Lezione di gola

Ermanno Cavazzoni



Siediti. Mangia. Sono polpette. Lo scrivere, dopo. Sono troppe? Sono solo abbondanti. Sì, polpette fritte. Cosa dici? che ti restano poi sullo stomaco per tutto il giorno? Beh, certo, ci vuole il tempo necessario anche per digerire. Siamo esseri umani. Intanto assaggiale.

È vero? cosa ti avevo detto? le polpette sono il culmino della cucina: se sono però fritte dentro lo strutto. Sì, lo strutto, sono più saporite. Vedi come sono dorate? appena un po’ croccantine? Uovo, carne e pangrattato, è un cibo semplice. Ne puoi mangiare quante ne vuoi. Prendine ancora. Ma no! cosa dici? non è una porzione per quattro, è una porzione scarsa per uno. Una mezza porzione sì e no. Le polpette le danno anche ai malati. Fanno bene all’ulcera. Cosa e entra se sono fritte? Il fritto fatto come si deve è più leggero del riso; dell’insalata, che va tanto. L insalata lasciamola ai ruminanti, ai filosofi. E assaggiane ancora due. Adesso ti metti a contarle? Si dice due per dire poche. Va beh! e se anche non sono poche, togliti però almeno la voglia. Una porzione per cinque? Ma cosa dici? tu le polpette non le hai mai mangiate, dimmi la verità. Tu avrai mangiato quei polpettini secchi secchi da ristorante, da tavola calda, che non li voglio neanch’io, no, proprio no, non li voglio. Mangia intanto, mangia che ti spiego. Al ristorante ti portano due polpettini mignon e tu dici: ma cos’è? E l’ordinazione, ti dicono. Volevo delle polpette, ho ordinato delle polpette. Sono queste, ti dicono. Hai capito? sarebbero delle polpette secondo loro… mangia intanto… Come? Hai mangiato abbastanza? Altre due, da qua, dammi il piatto. Dammi il piatto, ti dico. Non hai ancora sentito il sapore e non ne vuoi più. Ti ho detto che non e c’è altro. Fra un’ora ti viene fame. Sì! addirittura! per dieci! ne hai mangiate per dieci! Ma va là! Una polpetta non è niente, va giù, non la senti, l’hai già digerita in bocca. E non dirmi basta, che voglio che quando ti alzi tu abbia mangiato. Altre due. Sì, queste sono fritte meglio, perché lo strutto è più caldo, e allora basta un attimo e sono pronte. E restano leggere. Te le faccio sentire. Queste le devi sentire. Ma no che non sono troppe. E poi c’è la patata. Un po’ di patata e un po’ di cavolfiore, le alleggerisce. Senti che morbide? La base è la stessa: carne, uovo e pangrattato; semplicissimo. Poi ci si può aggiungere ritagli di pollo. Restano sempre leggere. Sentile! C’è anche la mortadella, a dadini, piccolissimi, solo per il sapore, ma è come se non ci fosse; mortadella e lardelli, è un’aggiunta mia. È vero che ti piace? Ma no che non sono molte! è un assaggio! Una sola non dice niente, non fai in tempo a sentirla. Ma non starle a contare! Le polpette si mangiano, non sono aritmetica. Mangia che non siamo al ristorante, che lì casomai è meglio stare leggeri… mangia intanto… Al ristorante mai prender polpette! le fanno con la segatura. Non fa male, ma non ha sostanza. In tempo di guerra le facevamo anche noi di segatura, ne mangi ma non ti saziano mai. Segavamo la legna per il fuoco, e con la segatura facevamo le polpette. Tu però intanto finisci quelle nel piatto, che sarebbe un peccato. E poi comunque vuoi che te lo dica? Le polpette non sono mai abbastanza. Tu le friggi, le friggi, e il piatto è già vuoto. Mangia intanto, non preoccuparti dell’ora, sarà l’una e mezzo. Le tre no, è impossibile. Quand’è che mi sono messo a friggere? non era l’una. [...] E quante padelle avrò fatto? Resta seduto, vado a vedere io l’ora, solo un attimo che finiscono queste di friggere. Sì, queste sono speciali, appena appena più grosse; carne, carciofi, spinaci e formaggio, eccole qui. Enormi? ma va’ là! Non si fanno mai enormi le polpette, non friggono bene. E il diametro apparente che cambia. Assaggiale, che ti rendi conto. Mmmh!… ma non le vorrai lasciar lì? Fa’ posto, fa’ posto che ne arrivano ancora. Queste vedrai, si fondono in bocca; tu le polpette non le conosci. Cinquanta? Ne hai mangiate cinquanta? Beh? e se anche fosse? Le polpette fan solo bene, aiutano a scrivere. C’è la carne, la verdura, l’uovo, che è di gallina; pangrattato, che è come dire niente. Quando uno ne ha mangiate abbastanza, allora smette; non prima. Se no resta lo stomaco con un languorino, e vai via insoddisfatto. Cosa devi fare dopo? battere a macchina? Allora mangia con comodo che la macchina, lei, è là e non ha fretta. Poi vai a battere che almeno sei in forza; e scrivi tutto quello che vuoi. Anche di fantasia. Se sei a stomaco vuoto, ti siedi alla macchina e pensi alle polpette. Ne avessi mangiate! Altro che scrivere! Le avessi qui!… Aaah, adesso sì; vedi come ti piacciono? Lo sai che le polpette le facevano già nella preistoria? …mangia intanto… Perché il loro concetto è elementare: un po’ d’uovo, che c’era già, di pangrattato, che l’avevano già inventato. Ti puoi immaginare se non l’avevano inventato? la grattugia non ci vuoi tanto a inventarla, e il pane secco basta tenerlo lì che è secco in un giorno… Oooh, sì, vedi come mangi di gusto adesso? perché le polpette non saziano. Non so perché. Per quanto se ne mangino non saziano. Queste sembran più grosse ma sono più leggere, perché l’uovo è un po’ montato, e poi non c’è manzo ma vitello: testina, interiora, fegato, lo senti? e mammella. Aspetta aspetta che ne friggo un altro po’. Queste sono con lo zampetto e la polpa di coda. Bevi, bevi, che vanno giù. No! non sono le cinque, c’è ancora luce, non vedi? A scrivere sei sempre in tempo. Aspetta che aggiungo altro strutto. Si frigge bene se c’è molto strutto; dev’essere caldo, ma non deve fumare. Stai pure comodo, che poi dopo pranzo ti metti alla macchina da scrivere più sereno; adesso però mangiale finché sono calde. Ce la fai, vedrai. Ma no che non sono molte! Tanto non abbiamo fretta. E intanto io ne metto su delle altre che non hai ancora assaggiato: c’è peperone, cipolla, melanzana, olive; le faceva mia mamma, poveretta; lei ci metteva anche zucca dolce, le piaceva la zucca, poveretta; me le ricordo, delle polpette che, ci sedevamo a tavola, “ancora! mamma, son già finite!”, e lei friggeva, era contenta di friggere, poveretta; quante che ne mangiavo, tutti i giorni; alla domenica le faceva col sugo, fritte e passate nel sugo. Poi mio padre è morto; è morta anche mia madre e io, cosa vuoi? se posso fare due polpette… non è un onere, figurati! Dopo si pensa meglio… Eh, sì, è vero, è già buio; ma non è tardi. Le polpette mi sono alzato questa mattina alle otto per prepararle. Sì, è vero, il tempo passa. Saranno le sei? Non so. Te ne friggo altre due? Sì? …Aaah, adesso sì che sono contento, perché prima mi sembrava tu fossi un po’ astenico. Sì, sai gli astenici? io non li sopporto. Quelli che stanno a digiuno, perché dicono: noi astenici, noi sì, che siamo liberi. Mangia invece se vuoi aver fantasia! Gli astenici, loro, sono vuoti interiormente, sono dei deboli. Vuoi bagnare un po’ di pane nello strutto? Tienlo un po’ dentro che frigge. Mentre aspetti le polpette vedrai che te lo godi il pane fritto; e non stai a stomaco vuoto. Buono, eh? Anche lo strutto è strutto buono. Bevici dietro qualcosa, che ormai le polpette sono pronte. Sì sì, sono le sette e mezzo, ho visto; dammi il piatto, è ora di cena! Adesso mi siedo anch’io che ceniamo [...]. Poi ti faccio un pacchetto, con le polpette, per domani, così puoi battere a macchina, scrivere di fantasia, e non ti senti quel vuoto interiore, che è negativo. Tienle vicino. Credi nelle polpette, che io le conosco e queste cose le insegno.

da E. Cavazzoni, Gli scrittori inutili, Feltrinelli, Milano 2002 (via I libri in testa)








pubblicato da a.amerio nella rubrica libri il 6 marzo 2012