Made in Italy

Simone Cattaneo



E’ uscito, per i tipi di Atelier, il nuovo libro di poesie di Simone Cattaneo. Si intitola Made in Italy, ed è acquistabile dal sito dell’editore.

Questa è la voce di Simone:

La madre di un mio compagno delle scuole medie

mi ha bloccato in una strada del vecchio quartiere

dicendomi che suo figlio era morto.

Non si è sbilanciata più di tanto e mi ha invitato al funerale.

Mi è parso buona educazione accettare.

Una settimana dopo mi ha fermato sotto casa e con aria decisa

mi ha confidato che calzo lo stesso numero di piede del suo povero figlio,

così mi ha regalato due paia di scarpe e un giubbotto giallo.

Qualche sera fa sono finito in un bar di Milano e

ho abbordato una ragazza sudamericana molto sensibile

al mio nuovo giubbotto canarino. Ho stretto gli occhi

e le ho sussurrato che per i particolari non bado mai a spese.

***

Il mio amico Giulio si arrangiava mangiando ragni per pochi soldi,

con qualcosa in più si scolava un bicchiere di detersivo davanti

ai clienti del bar, ha impegnato la fede nuziale e ha preso lo scolo

per potere mangiare, odiava politici, froci, zingari e musulmani

non si è mai capito per cosa parteggiasse

forse solo per quell’albanese comprata e smontata

a piacere sulla branda buttata in fondo al cantiere.

***

Ho incontrato un mio vecchio compagno di calcio

alcuni mesi fa in un ristorante di Torino, abbiamo giocato insieme

per circa dieci anni, da altrettanti non ci si vedeva

ci siamo abbracciati e abbiamo ordinato da bere. Vive lì adesso, almeno

così mi ha detto, genitori e fratelli morti, una zia a Garbagnate e

qualche cugino vicino a Napoli, gli unici suoi gioielli.

Era già ubriaco. Nessuna donna, lavoro interinale e monolocale.

Poi mi ha domandato come me la passavo. A quel punto è caduto

dallo sgabello del bancone e si è fratturato femore e umore.

Ho pagato il conto, chiamato una autoambulanza e me ne sono andato

sapendo che non avrei potuto fare niente di più

quella notte, né per lui né per me. Quando giocavamo

insieme, entrambi difensori, non provavamo pietà per nessuno.

***

Era il capocannoniere acclamato dei tornei di calcio dell’intero isolato

anche se riceveva la pensione di invalidità per totale cecità,

riusciva a spaccare il parabrezza di una macchina a mani nude senza tagliarsi,

aveva la pelle delle braccia flaccida come asfalto fuso

tutti i ragazzi non più alti di così

lo chiamavano Aladino perchè risolveva ogni problema di vita con un buon consiglio.

E’ morto straziato dal monossido di carbonio di una stufa a metano,

ha lasciato alla ex moglie una roulotte verde sbiadita e

dei cumuli di spazzatura grandi come piscine comunali.

Quando ero bambino mi ha biascicato che per innamorarsi

bisogna procedere alla molatura per ottenere una superficie liscia oppure

percorrere un’autostrada contromano in agosto.

Perché proprio in agosto non l’ho mai capito.

***

Aveva un piede valgo e studiava diteggiatura

mentre tramutava Ketamina liquida in cristalli per poi sniffarla

e mi chiese ad un tratto facendosi serio cosa ne pensassi

della situazione mediorientale e delle scarse risorse energetiche planetarie.

Mi sono tuffato sulla poltrona di elle marrone del salotto e

ho chiesto un pò di vino. Inizia la partita dell’Italia fra poco,

tutti in piedi a cantare qualcosa di diverso mangiandosi solfeggi e

salame: è solamente un’altra serata di calcio contaminato,

in attesa di una nuova leucemia.

Simone Cattaneo, Made in Italy, edizioni Atelier, euro 10








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica poesia il 3 novembre 2008