Sciopero, scuola e doposcuola

Giuseppe Caliceti



Il successo dello sciopero del mondo della scuola italiana non sorprende. Questo è solo l’inizio! è uno degli slogan più gridati. In effetti, nonostante il nuovo anno scolastico sia incominciato da appena qualche mese, la sensazione è che sarà lungo. La vera partita inizia ora. Mai come oggi studenti e docenti e semplici cittadini possono rendersi conto di come i diritti conquistati per sé e per i propri figli in tempi ormai remoti, se non sono strenuamente difesi, semplicemente ti vengono tolti.

Ma cosa succederà ora? Vale la pena ricordare che anche la Riforma Moratti passò, ma poi non se ne fece nulla o quasi, perché un’opposizione nata dal basso era riuscita a bloccarla. Per applicare il taglio Tremonti-Gelmini ci vorranno tutta un’altra serie di decreti, regolamenti attuativi, circolari. Inoltre nella 137, in cui si tolgono fondi in tre anni a tutto il comparto educazione dagli asili all’università, a proposito della scuola primaria si parla di "un orario di sole 24 ore per un unico maestro", ma si legge pure: "salvo diverse esigenze richieste dalle famiglie". Se prendiamo per esempio l’Emilia Romagna, dove il tempo pieno di quaranta ore settimanali è diffuso nell’ l’80% delle scuole, viene da chiedersi se il Governo saprà veramente rispondere alle esigenze delle famiglie. Se cioè i genitori degli alunni si faranno veramente sentire reclamando di non veder tagliato il diritto di un tempo scuola di 40 ore per i loro figli.

Proprio per questo, appena approvato il decreto, Berlusconi ha iniziato a parlare improvvisamente di "doposcuola", che è cosa ben diversa dal "tempo pieno". L’idea di doposcuola è infatti una sorta di babysitteraggio che già negli anni sessanta iniziò a essere considerata sorpassato e che oggi si evoca solo per questioni economiche. Un’idea offensiva per i docenti ma anche per gli studenti e per i loro genitori. In poche parole: la vera scuola ci sarà nelle quattro ore al mattino, il resto è "sorveglianza" dei bambini. E di questo se ne occupa non lo Stato, dice Berlusconi, ma gli enti locali. Ci pensino loro a chiedere ai genitori degli studenti, oltre la retta mensa, anche quella per la sorveglianza dei figli a basso costo. O al pomeriggio li mandino nelle parrocchie, le famose "agenzie educative" più diffuse sul territorio italiano.

La vera partita, nella primaria, si giocherà proprio sul tempo pieno. Il Governo riuscirà a garantire qualità alla scuola non solo alla mattina, ma anche al pomeriggio? No. Come sarà possibile farlo se la Gelmini parla di mettere un insegnante solo a 24 ore nelle classi a tempo pieno che hanno 40 ore di tempo scuola per gli alunni? Occorrerà poi che genitori e studenti – i veri utenti della scuola – accettino di accontentarsi di un doposcuola – cioè non di una scuola – e per di più, probabilmente, pagandolo. Avere meno e pagare di più. Accetteranno? Solo se sapientemente distratti e disinformati con questioni tipo grembiulino-sì o grembiulino-no. Senza accorgersi che il grembiulino è solo una foglia di fico per nascondere le vergogne di questo disegno. E all’inizio del prossimo anno scolastico si accorgeranno di cosa accadrà realmente. Chi ha veramente a cuore il presente e il futuro dei propri figli permetterà un tale scempio? Solo se opportunamente disinformato.

Il 25 gennaio partono le pre-iscrizioni degli studenti per il prossimo anno scolastico. Entro quella data le famiglie potranno scegliere per i propri figli 24 ore di insegnamento o una scuola che prevede un tempo scuola comprensivo di mensa di 40 ore? Ipotizziamo che, al Nord, sia confermato un trend alto – oltre il 50% – di richieste per il Tempo Pieno: il Governo sarà in grado di risponder loro senza stratagemmi, cioè garantendo una scuola di qualità? Ne dubito. Certo un modo efficace per sapere se il Governo è sincero o mente ci sarebbe: chiedere di iscrivere tutti i bambini e i ragazzi italiani a un modello di scuola a tempo pieno. Come reagirebbero i dirigenti scolastici? E il Governo? Verrebbe meno alla richiesta di quali famiglie? Dei più belli?








pubblicato da t.scarpa nella rubrica scuola il 30 ottobre 2008