Intimidazioni e dignità

Giuseppe Caliceti



Le spranghe tricolori portate da un camioncino bianco fino a piazza Navona. Come è arrivato lì quel camioncino? Perché la polizia l’ha fatto passare? Perché è intervenuta in ritardo per "bloccare" gli squadristi? Perché mettere in scena in parlamento la teoria dei due camioncini di destra e di sinistra (dei Cobas scuola) senza sottolineare che il primo aveva il permesso della prefettura di Roma e il secondo no? Esistono due pesi e due misure? Ammettiamo pure che nessuno abbia voluto creare ad arte lo scontro "tra studenti" per denigrare il movimento facendolo passare come un movimento estremistico, violento e antidemocratico. Comunque sia, questo è ciò che ha cercato di fare in questi giorni il capo del governo Berlusconi e i suoi media e politici affiliati: denigrarlo, facendolo passare come un movimento estremistico, violento e antidemocratico. Funzionerà? Può darsi. A volte basta ripetere cento volte una cosa all’unisono con tutti i propri media a disposizione per stravolgere la realtà. Ma questo comportamento può anche far accrescere l’indignazione di mamme, studenti e genitori e dare ancora più slancio e determinazione a un movimento assolutamente pacifico. Il ministro Maroni ha poi dichiarato che chiunque occuperà la scuola sarà denunciato. Più che un modo per proteggere gli studenti che non occupano, pare un’intimidazione per chi protesta. Ma forse sbaglio. Forse proprio un ministro dell’Interno leghista, movimento che per anni ha parlato di secessione e promosso pratiche di protesta certo non improntate al buonismo e alla tolleranza, può dare ottimi consigli agli studenti su come occupare in modo corretto – se non il campanile di San Marco a Venezia, almeno una qualsiasi scuola pubblica italiana. Chi vive nella scuola sa che questo clima di intimidazione è percepibile: i docenti contro la riforma Gelmini devono essere segnalati dai dirigenti scolastici ai superiori; i dirigenti scolastici, che con l’accorpamento delle scuole saranno ridotti, come funzionari dello Stato saranno giudicati dai superiori anche per come sapranno rendere in qualche modo operativa questa Riformaccia e contenere la protesta che parte dal basso. Non a caso i dirigenti scolastici che partecipano alla protesta si contano sulle dita di una mano e sono generalmente in età pensionabile. Insomma, il modo in cui il governo parla dell’Onda anomala non è certo improntato al rispetto e all’ascolto reciproco. L’obiettivo sembra quello di dividere e disperdere il movimento per avere campo libero nello scempio che stanno compiendo nell’istruzione pubblica, sostituendola con la privatizzazione dell’istruzione. Altro che dialogo! Anni fa D’Alema provò a dialogare con Berlusconi per la bicamerale. Sappiamo come è andata a finire. Nei mesi scorsi Veltroni ha cercato più volte di riprendere quel dialogo. Invano. Anche i sindacati, gli studenti e i docenti hanno cercato un dialogo con la Gelmini. Invano. È ormai acclarato che il governo, nonostante le stridule invocazioni del capo dello Stato, non ha voglia di dialogare. Non è neppure colpa sua. È la sua natura. Un dialogo fecondo e utile ha un senso solo se alla pari. Qui, invece, abbiamo rappresentanti del popolo democraticamente eletti che si sentono sovrani. Concepiscono forse un dialogo se sono all’opposizione, altrimenti non lo considerano necessario. E questo la dice lunga su cosa voglia dire per loro dialogare. E che idea abbiano della politica e della democrazia parlamentare. C’è solo una cosa più deprimente che cercare di parlare con chi, pur non essendo sordo, non ha alcuna voglia di parlare con te. Quale? Ascoltare un proprio rappresentante che continua a cercare di dialogare con chi non ha nessuna intenzione di dialogare con lui. Anche se hai contribuito a eleggerlo, ti viene da pensare che non sia più il rappresentante giusto per te. In Emilia gira da mesi una battuta che la dice lunga: Se Berlusconi smette di chiamarlo coglione, Veltroni accetta di farsi chiamare pirla. Insomma, politici dell’opposizione di sinistra o di centrosinistra, almeno la dignità, quella riuscite a garantircela? La dignità di non continuare a cercare il dialogo con chi quotidianamente vi denigra e, indirettamente, denigra anche noi che vi abbiamo eletto. È chiedere troppo? È estremismo, questo?








pubblicato da t.scarpa nella rubrica scuola il 4 novembre 2008