Lucio, Glenda e una nota sul cuore

Tiziano Scarpa



Non sono d’accordo con Ernesto Assante, che su Repubblica.tv considera la morte di Lucio Dalla “una perdita colossale per la musica italiana”.

Mi dispiace che una persona così simpatica e carica di umanità non ci sia più, ma penso che l’infarto abbia protetto Lucio Dalla dal suo avversario più insidioso. Ha tutelato l’artista che abbiamo amato in tanti, quello di Com’è profondo il mare e Telefonami tra vent’anni, preservandolo dagli ulteriori danni che avrebbero potuto procurargli il compositore di Tosca – Amore disperato e il direttore d’orchestra sanremese coautore di Nanì. La morte ha interrotto quel sentiero sempre più sentimentalistico e accorato, in cui Dalla, come un ostinato negazionista di sé, si era inoltrato dalla stucchevole Caruso in poi.

Oggi ho riascoltato qualche brano di Lucio Dalla di trent’anni fa, e ho riletto il racconto di Cortázar Tanto amore per Glenda. È la storia di un gruppo di fan di una star del cinema. Quando la qualità dei suoi film comincia a peggiorare, i fan sparsi in tutto il mondo si mettono d’accordo tacitamente, tagliano da tutte le pellicole esistenti le sequenze artisticamente scadenti. Ma dopo che la loro beniamina ritorna sulle scene con un film inaccettabile, scelgono il rimedio più drastico. Per amore di Glenda.

Nota. Mette i brividi leggere il testo di Puoi sentirmi? e riflettere sulla siderale prossimità fra il “cuore” delle canzoni e il “cuore” della fisiologia. Forse la morte è quella cosa che prende alla lettera le metafore.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica musica il 1 marzo 2012