I taccuini di Camus

ilprimoamore



Alcuni giorni fa un giovane scrittore (Vincenzo Latronico) mi ha fatto notare che da molto tempo non scrivo più le mie "Anticipazioni" e mi ha detto che la cosa gli rincresceva.
Rimedio subito.
Tra i libri di Camus che avevo letto da ragazzo ce n’è uno che -più di tutti gli altri suoi libri- riprendo in mano spesso rileggendo qualche brano qua e là. Si tratta dei "Taccuini".
Avevo comperato il primo volume appena era uscito, nel 1963, quando avevo sedici anni. Era un libro molto bello, rilegato, con un piatto di Picasso intensamente blu in copertina, edito da Bompiani. La cura, il rispetto e l’amore con cui è stato pubblicato dal suo editore facevano immediatamente capire che si trattava di una cosa importante, preziosa. E’ stato questo, probabilmente, che mi ha fatto desiderare a tal punto quel libro da trovare le millecinquecento lire necessarie per acquistarlo. Il secondo volume è uscito nel 1965, quando avevo diciotto anni. Anche questo rilegato, con un altro piatto di Picasso in copertina, raffigurante una lotta tra due centauri (conservo ancora quei due volumi, che ho qui vicino a me mentre scrivo).
Poi più nulla. Di lì a un po’ sono stato travolto dal mio sogno politico e ho cominciato a vagabondare, non ho più pensato a queste cose per molti anni. Però sapevo dell’esistenza di un terzo volume, che io non avevo. Pochi anni fa, ho trovato in libreria un’edizione economica con tutti e tre i volumi, pubblicati sempre da Bompiani. Li ho comperati subito e così, a distanza di più di quarant’anni, ho letto finalmente anche il terzo volume. La nuova edizione è encomiabile, ma non ha nulla dell’aspetto della prima, che poteva far sognare un adolescente e fargli venire il desiderio di averla.
Non sempre sono d’accordo con Camus né mi piace allo stesso modo tutto quello che ha scritto. Inoltre, la nozione di "assurdo" mi sembra solo una descrizione culturale della vita e del mondo. Però la mia stima e il mio affetto per questo scrittore non sono mai venuti meno.
Riporto qui, senza soluzione di continuità e senza date, alcune delle riflessioni contenute in questi quaderni:

"Ma io non mi rassegnerò. Protesterò fino alla fine con tutto il mio silenzio. Non ha senso dire: "è così". E’ la mia rivolta che ha ragione, e questa gioia ’pellegrina sulla terra’ intendo seguirla passo a passo."

"Andare sino in fondo significa saper serbare il proprio segreto. Io ho sofferto ad essere solo, ma serbando il mio segreto ho sconfitto la sofferenza."

"La politica e il destino degli uomini sono foggiati da individui senza ideali e senza grandezza."

"La tentazione comune a tutte le intelligenze: il cinismo."

"Citazione da Flaubert: ’In arte non bisogna mai aver paura di essere esagerati. Ma l’esagerazione deve essere continua, proporzionale a se stessa."

"Nietzsche, con la sua vita esteriore estremamente monotona, dimostra che il pensiero da solo, perseguito nella solitudine, è una terribile avventura."

"Non esiste libertà per l’uomo fin quando non ha superato il timore della morte."

"Senso della mia opera: Tanti uomini sono privi della grazia. Come vivere senza la grazia? Bisogna pure incominciare a fare ciò che il Cristianesimo non ha mai fatto: occuparsi del dannati."

"La libertà è il diritto di non mentire."

"Più aumenta l’autenticità, più grande è per l’arte la probabilità di insuccesso."

"lo storicismo lascia inspiegato il fenomeno della bellezza, cioè i rapporti col mondo (sentimento della natura) e con gli esseri in quanto individui (amore)."

"Si capisce allora che se i greci hanno creato l’idea della disperazione e della tragedia, è sempre attraverso la bellezza."

"Hawthorne su Melville. ’Non credeva e non poteva accontentarsi dell’incredulità.’"

"Nel Diario di Delacroix, una battuta (riportata) sui critici che si abbandonano a loro volta a creare. ’Non si può contemporaneamente tenere la frusta e mostrare il didietro’."

"In arte il realista assoluto sarebbe la divinità assoluta. Perciò le imprese di deificazione dell’uomo vogliono perfezionare il realismo."

"Faulkner: ’Quelli che non sanno parlare della fierezza, dell’onore, del dolore sono scrittori senza domani e la loro opera morrà con loro o prima di loro. Goethe e Shakespeare hanno resistito a tutto perché credevano nel cuore umano. Anche Balzac e Flaubert. Sono eterni.

- Qual è la ragione di questo nichilismo che ha invaso la letteratura?

- La paura. Il giorno in cui gli uomini cesseranno di avere paura, allora ricominceranno a scrivere capolavori, cioè opere durature."

"Mauriac. Mirabile prova della potenza della sua religione: arriva alla carità senza passare per la generosità. Sbaglia a rimandarmi in continuazione all’angoscia di Cristo. A me sembra di averne più rispetto di lui, non essendomi mai sentito autorizzato a esporre il supplizio del mio salvatore, due volte alla settimana, sulla prima pagina di un giornale di banchieri. Si autodefinisce scrittore di umori. In effetti. Ma nei suoi umori c’è una tendenza incontenibile a servirsi della croce come di un’arma da lancio. Il che fa di lui un giornalista di prim’ordine e uno scrittore di secondo ordine. Il Dostoevskij della Gironda."

"Siccome zoppicava, di solito si metteva il cappello di traverso."

"Il critico sta al creatore come il mercante al produttore. L’epoca mercantile vede quindi la moltiplicazione asfissiante dei commentatori, intermediari tra produttore e pubblico. Così non è che oggi manchino i creatori, è che ci sono troppi commentatori che annegano il pesce, delicato e inafferrabile, nella loro acqua melmosa."

"Il padre di Dostoevskij faceva frustare sia i contadini che lo salutavano, sia quelli che non lo salutavano. A sentir lui, agivano da sfacciati in entrambi i casi. Dopo la morte della moglie, da lui martirizzata, di notte si ubriaca e le parla assieme, assumendo di volta in volta una voce d’uomo e una di donna. Lo ammazzano. Gli fracassano la testa, gli schiacciano il sesso tra due pietre. Due mesi dopo, Dostoevskij, che odiava il padre, assiste a una sepoltura, cade e rantola."

"Secondo i nostri esistenzialisti, ogni uomo è responsabile di ciò che è. E questo spiega la totale scomparsa della compassione nel loro universo di vecchi aggressivi. Pretendono tuttavia di lottare contro l’ingiustizia sociale. Ci sono allora persone che non sono responsabili di ciò che sono, il miserabile è innocente della propria miseria. E allora?"

"A proposito di Cézanne: ’Tale follia esigeva quella feroce disciplina che fu propria di Cézanne. Solo i dementi sono classici, perché se non sono questo non sono niente.’"

"Cena con Piovene. Dopo trenta conversazioni, comincio ad avere un’idea della vera situazione di questo paese. Non opinioni, ma fazioni."

"Nel movimento ascendente, a destra dell’altare, del Giudizio Universale, bisognava che i corpi di Michelangelo fossero muscolosissimi per poter dare quest’impressione di irresistibile leggerezza. Tanto più leggeri perché pesanti. E’ questo il nocciolo dell’arte."

"Leggo spesso che sono ateo, sento parlare del mio ateismo. Ma queste parole non mi dicono niente, non hanno senso per me. Io non credo in Dio e non sono ateo."

"Il contrario della reazione non è la rivoluzione, ma la creazione."








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 9 novembre 2008