Visioni americane

Giovanni Giovannetti



Ben Pastor è una scrittrice italoamericana nostra amica. Nata a Roma, dopo la laurea in Lettere si trasferisce negli Stati Uniti e ne acquisisce la cittadinanza, senza tuttavia rinunciare a quella italiana. Sposa un ufficiale dell’aviazione militare, da cui mutua legalmente il cognome Pastor. Docente di Scienze Sociali presso diverse Università, insieme ad un’intensa attività saggistica e didattica (da Federico García Lorca agli studi sulla "mente genocidiale", dall’etnomusicologia al femminismo in letteratura, dall’archeologia greca e latina alla storia dell’emigrazione italiana in Vermont) si cimenta anche nella scrittura, scrivendo decine di racconti per le principali riviste di letteratura poliziesca. Nelle sue opere, le regole del mystery sono contaminate da quelle del romanzo storico e del racconto di introspezione psicologica, in cui spesso trasporta anche il suo amore per l’antichità classica, nonché un doloroso esame della condizione dell’uomo in tempo di guerra.

Come cambierà la percezione degli Stati Uniti nel resto del mondo se Obama diventerà presidente?

Obama sarebbe un biglietto da visita formidabile. Il suo essere un uomo diverso - per colore e per origine religiosa, ma anche per qualità di homo novus alla politica - potrebbe generare molte difficoltà all’interno degli Stati Uniti. Ma tutte queste complicazioni si trasformerebbero in un enorme vantaggio internazionale. Il suo stesso colore, il suo stesso essere non-bianco, non-wasp, secondo me, è un biglietto da visita formidabile, che farebbe forse amare gli Stati Uniti più di quanto non lo siano ora.

Nel 2007 due milioni di tuoi connazionali hanno perso la casa perché non erano più in grado di pagare il mutuo troppo oneroso. Cosa sta succedendo?

È il prezzo da pagare per avere permesso alla grande industria di diventare politica, e alla politica di diventare grande industria. E questo sia detto con tutto il rispetto per chi fa l’industriale di professione: gli industriali dovrebbero fare gli industriali. Ho appena sentito dire, su CNN, da uno dei rappresentanti della grande industria, che «i politici non capiscono il mondo. Noi capiamo il mondo, e siamo noi che dobbiamo aiutare i politici a capire il mondo». Io trovo bizzarro che l’industria - grande media o piccola - supponga di comprendere il mondo meglio di quanto la possano capire un politico, un filosofo, un politologo, un religioso. Anche qui registriamo l’arroganza di un potere che si crede assoluto, e crea iatture...

In Italia il problema è stato risolto: l’economia ha comprato la politica...

Assolutamente vero e ne vediamo i risultati. C’è una coincidenza di interessi lobbistici con il governo. E potrebbe anche essere una coincidenza virtuosa, in teoria, ma molto spesso non lo è... Perché raramente c’è virtù, dove c’è molto denaro. Come disse Balzac, dietro ogni grande fortuna c’è un grande crimine.

Se il destino del mondo dipendesse da te, quali decisioni prenderesti a breve medio e lungo termine?

Se io avessi potere decisionale sui grandi uomini - perché dei grandi uomini si tratta - ordinerei loro, a breve termine, di fermare tutti i conflitti, dovunque essi siano. A medio termine: indire elezioni dovunque, controllate da organismi super-partes che non siano le Nazioni Unite. E a lungo termine: internazionalizzare, sotto le stesse istituzioni super-partes, tutte le grandi risorse mondiali.
Bisogna cambiare il modo in cui si concepisce il potere. Perché credo ci sia un modo di vedere il potere come assoluto, mentre il potere non è mai assoluto: il potere è relativo. Se se ne riconosce la relatività, si ridimensiona anche l’affetto che si porta per il proprio potere. Se lo si vede come assoluto, ovviamente, non se ne vedono i confini; ed è da questo che derivano le tante iatture che hanno colpito l’umanità.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica a voce il 27 ottobre 2008