Santi, poeti, navigatori e pedagogisti

Giuseppe Caliceti



Grazie alle strane idee sulla Scuola che ha il Ministro Gelmini, in Italia si è ripreso a parlare di scuola dopo anni e anni di letargo. Di colpo tutti si improvvisano docenti e pedagogisti. Bruno Vespa compreso. Non è detto che ciò sia male. Anzi, è questo il bello della democrazia. Ma qualche volta gioverebbe lasciare che di pedagogia parlino soprattutto pedagogisti e docenti. Per esempio, recentemente Andrea Canevaro, docente di Pedagogia a Bolzano, che dirigeva anche l’Osservatorio sull’Integrazione del ministero della pubblica Istruzione, ha dato le dimissioni in segno di protesta. Ha dichiarato: “Il nostro modello è invidiato e copiato dagli altri paesi – dice –, ma lo stiamo distruggendo. Queste politiche scolastiche sono evidentemente gestite da finalità economiche, per risparmiare: ma questo avverrà sulle spalle delle famiglie, sulla pelle degli alunni e sulla credibilità della scuola pubblica. Noi non ci stiamo”.

Il conduttore televisivo Bruno Vespa invece ha recentemente affermato: “Ammettiamo che qualcuno di noi debba andare a lavorare negli Usa, vi sentireste umiliati e discriminati se vi proponessero di far frequentare ai vostri figli una classe di inserimento che gli consenta dopo alcuni mesi di acquisire quei rudimenti di lettura e scrittura sufficienti a non farli sentire completamenti estranei nelle classi regolari?”

Rispondo: umiliato e offeso forse no, ma constaterei che pedagogicamente non è il metodo più efficace e si presterebbe a facili discriminazioni. Per anni la via maestra all’integrazione dei più piccoli è stata quello di fornir loro, da subito, un’integrazione sociale e scolastica; perché integrazione sociale e linguistica vanno di pari passo. Fare il contrario è possibile ma, è già stato sperimentato, tende a lasciare invariata l’integrazione sociale reale. Ci sono dati e statistiche che lo confermano, non battute da bar o opinioni personali. Il punto è questo: se l’immigrazione cresce, occorre dare a docenti a studenti degli strumenti adeguati; se invece la priorità, anche di fronte a un’immigrazione crescente, è solo quella di risparmiare e far finta di risolvere i problemi e non risolverli veramente, si possono promuovere pericolose iniziative camuffate da nuove teorie pedagogiche che comunque non risolveranno i problemi e, alla lunga, sul piano economico e sociale, invece di far guadagnare qualcuno, faranno perdere tutti.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica scuola il 17 ottobre 2008