Il crollo

Giuseppe Caliceti



Il governo, in questi mesi, ha cercato di spiegarci in ogni modo che è necessario risparmiare partendo proprio da scuola e università. Ha continuato a andare avanti con la sua linea nonostante la protesta di tanti. Ma ci sono fatti, spesso drammatici come quello accaduto ieri, che parlano una lingua diversa e spiegano la verità più di tanti giri di parole. Dopo la morte di Vito ogni italiano ha capito come tagliare sulla scuola non significa, infatti, tagliare solo il futuro dei nostri figli, ma mettere in pericolo anche il loro presente.

La zia dello studente morto ha dichiarato: "Fate vedere in che condizioni sono le scuole e che si può morire a 17 anni andando a lezione. Fate vedere che le scuole italiane fanno schifo anche al Nord". Ha ragione. "Una tragedia veramente incomprensibile", ha commentato Mariastella Gelmini, "Non è possibile che un ragazzo perda la vita a scuola". Eppure è accaduto. La Gelmini ha annunciato che nel prossimo decreto, elaborato con la protezione civile, è previsto uno stanziamento straordinario per la manutenzione delle cento scuole più a rischio in Italia. Basterà? Dubitiamo, perché non esiste un monitoraggio cui fare riferimento. E le sue parole possono ben poco di fronte ai fatti.

I governi che si sono succeduti in questi anni in Italia, specie quelli di centrodestra, ci hanno abituato a infiniti falsi miracoli. Il più doloroso è proprio quello relativo agli edifici scolastici a rischio presenti sul territorio nazionale. Gli edifici non a norma sono oltre ventimila. Dislocati soprattutto nel sud della nostra penisola, ma non solo. Sono frequentati da nove milioni di italiani, soprattutto studenti. Entro la fine del 2005 tutte le aule avrebbero dovuto avere un affollamento massimo di 25 studenti più l’insegnante. È la legge 626 che lo afferma, la legge sulla sicurezza dei luoghi di lavoro.

Già il precedente Governo Berlusconi risolse il problema a modo suo: a parole, non coi fatti. Cioè non risolvendoli affatto. Concesse l’ennesima deroga. Così, anche se nella realtà tutto restò come prima, con tanti edifici scolastici non a norma di legge, si fece finta che fossero diventati sicuri. Per decreto. In questo modo l’acqua insalubre rimane insalubre. I muri fatiscenti restano muri fatiscenti. I tetti non a posto rimangono non a posto e prima o poi crollano. Le scuole prive di misure anticendio a norma restano pericolose.

Il 31 Ottobre del 2002 una lieve scossa di terremoto fece crollare il soffitto della scuola a San Giuliano, in Molise. Morirono 27 bambini e la maestra. Evidentemente quella brutta esperienza non ha insegnato molto. Chi ci amministra non riesce a rendersi conto che non basta un decreto per risolvere problemi legati alla sicurezza.

"La vostra crisi noi non la paghiamo", diceva uno dei più letti striscioni dell’Onda anomala. Eppure il primo a pagare è stato proprio uno studente. A ucciderlo è stato il soffitto della sua scuola. Cedimento di un tubo di ghisa tra il soffitto e la controsoffittatura, si dice. Il vento forte. Il cattivo tempo. C’è già chi si affretta a dire che si tratta di una fatalità. Non è una fatalità, ma una morte annunciata. Non si tratta però, come tristemente annunciato solo qualche settimana fa da Cossiga, di una presunta vittima del movimento, ma di una vittima della sua stessa scuola. Chi sono mandanti? Il fato? Il destino? Lo Spirito Santo?

Da mesi studenti, genitori e docenti si oppongono ai tagli alla scuola. Sostenendo che se si deve proprio tagliare, si deve iniziare a tagliare altrove. Per il futuro dei nostri figli. Per il loro presente. Dopo quello che è accaduto c’è ancora qualcuno convinto che i tagli indiscriminati a scuola e università previsti dalla Gelmini siano veramente una priorità irrinunciabile? C’è ancora qualcuno che per qualsiasi interesse personale ha intenzione di giocare con la vita di bambini e ragazzi innocenti?








pubblicato da t.scarpa nella rubrica scuola il 23 novembre 2008