala del CDA per invalidarne la seduta, sono stati respinti e malmenati riportando contusioni con prognosi di diversi giorni. L’ateneo accusa di "scarso rispetto per le istituzioni" il nostro consigliere d’amministrazione e di violenza il presidio: ma cosa significano le parole "democrazia" e "rispetto" in una situazione resasi tesa per il rifiuto al dialogo da parte del rettore? Di quale violenza veniamo accusati se siamo stati aggrediti verbalmente e fisicamente? Le forze dell’ordine hanno subito provveduto a far refertare in pronto soccorso due agenti e due lavoratori: si vuol far credere che pochi studenti siano riusciti a sopraffare le decine di agenti presenti nell’edificio. La realtà è che gli studenti cercavano di raggiungere la seduta pacificamente, ma inseguiti dalle forze dell’ordine. La gara a chi le ha prese non ci interessa, conosciamo il vincitore guardandoci i lividi. Ma sappiamo come vanno le cose in questi casi: ha ragione chi ha più potere.

Oggi il rettore ha messo in campo tutto il suo potere, la sua paura e la sua incapacità di gestire il confronto. Il bilancio approvato è fatto di tagli indiscriminati a didattica e ricerca, di esternalizzazione dei servizi e precarizzazione dei lavoratori, di investimenti edilizi poco chiari e di un mutuo di 82 milioni la cui estinzione è un problema rimandato ai posteri. A chi chiedeva chiarezza per tutto questo e rivendicava una maggiore partecipazione è stato risposto con la repressione. Noi rilanciamo con la richiesta di invalidare il CDA, visto l’allontanamento illegittimo del nostro rappresentante, e con la richiesta delle dimissioni del rettore. Nel frattempo continueremo con l’opposizione alla destrutturazione dell’università, con un compagno di viaggio in meno: ma meglio soli che male accompagnati...Noi non pagheremo la crisi: né quella del governo, né quella di un rettore incapace a gestire i problemi epocali dell’università".








pubblicato da c.benedetti nella rubrica democrazia il 26 novembre 2008