L’anomalia italiana

Giuseppe Caliceti



Mi hanno colpito e fatto piacere gli interventi di Antonio Moresco, Carla Benedetti e Giovanni Giovanetti su Il primo amore a proposito del caso Saviano per la loro solidarietà a Roberto e per la loro sincera volontà di fare qualcosa per lui. Mi hanno commosso.
Personalmente la penso come Antonio che gli dice, semplicemente, che fa bene ad andarsene dall’Italia. Ma capisco anche cosa intendono Carla e Giovanni quando propongono di fare, nel nostro piccolo – cioè nel territorio in cui viviamo, nei settori di lavoro che meglio conosciamo e più frequentiamo – come Roberto. Dice Giovanni: «Un’inchiesta collettiva condotta sotto un cartello comune, per denunciare le metastasi delle mafie e della cultura mafiosa dentro la politica, l’economia, la finanza – al nord più che al sud – e in tutti gli altri centri di potere istituzionali e culturali, senza tacere nomi e cognomi. Sporcarsi le mani, condividere il rischio, praticare l’assunzione di responsabilità. Nel nostro piccolo, qualcuno di noi lo sta già facendo. Non potranno ucciderci tutti». Aggiunge Carla: «Da oggi abbiamo creato una categoria apposita. Si chiama "Condividere il rischio". È quasi un invito a un rinnovato impegno civile, a una nuova forma di militanza».

La cosa mi pare più che sensata e vorrei dare il mio contributo attraverso una pacata riflessione insieme. Io credo, forse un po’ ottimisticamente che in tanti, in Italia, oggi, sul loro territorio e nel loro lavoro, siano già come Saviano. Certamente, vivendo in luoghi e in situazioni molto meno "a rischio" della sua. Non credo che in Italia siamo in deficit di eroi civili o di scrittori capaci di raccontare la realtà, ma semplicemente abbiamo a che fare con un Paese che per decenni non ha saputo risolvere gli abnormi conflitti di interessi che ci sono da decenni tra politica e informazione.

L’emergenza è questa. È emergenza democratica, civile, ma non solo.
Gli anni passano e se ne vedono a ogni istante che passano le nefaste conseguenze. Per motivi che io non so, il centrosinistra non ha saputo e voluto risolvere con fermezza l’anomalia italiana che si è creata. In questi giorni vedo quanto questo potere di informazione sia potente perché tocca il sistema scuola che frequento e conosco meglio di altri settori. Vedo che se lo scorso anno il 16% degli italiani era favore del maestro unico, ora gli italiani a favore sono oltre il 60%. E certo non perché sono diventati tutti pedagogisti.
Semplicemente perché chi è al potere ha deciso che questo è quello che doveva pensare la maggioranza della gente. Mi dico: se avviene così anche per gli altri settori oltre la scuola che conosco meno bene, come credo, questo è grave, molto grave.
Aggiungo: Berlusconi è oggi acclamato, i sondaggi a suo favore sono sudcoreani, sono dittatoriali. Per carità, non si può dire che viviamo in una moderna dittatura, ma la situazione della nostra democrazia è questa. Roberto se ne va, ma l’Italia se n’è andata da tempo da se stessa.

A me colpisce, da insegnante elementare, il fatto che a 6 anni, in Italia, un bambino entri a scuola e sappia già chi è Berlusconi. Non sa chi è il Papa, non sa chi è il presidente della Repubblica, ma di Berlusconi ha già sentito parlare. Non può essere un caso. Non accadeva così dai tempi del ventennio.
Oggi il cinema, la letteratura e tutta l’industria culturale non sono altro, in gran parte, che appendici del mondo dell’informazione. Oggi l’editoria è, in gran parte, una piccola branca del mondo dell’industria culturale e dell’informazione in generale. Non sto proponendo di fare un cartello di scrittori e operatori culturali che si rifiutino di pubblicare e lavorare con case editrici e giornali e organi di informazione che sono saldamente in mano al potere economico e politico di una certa parte politica invece di un’altra perché, temo, sarebbe un fallimento. Penso però che se c’è una battaglia da fare con urgenza, resta sempre quella legata a risolvere questo conflitto di interessi che speso tendiamo tutti a dimenticare o sottovalutare in nome di un’idea di democrazia sempre più vaga e della fiducia in noi stessi di poter essere immuni dalla potenza dei condizionamenti del mondo dell’informazione.
Mi piacerebbe che anche da Il primo amore riprendesse una forte campagna contro questa cosa qui.
In un Paese dove è saltata ogni regolamento tra informazione e politica, tutto è possibile. Per questo risolvere quel conflitto è sempre più un’emergenza.








pubblicato da t.lorini nella rubrica condividere il rischio il 20 ottobre 2008