Lettera a W

Giuseppe Caliceti



Caro Walter, non ci conosciamo ma ti ho visto – non in video, dal vivo – sei mesi fa alle "Invasioni barbariche". Tu eri in piena campagna elettorale. Io parlavo di burn out. Hai raccontato di tutti gli italiani che incontravi in quel periodo. Poi Daria ti ha chiesto quale dei piatti tipici delle varie regioni d’Italia preferivi. Io avrei risposto cappelletti o tortelli di zucca. Tu non hai risposto. A ogni modo, non è di zucche che vorrei parlarti, ma di scuola e democrazia. Mi fa piacere dirti che ho apprezzato il tuo sostegno al movimento spontaneo per salvare la scuola pubblica italiana. E’ arrivato in ritardo, ma almeno è arrivato. Ho apprezzato il modo in cui vuoi dialogare e dare spazio al movimento, rispettandone a-partiticità e autonomia. Ho apprezzato la proposta del Pd di indire un referendum popolare per abrogare il decreto-Gelmini e metterò la mia firma, anche se così facendo il prossimo anno intanto insegnerò in una prima elementare come maestro unico, come 25 anni fa a inizio carriera. Detto questo, voglio dirti due cose.

La prima: tu a volte fai troppo l’americano. Eppure, per quanto riguarda la scuola, saprai che per l’integrazione degli studenti stranieri e dei bambini diversamente abili, la nostra è studiata in tutto il mondo. E qui a Reggio Emilia vengono da ogni nazione per studiare gli asili più belli del mondo; lo sai perchè apparivano anche in depliant elettorali di Pci, Pds, Ds e, immagino, ora anche Pd. Eppure la politica scolastica proposta in questi anni da Berlinguer, Fioroni e Compagnia Bella, non ci assomigliava affatto. Proponeva tutta una roba diversa dall’idea di bambino e ragazzo, di scuola e società civile, che avevano in mente gente come Loris Malaguzzi o Gianni Rodari quando dedicò ai bambini reggiani La grammatica della fantasia. Ancora: invece di dire "investiamo" sui giovani e la scuola, applicando un lessico economico (ma poi anche un pensiero) a una materia così delicata, esattamente come fa Berlusconi, cerca un sinonimo, cerca di essere più creativo. Le parole contano.

Seconda cosa che voglio confidarti: in questo scoppiettante inizio anno scolastico anti Gelmini, sciopero compreso, ho capito che così non va. Non può andare. Siamo l’unico Paese occidentale che convive quotidianamente con un imbarazzante conflitto di interessi tra politica e informazione. Io non so perché, quando il centrosinistra era al Governo, non ha saputo, potuto o voluto risolvere questa triste anomalia italiana. Adesso non lo voglio neppure sapere perché dopo mi incazzo di più. So però che se io avevo votato centrosinistra era soprattutto per questo, perciò sono rimasto deluso. Ecco, vedi, io sapevo già della potenza di fuoco che ha chi detiene, oggi, in Italia, sia la maggioranza del potere politico che informativo. E pensavo di essere più intelligente, di potermi difendere. Ero un presuntuoso. Sei mesi fa il 16% degli italiani erano per il maestro unico e ora sono oltre il 60%. Non credo che siano diventati tutti pedagogisti né scemi. Li rispetto. Però mi fa paura che in solo sei mesi ci sia un gruppo di persone che oggi, in Italia, può spostare l’opinione degli italiani così. E se magari si mette in testa di proporre…. No, non voglio pensarci. Ma ti chiedo: che senso ha inseguire i sondaggi se non si risolve questo conflitto? Che senso ha parlare di democrazia compiuta? Insomma, grazie per il referendum sulla scuola, ma ce ne è uno più importante: quello sulle leggi che devono regolare il rapporto tra politica e informazione. I sondaggi per Berlusconi oggi sono sudcoreani. Roberto Saviano se ne va dall’Italia, ma l’Italia se n’è andata da tempo da se stessa, non ti pare? Concludo: sai che oggi, a 6 anni, in Italia, un bambino entra a scuola e sa già chi è Berlusconi? Non sa chi è il Papa, il presidente della Repubblica. Spesso non sa bene neppure chi sono Allah o Gesù Cristo. Ma di Berlusconi ha già sentito parlare. Cosa ne pensi? Non può essere un caso. Non accadeva così dai tempi del ventennio. In un Paese dove è saltato ogni regolamento tra informazione e politica, tutto è possibile. Politica e informazione: l’emergenza è questa. Emergenza democratica, civile. Totale. Gli anni passano e se ne vedono di giorno in giorno le nefaste conseguenze. Ci aiuti a risolvere questa anomalia qui o anche in questo periodo hai impegni più urgenti?

Grazie dell’attenzione, con stima

calicetigiuseppe@libero.it








pubblicato da t.scarpa nella rubrica scuola il 1 novembre 2008