Allappa.

Tiziano Scarpa



In questi giorni di ottobre Istanbul trabocca di melagrane, sui banchi per le strade ne sono esposti quintali. I baristi tagliano via una calotta dalla scorza cartonata, schiacciano il frutto dentro un aggeggio di metallo, afferrano una leva e la tirano a sé premendo poi con forza verso il basso. Per un attimo la melagrana sembra trasferirsi sul bicipite dello spremitore, che si ingrossa soffuso di succo sanguigno. "Ti piace?", le chiedo bevendo colore puro, come quegli acquerelli che mia nonna mi preparava sciogliendo pigmenti in scodelle di vetro. "È un po’ acido, e allappa la lingua," dice lei, socchiudendo gli occhi, deliziata. Io ripeto quella parola, "sì, allappa", la sento in bocca, saporita di melagrana. Perfetta riuscita linguistica, verbo che patisce l’ambiente in cui si produce, contiene il fenomeno a cui dà nome, lo accoglie, gli dà forma. La vocale primaria prova a aprirsi tre volte, si incolla. Nella saliva viscosa delle doppie elle e pi si allappa la lingua al palato.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 30 ottobre 2008