L’anno (scolastico) che verrà

Giuseppe Caliceti



In questi giorni partecipo a diversi incontri di insegnanti e genitori preoccupati dalla riforma Gelmini. Lo scorso fine settimana ero a Quattro Castella insieme alla senatrice del Pd Albertina Soliani, ex maestra e direttrice didattica, che da sempre si occupa attivamente, dai banchi della maggioranza o, come oggi, dell’opposizione, di scuola. La sua sensazione è che, nonostante tutte le proteste, il decreto Gelmini passerà. Senza dibattito. Con la fiducia. Il 29. Perché tutto è già stato deciso il luglio scorso da Tremonti. Se non dovesse passare, cadrebbe il Governo o quasi. Perché bisognerebbe rimettere mano alla finanziaria già votata, che equivale a far cadere il Governo. Perciò il decreto Gelmini passerà. Il 30 ci sarà il grande sciopero della scuola indetto fuori tempo massimo dai sindacati. Ma Napolitano firmerà il decreto Gelmini. Dopo di che, si sta a vedere che succede. Se la protesta e il malcontento si affievoliranno o no. Sergio Govi, consulente del Ministro Gelmini, in una apatica intervista ha recentemente dichiarato che, secondo le sue previsioni, le proteste finiranno "quando verrà a piovere, o forse quando finirà il primo trimestre o quando il decreto diventerà legge". E’ la speranza del Governo, che aveva già messo in preventivo le proteste. In realtà, penso io, è allora, dopo l’approvazione del decreto Gelmini al Senato, che si inizierà a giocare la vera partita. Se la protesta continuerà, per esempio. E come. Ricordiamoci infatti che anche la Riforma Moratti passò. Insieme, per esempio, a quel "porfolio" che non ha poi avuto nessuna seria e diffusa applicazione. Perché nella scuola esistono anche tempi tecnici. E se è facile tagliare fondi e personale, non è poi così facile riorganizzare un’istituzione così complessa. Per esempio, tra qualche settimana si apriranno le iscrizioni al nuovo anno scolastico. Tutto è ancora in alto mare. Berlusconi si rimangia le sue parole sulla polizia nella scuola. La Gelmini quelle sul "terrorismo" tra gli studenti. Non si capisce ancora se il maestro unico ci sarà nelle classi a tempo pieno. Si parla di inglese ma si sopprimono i maestri di inglese e, negli istituti comprensivi, la settimana scorsa è arrivato un nuovo bollettino di guerra ministeriale: bastano 150 ore obbligatorie di corso di aggiornamento e ogni maestro elementare diventerà anche maestro di inglese. Insomma, stiamo a vedere cosa succede. Una cosa non cambia mai ed è ormai insopportabile per docenti e genitori: vivere da anni e anni in un clima di perenne incertezza e precarietà. Non sapere, da un anno scolastico all’altro, da una settimana di scuola all’altra, cosa e come, tutto o solo qualcosa, cambierà.








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica scuola il 26 ottobre 2008