Dentro e fuori

Giuseppe Caliceti



Può apparire un po’ surreale, ascoltando le notizie che arrivano nel corso di questo scoppiettante inizio di anno scolastico, immergersi nella lettura del libro intitolato Dentro e fuori la scuola di Roberto Moscati, Elisabetta Nigris e Sergio Tramma, ma ve lo consiglio perchè ne vale senza dubbio la pena. In particolare in questi mesi di contestazioni tutte giocate sul qui e ora in cui è più difficile trovare un momento per l’approfondimento. Edito da Bruno Mondatori, il libro registra come la funzione sociale della scuola sia cambiata nella nostra società e come l’attuale domanda di conoscenza faccia sì che l’istruzione non possa più essere considerata più solo quella che si consuma all’interno delle mura dell’aula scolastica. Non è una novità. Ma gli autori analizzano qui in modo dettagliato il rapporto tra società e scuola - viene presa in considerazione soprattutto la scuola superiore e l’università, non la scuola primaria. L’intento è quello di far dialogare posizioni teoriche di ricercatori con le esperienze dei docenti. Facendo emergere dubbi, perplessità, certezze e convinzioni sul mondo dell’educazione. E invitando a leggere la scuola nella sua complessità per promuovere un utile ripensamento delle modalità di trasmissione, organizzazione e istituzionalizzazione del sapere.

Nel saggio introduttivo, il sociologo dell’educazione Roberto Moscati osserva le relazioni tra sistema formativo e società entro cui si colloca questo sistema, analizzando in particolare gli abbandoni scolastici, spesso conseguenza di assenza di relazioni gratificanti con compagni di scuola e docenti. Resta la motivazione degli studenti il punto cruciale di tutto il processo educativo. Cosa chiedono alla scuola? Formazione, certo. Ma cosa è per loro una scuola di qualità?
Una scuola che abbia maggior attenzione ai vissuti emozionali, che, secondo le più recenti teorie pedagogiche e didattiche, sono sempre più una parte imprescindibili dei processi di apprendimento. L’insuccesso scolastico dipenderebbe oggi, ancor più che dalle condizioni sociali di partenza, dalla bassa intensità e qualità dell’interazione docente-studente, docente-classe, studenti-istituto scolastico. Non è un caso se gli studenti oggi tendono a leggere in gran maggioranza come "freddo" e fondamentalmente "indifferente" il rapporto con i loro docenti. Si sottolinea allora la centralità del ruolo e l’importanza di una più profonda formazione didattica e comunicativa dei docenti italiani, che possono essere suddivisi semplicisticamente in "ritualisti accademici" (per i quali gli allievi non sono mai all’altezza del loro ideale scolastico) e "pragmatisti pedagogici"(che hanno un atteggiamento più centrato sugli allievi così come sono e esprimono attese positive verso di loro).

Sergio Tramma, docente di Pedagogia sociale, analizza una scuola descritta in piena contraddizione strutturale: da una parte vede infatti ridimensionata la propria centralità e il proprio prestigio, dall’altra vede attribuirsi sempre maggiori compiti educativi su aree valoriali e di comportamento prima affidate all’educazione familiare.
A proposito si sottolinea come l’enfasi verso il fenomeno del bullismo sia pericoloso e fuorviante, perché divide troppo semplicisticamente i giovani in vittime e persecutori, buoni e cattivi, senza affrontare seriamente il crescente e diffuso disagio giovanile e scolastico.
Tramma si chiede retoricamente: è possibile analizzare, per esempio, attraverso la logica scandalistica del bullismo, la situazione di Scampia-Napoli, allo Zen-Palermo, a Ponte Lambro – Milano, utilizzando l’esaustiva categoria del bullismo? Al suo intervento si possono collegare i preziosi allegati che arricchiscono il volume con la descrizione di alcuni progetti educativi extrscolastici: le attività socio-educative del "Progetto Chiane" di Napoli; quelle del progetto per la lotta alla dispersione scolastica ti Torino "provaci ancora, Sam" e quelle del servizio di educativa di strada del Comune di Milano.

Elisabetta Nigris, docente di didattica generale, affronta frontalmente, nel suo saggio, il nodo cruciale della scuola: il rapporto docenti- studenti. Parla di pregi e difetti dei docenti, primi tra tutti quello di leggere troppo spesso, nella società spazio-temporale in cui la scuola è inserita, "un nemico da combattere". Difetto spesso unito a quello di connotare in senso negativo gli studenti perché tradiscono un loro presunto "alunno ideale". Altro difetto docente: vedere i "giovani" e i "bambini" come categoria omogenea e astratta, rischiando poi di considerarsi vigili del fuoco di un mondo in cui, come docenti, si opera innanzitutto con "soggetti a rischio". Dall’altra parte, la Nigris osserva quelli che possiamo chiamare, più che i difetti, le problematicità specifiche dei ragazzi di oggi, - generazione no-future che ha introiettato il virus corrosivo della mancanza di speranza. questo virsu rischia di vanificare ogni seria azione educativa inducendo gli studenti a chiedersi "perché dobbiamo crescere, studiare, imparare, diventare adulti?" Domande che nascondono un vero e proprio senso di panico crescente verso il proprio futuro che non riescono più a immaginare, fantasticare, percepire. Una cosa risulta chiarissima: l’adesione che gli studenti danno al progetto scolastico dipende in larga parte dalle aspettative di futuro che credono di ricevere dalla scuola. E’ questo un prerequisito che nessuno può ignorare. Per migliorare il rapporto docenti-studenti, la Nigris ricorda poi come gli studenti preferiscano docenti che utilizzano diverse metodologie che sappiano andare oltre alla tradizionale e, spesso, monotona e unilaterale lezione-frontale.
E come i docenti più innovativi e dotati di maggior apertura mentale risultino quelli che mantengono uno stretto contatto con la realtà esterna alla scuola, partecipando cioè di più al mondo informativo, politico, culturale esterno alla scuola.

Dentro e fuori la scuola ha il merito di descrivere il mondo scolastico come un universo complesso e variegato in cui si giocano giorno dopo giorno partite di importanza fondamentale. Un mondo che può e deve ancora essere migliorato, ma non è possibile migliorare senza il contributo decisivo di docenti e studenti. Insomma, tutto il contrario di quanto ha fatto il Ministro Gelmini. Dentro e fuori la scuola ci ricorda che, al di là dei casi eclatanti e delle notizie da prima pagina, la scuola non è fatta di frasi a effetto, ma di una continua paziente quotidianità piena di lezioni, di ansie, di ritmi e rituali. Ci ricorda inoltre che nella scuola italiana c’è ancora tanta gente – studenti e docenti - chi hanno voglia, insieme, di insegnare e di imparare. Resta tuttavia inevasa una domanda fondamentale che ha posto lo scorso anno, ancora lontani dai momenti di contestazione alla Gelmini, posta dall’ex professore e scrittore Domenico Starnone: "Quale scuola vogliamo? Una scuola di qualità per Franti, l’infame di Cuore, o una scuola di qualità per i soli capaci e i soli meritevoli? Una scuola di qualità che sia tale perché espelle i Franti o una scuola di qualità capace di trasformare Franti in capace e meritevole?"








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 16 novembre 2008