Come mosche nella cioccolata

Mauro Pianesi



"La prossima volta che vengono questi che mi vogliono come sindaco io gli parlerò che il mio programma politico potrebbe essere solo quello di parlare del corpo. Andrei per le case a parlare della morte. Non prometterei piscine e posti di lavoro, ma direi che il mondo è pieno di morti che non si fanno seppellire"
(da "La vita semplice", di Franco Arminio)

Il processo ai presunti assassini di Meredith era già cominciato da diversi giorni, nell’antico palazzo di giustizia perugino. Ma era venuto il momento di "Euro Chocolate", la manifestazione dei produttori e dei venditori di cioccolato che si svolge ogni anno nel centro cittadino. Il processo, allora, è stato spostato ai bordi del centro storico, in una sede del tribunale ricavata nell’antica centrale elettrica. E lì è continuato.
Peccato, però, perché nella prima sede, nella centralissima piazza Matteotti, tutti i furgoni delle emittenti italiane, ma che dico italiane, mondiali [1] , se ne stavano belli allineati e ci davano un senso di importanza che non tutte le città così piccole possono vantare. E poi i negozi del centro ne beneficiavano: vuoi mettere quanto mangiano bevono e fumano reporter e tecnici, parenti e curiosi, in attesa che Rudy - Amanda - Raffaele coi loro avvocati e i pm e i testimoni entrino ed escano dall’aula?
"Euro Chocolate" è una manifestazione ideata da un imprenditore perugino attorno all’attività industriale per cui la città è ancora conosciuta in Italia: la fabbrica del cioccolato. Migliaia di turisti salgono in centro nell’arco dei nove giorni di apertura per comprarsi – a caro prezzo – diverse varietà di cioccolata, gustare – a prezzo concordato – qualche merendina alla cioccolata, ammirare mucche caroline gonfiabili, farsi persino un giretto in mongolfiera sopra la città. I registratori di cassa dei negozi, nelle zone attraversate da tutte queste persone, suonano che è un piacere. La città è interamente mobilitata e, dopo qualche casino nelle prime edizioni, ha imparato ad organizzarsi e a non restare imprigionata dal traffico.
Due cose mi hanno sempre meravigliato di "Euro Chocolate" e del suo enorme successo.
La prima è la straordinaria, geniale abilità del suo ideatore nel riuscire a costruire un simile fenomeno mediatico, capace di attirare decine di migliaia di persone verso il niente (perché la manifestazione, di per sé, è una sagra volgarotta e televisiva a cielo aperto, nel grande centro storico perugino, finalizzata alla vendita di prodotti per lo più reperibili comodamente, e a minor costo, in qualsiasi ipermercato) al grido di "Dov’è che se magna la cioccolata a gratis?".
La seconda cosa è che la manifestazione, con la sua ubicazione in una capitale decaduta della cioccolata, chiama a raccolta tutti gli elementi di un immaginario che non ha più un radicamento effettivo nel territorio, e che è morto e defunto da un pezzo. Da una ventina d’anni Perugia non è più la città del cioccolato, ma solo una città dove opera una fabbrica di cioccolato. Semmai, è la città di "Euro Chocolate".
La "Perugina" fu fondata nel 1907 da Francesco Buitoni: in poco più di settant’anni i suoi eredi la portarono al successo mondiale, poi alle difficoltà economiche ed organizzative degli anni ’70 e, infine, alla vendita di tutto il gruppo IBP (Industrie Buitoni Perugina) prima a Carlo De Benedetti (1985) e, da questi, al gruppo svizzero Nestlè (1988). È difficile immaginare, oggi, che Perugia sia stata per così tanto tempo la capitale di una multinazionale (nata e sviluppatasi addirittura in uno dei tanti vicoletti dell’acropoli) ad opera di una famiglia che, oltre a quelli imprenditoriali, ha svolto funzioni dirigenti un po’ in tutti i settori della vita cittadina. Marchiandola col proprio logo, come una tavoletta di fondente o di nocciolato al latte. Oggi la "Perugina" è soltanto un nome nell’elenco sconfinato dei marchi "Nestlè", il più grande gruppo industriale alimentare del mondo, con 253.000 dipendenti e un fatturato che nel 2005 è stato di 91 miliardi di franchi svizzeri (circa 63 miliardi di euro) [2].
Insomma, fino a un po’ di tempo fa a noi perugini veniva riconosciuto, a torto o a ragione, un… genius ciocolactis autoctono che, oramai, non esiste più.
E che effetto strano fa, allora, girare per Perugia in questi giorni rimirando gli esiti prodigiosi che la morte, così, a vario titolo, riesce a produrre nel mondo dei vivi. Che indotto economico e d’immagine! E che viavai di corpi per le nostre vie, dove le foglie non riescono a cadere dagli alberi tant’è ancora tiepido e solare il tempo. I corpi immaginari di Mez, di Amanda e dei due ragazzi che s’intrecciano nelle più acrobatiche fantasie sessuali televisive fino alla carneficina finale, e poi scappano dalla casetta, poi vi ritornano, e si rincontrano e ricominciano ad incastrarsi e poi un’altra uccisione e via così, all’infinito, da un programma all’altro… I corpi della macchina mediatica e turistica che masticano lenti dietro alle telecamere, si rassettano i capelli prima d’andare in onda, intervistano uno degli avvocati difensori col taccuino in mano. O i corpi pesanti e accaldati dei turisti in faticosa ascesa lungo la città del cioccolato: ma quante cose ci sono da vedere qui a Perugia? La casa dove l’hanno ammazzata e l’uscita dal processo, la partita con gli scacchi di cioccolata e la mucca carolina...

______




[1] Alcuni nomi: Saskia Voss e colleghi della tedesca "Focus Tv", Nick Pisa del "Daily Mail" con moglie e figli, Tom Kington del "Guardian", Nick Squires del "Daily Telegraph", Peter Poham dell’"Indipendent", Richard Owen del "Time", Rachel Donadio del "New York Times", Andrea Vogt per il "Seattle Post" e l’"Intelligencer", Sabina Castelfranco e Allen Pizzey per la "Cbs", Hada Messia per la "Cnn" Keith Miller per la "Nbc", Nikki Battista dell’"Abc" (che è riuscita addirittura ad assicurarsi l’esclusiva con i genitori di Amanda Knox), Barbie Nadeau di "Newsweek" (da un articolo de "la Repubblica" del 29.10.2008)

[2] Non vale la pena, adesso, stare a ricordare i precedenti che, quanto meno, oscurano il bianco latteo del marchio Nestlé nel mondo: dalle ripetute accuse di violazione dei regolamenti internazionali sulla fabbricazione dei surrogati del latte materno (propinati a milioni di madri nel Terzo Mondo), alla causa di 6 milioni di dollari intentata al paese più povero del mondo, l’Etiopia, al commercio di tonnellate di cibo per animali contaminato in Venezuela, alle supposte attività di pressione sui poteri politici a cominciare dal Congresso U.S.A.





pubblicato da s.nelli nella rubrica dal vivo il 29 ottobre 2008