I nervi di Berlusconi

Carla Benedetti



A molti di noi è venuto in mente, leggendo i giornali di oggi, che a Berlusconi siano saltati i nervi. E’ infatti la prima volta che il governo si trova di fronte un movimento reale e vasto di opposizione. Ed è anche la prima volta che Berlusconi non può usare la sua solita arma: comprare, corrompere, deviare l’attenzione.

La sua uscita sul mandare la polizia nelle scuole non raccoglie consenso (vedi il sondaggio di Repubblica). La grande mobilitazione di questi giorni partita dalla scuola e dall’università è qualcosa di reale e di inaspettato, che dà voce ai problemi reali e trasversali di tutto il paese: dalla difesa della scuola pubblica alla grande piaga del precariato, dalla crisi (loro) che i cittadini non vogliono pagare con tagli alla scuola alla mancanza di futuro per tanti giovani e famiglie italiane di ogni tipo e di ogni regione. Questo movimento non è così facilmente strumentalizzabile, non assomiglia affatto a quello cosiddetto dell’"antipolitica", non è orientabile dall’alto convogliando a propri fini i vasti malumori degli elettori. Ha caratteristiche diverse. Lo si vede anche semplicemente osservando cosa succede in questi giorni nelle università. A differenza di passati movimenti gli studenti oggi non sono contro i professori, ma lottano insieme.

Berlusconi, abituato a comprare tutto, anche l’opposizione, questa volta non può comprare tutte queste energie mobilitate. Non può, come nel caso recente dell’Alitalia, comprare la cedevolezza dei sindacati, il silenzio dei giornali, non può mettere a tacere tutte queste voci muovendo enormi fette di denaro pubblico. Per la prima volta si trova a non essere in sintonia con gli eventi, quasi spiazzato.

E nemmeno gli può riuscire la solita mossa di distrarre l’opinione pubblica con una campagna di criminalizzazione degli immigrati, o con qualche altro argomento demagogico o trovata populistica, colorita e grottesco (come l’Alitalia che deve restare italiana).

Alcuni giorni prima che scopiasse la portesta nelle scuole e nelle università Berlusconi aveva dichiarato che non si sarebbero più ripetuti eventi come l’occupazione di aeroporti e di università. Strano che parlasse già di università occupate prima ancora che ciò avvenisse. Forse prevedeva che la legge Gelmini avrebbe provocato forti malcontenti e metteva le mani avanti. Ma se con la corruzione e il silenzio dei media è riuscito a far morire la protesta negli aeroporti, con la scuola e l’università gli sarà molto più difficile. Come si fa a comprare il silenzio di tanti giovani preoccupati per il futuro?

Speriamo che questa mobilitazione non sparisca e faccia cresecere nel paese la capacità di reagire e di ricostruire qualcosa dalla devastazione di questi anni.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica democrazia il 23 ottobre 2008