Due volte la mia morte

Franco Arminio



non vorrei morire
non subito almeno
certamente non vorrei morire
per una vena che si chiude
o si squarcia.
non vorrei neppure morire
con i medici al collo
col respiro rubato a una macchina
col corpo inerte
e l’anima addormentata.
si muore ogni giorno
e quando si muore per l’ultima volta
è bene che davanti a noi ci sia
solo qualche anima sconvolta.

Penso sempre alla morte, ci penso ogni giorno, ci scrivo ogni giorno intorno alla morte. Confesso che non ho mai pensato con molta attenzione alla questione del dare disposizioni su come vorrei essere trattato in caso di malattia che mi sottrae la coscienza che sto per morire. Ho detto che non vorrei essere portato in chiesa, specialmente se è ancora vivo il prete che c’è nel mio paese. Ho detto che preferirei la cremazione, ma non vorrei che la cosa crease troppi impicci a chi deve occuparsene (dalle nostre parti non siamo attrezzati a gestire i vivi, figuriamoci i morti). Come testamento biologico posso dire che a me fa paura la morte improvvisa, un colpo e via. La morte a poco a poco mi pare un’esperienza che adesso mi sento di preferire. Mi pare che Bufalino una volta abbia scritto: "mi auguro una lunga, aperitiva agonia". Non è stato accontentato. Spero che a me vada meglio. E che i medici stiano alla larga dalla mia agonia.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica testamento biologico il 10 novembre 2008