Infiltrare, reprimere, disinformare

Teo Lorini



Provocatori e infiltrati che mettono le città a ferro e fuoco; una repressione fatta di violenza indiscriminata; sirene spiegate delle ambulanze a sovrastare il rombo delle auto di polizia; studenti e maestre, professori universitari e precari della ricerca picchiati a sangue…
Ma cos’è? Sono forse immagini di repertorio? Magari qualche filmato sulla mattanza di Genova 2001 e sull’assassinio di Carlo Giuliani? No. Bisogna andare più indietro ancora, ai disordini del 12 maggio 1977, quando la 19enne Giorgiana Masi venne ammazzata con un colpo di pistola alla schiena.
Nel 1977 il ministro dell’Interno, e cioè il responsabile della condotta delle forze dell’ordine, fra cui i poliziotti infiltrati che furono fotografati con la pistola in pugno (in alto), era Francesco Cossiga. Lo stesso Cossiga che il 25 gennaio 2007 ha dichiarato al "Corriere della sera" di conoscere (e di nascondere in sprezzo alle istituzioni, alla giustizia e ai parenti della vittima) il nome dell’assassino. Lo stesso Cossiga che sul "Quotidiano Nazionale" del 23 ottobre scorso ha dato alcuni suggerimenti per fermare l’Onda e annegare nella violenza la civilissima protesta di studenti, maestre, ricercatori, stupefatti e atterriti dal massacro della scuola pubblica contenuto nel decreto Tremonti-Gelmini.

L’intervista a Cossiga arriva dopo l’ennesima sortita di Berlusconi che il 22 ottobre, a bocce ferme e senza che si sia ancora registrata una violazione, un tumulto, un sopruso, ha deciso di radicalizzare lo scontro, minacciando l’invio della polizia nelle scuole e negli atenei. L’improvvida uscita rientra di fronte a proteste dal basso e dall’alto, non ultima quella del leghista Maroni cui spetterebbero, in qualità di ministro dell’Interno, le decisioni in materia di ordine pubblico. Incurante del ridicolo, (e sicuro dell’appoggio di telegiornali e fedelissimi anchormen), Berlusconi nega l’evidenza dei filmati e smentisce sé stesso.
Il senatore a vita Cossiga la definisce una «figuraccia» e, senza farsi pregare, illustra al giornalista Andrea Cangini la sua «ricetta democratica» (sic) per scardinare la protesta.
Bisogna infiltrare i manifestanti con agenti provocatori pronti a tutto, lasciare che questi ultimi diano luogo a violenze che esasperino la popolazione e, a quel punto, contare sul favore popolare per lasciar mano libera alle forze dell’ordine che dovrebbero picchiare senza pietà, tutti, anche i docenti che fomentano e specialmente le «maestre ragazzine».

La cosa più grave, in questo fiotto di vomito e brutalità antidemocratica, è che non si tratta di un scenario da fantapolitica, letto in qualche romanzetto sovraccarico di dietrologia ma, per esplicita ammissione dell’intervistato, questo è «quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno», quando cioè Giorgiana Masi venne assassinata a colpi di pistola in piazza Gioacchino Belli. È incredibile pensare che un personaggio simile sia rimasto a capo del Viminale dopo quegli eventi e sino al sequestro Moro, che fu tanto disastroso nella conclusione, quanto oscuro nella gestione: per fare solo un esempio fra molti, risultarono affiliati alla loggia massonica eversiva P2 tutti i membri dei comitati di crisi creati da Cossiga, con l’unica eccezione di Gaetano Napoletano, prontamente giubilato e sostituito da Walter Pelosi (tessera P2 n. 754). Ancora più incredibile è che il suddetto personaggio sia stato addirittura Presidente della Repubblica Italiana e ora, in spregio del pudore e del decoro dovuti a quella carica, predichi la violazione delle regole democratiche e la brutalità legalizzata verso cittadini inermi da uno scranno di senatore a vita.

Intendo proseguire questa riflessione, ma prima due cose.

In primo luogo mi sembra opportuno segnalare, a chi volesse conoscere meglio la carriera e le gesta di Francesco Cossiga il bel libro di Sergio Flamigni, I fantasmi del passato, pubblicato dalle edizioni Kaos.

Trovo inoltre giusto chiudere questa prima parte del mio intervento trascrivendo integralmente l’intervista a Cossiga del 23 ottobre. A futura memoria, in un Paese dove ogni giorno di più s’invera il dubbio di Sciascia sul futuro della memoria.

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico PCI ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.

Quali fatti dovrebbero seguire?
Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno.

Ossia?
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito... .

Gli universitari, invece?
Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.

Dopo di che?
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.

Nel senso che...
Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.

Anche i docenti?
Soprattutto i docenti.

Presidente, il suo è un paradosso, no?
Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale! .

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.

Quale incendio?
Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale.

È dunque possibile che la storia si ripeta?
Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo.

Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti. .
Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama... .

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...
Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all’inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com’era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c’è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente.

(continua)








pubblicato da t.lorini nella rubrica giornalismo e verità il 2 novembre 2008